La prima manche dello slalom di Madonna di Campiglio trova in Eduard Hallberg il miglior interprete. Il finlandese, pettorale 21, chiude al comando in 50”29.
Ma tutto resta ancora apertissimo, perché i primi dieci classificati sono racchiusi in appena sei decimi, un margine che non protegge nessuno e rimette completamente in discussione la gara in vista della seconda manche.
Hallberg costruisce il suo vantaggio settore dopo settore, soprattutto nella parte finale, dove fa la differenza in modo netto: miglior terzo e quarto parziale, grazie a una sciata che privilegia la velocità portata fuori curva e traiettorie personali, meno scolastiche ma estremamente efficaci su una neve dura e scorrevole. Non è sempre sotto al palo, ma arriva con più velocità dove altri iniziano a perdere spinta. È una manche che cresce, non esplode subito, e proprio per questo risulta ancora più solida.
Alle sue spalle la classifica resta compressa. Tanguy Nef è secondo a 16 centesimi, ordinato, continuo, senza punti deboli evidenti. Clément Noël è terzo a 23, poi Henrik Kristoffersen a 29, Timon Haugan a 32 e Atle Lie McGrath a 35: sei atleti in poco più di tre decimi, con distacchi che raccontano possibilità, non gerarchie.
La chiave tecnica della manche emerge con chiarezza. La neve, preparata molto bene e resa compatta dalle temperature rigide, è meno aggressiva rispetto ad altre tappe stagionali. Permette qualche appoggio più lungo, consente di “sporcare” leggermente lo sci senza pagare subito dazio, a patto di non perdere ritmo. Qui vince chi riesce a spingere fino in fondo, chi mantiene velocità anche oltre i dossi e nel tratto conclusivo. Hallberg interpreta perfettamente questo equilibrio.
Dentro questo quadro pesa il grande rammarico azzurro per Alex Vinatzer. L’azzurro aveva acceso il cronometro fin dall’inizio, firmando il miglior primo intermedio con oltre tre decimi di vantaggio, grazie a un ritmo altissimo e sorprendentemente pulito. Linea diretta, pressione continua, sci che correvano. Poi, su un piccolo dosso, l’anticipo eccessivo del gesto: entra troppo presto, carica troppo, e arriva l’inforcata proprio nel momento migliore della sua manche. Non un errore di lettura, ma una scelta tecnica portata oltre il limite. Peccato, perché oggi la pista sembrava parlare la sua lingua.
Tommaso Sala perde +1″42 con una prova che parte molto bene ma poi arrivano piccole imperfezioni che il canalone Miramonti non perdona. È 24esimo dunque in piena qualifica, ma la vera notizia è il primo passaggio del turno per Matteo Canins che disegna la sua migliore manche in carriera! partirà per quinto, appena prima di Tommy. Niente da fare, invece, per Tobias Kastlunger che conclude con un gap di +2″33. Una frenatina nel finale toglie questa gioia a Corrado Barbera che era riuscito a spingere in maniera composta ma quella “sporcstura” arriva nel peggior punto del Canalone Miramonti, in prossimità del piano finale.
Restano, invece, pienamente in corsa per la vittoria anche Albert Popov, Linus Strasser, Steven Amiez, Lucas Pinheiro Braathen e Manuel Feller, tutti dentro un distacco che consente qualsiasi ribaltamento. In un contesto simile non esiste gestione: chi prova ad amministrare rischia di uscire dalla partita. La seconda manche chiederà ancora attacco controllato, capacità di adattarsi e lucidità nei passaggi chiave.
Il dato resta lì, oggettivo e pesante: dieci uomini in sei decimi. A Madonna di Campiglio basta poco per passare dal comando all’anonimato. E basta altrettanto poco, domani sera, per cambiare completamente il volto di questa gara.
In aggiornamento






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