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Accontentiamoci di una Coppa un po’ così…

Dobbiamo farcene una ragione, accontentiamoci dello show cui sicuramente assisteremo, ma è indubbio che sarà una Coppa un po’ così…

Come dire, non pienamente coerente con le forze in campo. Mikaela Shiffrin oggi in conferenza stampa l’ha detto chiaramente. “Per vincere la Coppa bisogna andar forte ed essere presenti“. In realtà rispondeva alla domanda di una giornalista italiana che chiedeva se la vittoria finale di Federica Brignone fosse maturata per la sua assenza”.

A Levi l’intera squadra svedese non potrà correre. Le autorità Finlandesi non hanno voluto sentire ragioni dal momento in cui il loro tecnico Christian Toma (asintomatico), è risultato positivo. In realtà alle atlete, Swenn-Larsson in testa, sono stati fatti ben tre tamponi e tutti sono risultati negativi.

La Fis ha legiferato in questo senso, considerando solo l’aspetto tecnico. Se l’atleta non può correre causa covid avrà i punti congelati. Già, ma non potrà nemmeno migliorarli e aggiungerli alla sua classifica.

Un’altra misura presa dal head quarter di Oberhofen è stata quella, almeno per le gare di Levi, di creare una bolla, a partire dal viaggio, fino all’intera durata dell’evento. Tutte le atlete sono nello stesso albergo, blindato come il caveau di una Banca Centrale. Cioè, quasi tutte.

Già, perché Petra Vlhova, in Finlandia da parecchi giorni e Mikaela Shiffrin non sono assieme al gruppo. Miki ha raggiunto Levi servendosi di mezzi privati. Ovviamente sono state entrambe tamponizzate al loro arrivo assieme agli staff tecnici. È indubbio però che, a voler vedere ogni aspetto, corrono meno rischi rispetto a tutte le altre che hanno più occasione di contatto.

L’assenza delle svedesi, che ribadiamo sono tutte negative, permetterà a Federica Brignone di partire col 16 (grazie alla regola dei 500 punti), mentre con le 8 scandinave avrebbe dovuto indossare il 31.

Una situazione che crea un precedente perché tale decisione sembra essere stata presa un po’ all’ultimo. E così potrebbe capitare in altri paesi, ma a discrezione dei propri governi.

Godiamoci, dunque una stagione per le splendide azioni degli atleti, ma quando poi si dovranno fare le somme, allora il valore assoluto, non potrà che essere relativo.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.