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SL Campiglio: follia totale: vince Yule, Razzo è 5°

Puoi pensare di tutto, anche che cada dal cielo un elicottero, ma che Hirscher e Kristoffersen escano alla quinta e alla terza porta non puoi nemmeno sognarlo. Ma questo è successo in una delle migliori 3-Tre degli ultimi tempi. E non perché nella prima manche abbiamo piazzato 5 Azzurri. Vinatzer e Maurberger ma ancor più Razzoli col 69 e altri atleti con pettorali altissimi sono riusciti a entrare nei top 30 e questo significa che quando le piste sono preparate bene il match diventa ancora più avvincente così come le speranze delle giovani leve che possono gareggiare alla pari.
Detto questo, assieme a Campiglio, sul gradino più alto del podio ci è salito Daniel Yule perché ha saputo sciare alla stragrande in entrambe le manche, pur sapendo che stare davanti a quei due dannati  sarebbe stato quasi impossibile. Ma è successo. Non ci può credere nemmeno Marco Schwarz che senza strafare si è ritrovato sul secondo gradino del podio. E non ci può credere nemmeno Michael Matt che era tredicesimo a metà gara. E non ci può credere nemmeno Dave Ryding che è risalito dalla 27esima piazza fino alla quarta. E poi… SUPER RAZZO:!!! Già Giuliano Razzoli quinto col pettorale 69. Pazzesco. Un premio alla tenacia, alla carica sportiva, alla consapevolezza dei tuoi mezzi. Uno schiaffo a chi dicevas: “Ma che ci fa ancora razzoli al cancelletto?”. Bisogna scriverci un libro. Bellissimo anche il sesto posto di Manfred Moelgg che ha dato tutto pur commettendo qualche errore di troppo. Alex Vinatzer invece non ce l’ha fatta. Partito con una foga tremenda è stato puntio subito rischiando di uscire. Il resto è stato un errore via l’altro a causa di un busto troppo arretrato, fin quando è uscito sul muro. Peccato, un’enorme chance buttata via. Ma è un classe ’99, dobbiamo avere un po’ di pazienza e continuare a credere in lui senza fargli fretta. D’altra parte iun altro ragazzino, più avanti di Clement Noel, alla terza porta (come Lizeroux) è scivolato via. Poi è rientrato per la gloria concludendo a oltre 5 secondi. O come Loic Meillard, altro baby fenomeno, che nella stessa porta stava per uscire ma era più centrale rimediando un ritardo ormai incolmabile che si è risolto su un +1″61 su Michael Matt che stava comandando la gara fino a quel momento.

Una musica diversa in questa seconda perché Matteo Joris, italianissimo ma allenatore degli slalomisti elvetici, ha optato per un tracciato più angolato. Se ne è avvantaggiato Dave Ryding che ha impresso un ritmo forsennato, come quello delle scorse stagioni. Partito per terzo nella seconda, ha compiuto un capaolavoro che lo ha portato a rimanere seduto nel leader corner per quasi tutta la gara, consapevole che con una manche del genere e con distacchi così limitati, avrebbe potuto anche arrivare al podio. Poi è sceso Michael Matt, altra stoffa e ha sdovuto cedergli lo scettro.

Simon Maurberger, 20esimo con il pettorale 52, ha portato finalmente gli sci al traguardo. Non ha fatto una seconda manche da delirio ma perché non poteva perdere l’occasione di classificarsi. Scelta discutibile forse non premeditata ma questa è stata la sensazione. Diverso l’atteggiamento quello assunto da Stefano Gross che era più o meno sulla linea di Dave Ryding autore di una manche superlativa, ma poi sul muto è franato. Ha tagliato al traguardo senza ossigeno e non riusciva più a rialzarsi, forse anche per il dispiacere di aver inforcato l’ultima porta!

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.