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PyeongChang: giù le barriere!

Quando le Olimpiadi si disputano dalla parte opposta del Mondo a est, il fuso orario (8 ore di differenza) ci tengono un pochino lontani dall’emozione della cronaca diretta. Gli appassionati dovranno fare ricorso a tutta la loro immensa passione per mettere la sveglia alle 2 di notte e assistere alle ineguagliabili emozioni che solo i Giochi sanno regalare. Non esiste uno show sportivo più esaltante di questo. Uno di quei rari momenti in cui ogni barriera politica e religiosa viene annientata dalla purezza dello sport, motivo di incredibile fratellanza. Non esistono neri o bianchi, cattolici o musulmani, comunitari o extra. Stiamo assistendo a tiepidi, ma significativi, passi di avvicinanza tra le due Coree, fatto impensabile e sicuramente irrealizzabile se non fossero arrivate le Olimpiadi. Non accadeva da due anni e, tra le altre cose, hanno parlato della partecipazione della Corea del Nord ai Giochi. Incredibilmente, la Corea del Nord ha fatto capire che sta pianificando di inviare atleti (pattinatori di figura), funzionari e una squadra verso PyeongChang. Addirittura, anche se non è ancora certo, le due Coree stanno discutendo la possibilità di mettere in campo una squadra di hockey su ghiaccio donne congiunta. Ma come ha ammonito il segretario alla Difesa statunitense James Mattis (dal momento in cui stiamo scrivendo), «è troppo presto per sapere se si tratta di un one-off o un vero ramo d’ulivo. Ma se non altro, le due parti si parlano tra loro». Questo fatto è importantissimo. Rendiamoci conto della situazione: la frontiera più pesantemente fortificata del mondo, confinante con uno dei suoi regimi più isolati e con due Paesi ancora tecnicamente in guerra, dovrebbe testimoniare l’evento più pacifico e unificante che il pianeta ha da offrire. L’ascesa della Corea del Sud – da una società agraria devastata dalla guerra a una potenza economica internazionale – è una delle storie di successo globali più trasformative dell’ultimo mezzo secolo. Il culmine di quell’aumento fu accelerato e incarnato da un evento fondamentale: i Giochi Olimpici del 1988 a Seoul. Circa un anno prima di questi Giochi, la Corea del Sud rinacque come società aperta e stato democratico, con il suo primo Presidente eletto direttamente e una nuova serie di norme sociali, dai diritti civili alla stampa libera. Le Olimpiadi hanno introdotto questa nuova Corea del Sud nel mondo e ora, a distanza di 30 anni, stanno tornando, con la speranza che, come trent’anni fa, il ruolo di ospite delle Olimpiadi accenda la crescita economica e l’identità nazionale. Forse dal 9 al 25 febbraio, mentre il mondo ritorna in questa penisola di importanza cruciale, ci sarà un allentarsi delle tensioni e una rinnovata enfasi sulla speranza e sulla cooperazione.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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