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Rider: “Una manche perfetta”, Simon: “L’oro è per il mio amico Walter scomparso due settimane fa”

L’Inno di Mameli risuona ancora tra le curve del Cortina Sliding Center. Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner si guardano, si abbracciano, provano a mettere ordine in quello che è appena successo. L’oro olimpico nel doppio maschile è realtà.

«È un oro incredibile, ci mancano le parole».

Le parole arrivano poco dopo, quando l’adrenalina lascia spazio alla consapevolezza. «Abbiamo iniziato dopo PyeongChang 2018. Abbiamo lavorato tanto, siamo cresciuti. Questa estate abbiamo investito tempo in palestra e in officina per sistemare ogni dettaglio della slitta. Volevamo sfruttare questa occasione, resa possibile dall’impegno di chi ha creato una pista magnifica».

Il rapporto con la “Eugenio Monti” nasce subito. «Dal primo giorno l’abbiamo sentita nostra. Abbiamo lavorato su noi stessi, senza pensare agli altri, anche quando in Coppa del Mondo i risultati non erano eccellenti. Ci ripetevamo di pensare alle Olimpiadi».

La svolta arriva nella prima manche. «Ci siamo resi conto di poter competere per le medaglie. C’era nervosismo, ma credevamo a quest’oro. Poi è arrivata una manche perfetta».

Otto anni insieme, un’intesa costruita giorno dopo giorno. Kainzwaldner descrive il compagno con lucidità: «Emanuel è un pilota eccellente, trova sempre le linee giuste e mantiene la calma. Se ha un difetto? Forse gioca un po’ troppo al pc».

La replica di Rieder è un sorriso: «Il grande pregio di Simon è che lavora sempre su ogni dettaglio della slitta, non si ferma mai. Potrebbe restare un po’ di più a letto, vuole alzarsi sempre presto».

Poi le dediche, quelle che rendono l’oro ancora più profondo. «La dedico alla mia famiglia, soprattutto a mio padre Anton che mi ha sostenuto sempre», dice Rieder. Kainzwaldner abbassa la voce: «La dedico al mio amico Walter, scomparso due settimane fa. Oggi sentivo che scendeva con me».

Un oro nato dal lavoro, dalla pazienza, dall’ostinazione. E dalla convinzione, coltivata in silenzio, che quel giorno sarebbe arrivato.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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