Lo skiathlon femminile 10+10 km di Milano Cortina 2026, allo stadio del fondo di Tesero, prende forma presto e si definisce senza ambiguità. La gara si costruisce nel classico e si decide nel cambio di tecnica, dove Frida Karlsson trova il momento giusto per prendere in mano la corsa e non lasciarla più.
Nel tratto in classico la svedese alza il ritmo senza scoprirsi, lavorando sulla continuità più che sull’attacco. Alle sue spalle restano in controllo Ebba Andersson e Heidi Weng, mentre il gruppo si sgrana progressivamente, senza strappi ma con distacchi che aumentano giro dopo giro.
Il cambio sci allo stadio di Tesero è il punto di svolta. Karlsson esce per prima, pulita, fluida, e nel pattinato costruisce il vantaggio con una pressione costante. Andersson sceglie una gestione lucida, difende la seconda posizione senza andare fuori giri. Weng resta agganciata più a lungo, ma nel finale perde qualcosa nei tratti più scorrevoli.
Dietro il podio la gara diventa selettiva. Cresce nella seconda metà Nadja Kälin, solida e progressiva, mentre Kerttu Niskanen e Astrid Øyre Slind restano su un passo regolare, senza trovare l’accelerazione per rientrare.
Per l’Italia è una giornata di resistenza più che di protagonismo. Martina Di Centa chiude nel gruppo, pagando soprattutto il tratto in pattinato, dove la gara cambia definitivamente passo. La valdostana riesce a portare a termine una prova ordinata, ma senza mai entrare realmente nella dinamica delle posizioni che contano.
Più indietro Anna Comarella fatica a trovare continuità già nella parte in classico e perde terreno nel cambio di tecnica, in una gara che non concede recuperi. Per le azzurre resta una prova complessa, utile più come misura del livello che come occasione di risultato.
Il tracciato di Tesero conferma la sua natura: non decide con una singola salita, ma consuma le energie chilometro dopo chilometro. Nello skiathlon olimpico vince chi costruisce prima e accelera dopo.
Le altre, semplicemente, resistono.






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