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Slalom maschile: Azzurri carichi!

Ultima gita al fascinoso Hotel Bernina di Samedan. Mentre le ragazze caricano sci e bagagli e lasciano il Mondiale (non Manu Moelgg, che domani guarderà la gara del fratello e lunedì farà altri accertamenti medici a Milano per il problema addominale), gli slalomisti sono pronti per l’allenamento atletico del pomeriggio e per condividere speranze e obiettivi per lo slalom di domani, ultima gara dei Mondiali.
Patrick Thaler ha con sé la moglie e i tre figli, Leon di 4 anni e mezzo, e i gemelli Mia e Luca di 2 e mezzo. «Mi danno tranquillità, mi fanno capire qual è il vero significato della vita, ma anche la gara per me è molto importante e vorrei tanto fare felici i miei bambini che per ora delle gare capiscono solo una cosa: luce verde sei stato bravo, luce rossa no». Avevamo lasciato Patrick dolorante a bordo pista dello stadio di Schladming, come lo ritroviamo? «Quel giorno mi sono lesionato il legamento collaterale del ginocchio destro, sono stato fermo 10 giorni, poi ho ripreso ad allenarmi e ora sto bene. Qui mi piace il pendio, mi piace che lo abbiano accorciato rispetto alle finali, quando il piano prima del traguardo era infinito, e mi piace la neve. Sono orgoglioso di esserci a quasi 39 anni, non sono né fra i favoriti né fra gli outsider, ma ci proverò».
Giuliano Razzoli è tranquillo e sereno, come sempre. Ha seguito la gara femminile dal parterre e ci ha scherzato su: «Contro le donne potrei anche vincere, peccato che domani sarà un’altra storia! Nelle ultime settimane la forma e la condizione fisica sono cresciute, sto bene e questa sarebbe una pista da Razzo, ma quello buono, quello prima dell’infortunio. Mi sono sudato la convocazione, è stata dura, la gara di Kitz che nel 2016 mi aveva tolto tutto ora mi ha reso qualcosa, quell’11° posto che mi ha portato qui al Mondiale. Lo slalom di domani per me sarà un’altra tappa di crescita, conto davvero di tornare quello di prima, ma ci vorrà ancora tempo. Sono carico però e darò tutto, la gara è aperta, vincerà chi sbaglia di meno, io spero di far felici i miei tifosi che come sempre arriveranno numerosi».
Stefano Gross finalmente sta bene, la schiena lo ha lasciato tranquillo nell’ultimo periodo, ha evitato la gara a squadre per non compromettere lo slalom ed è pronto. «Sì, senza dolori si può davvero provare a fare qualcosa di buono, i miei ultimi due grandi eventi sono andati male (4° posto a Sochi 2014, inforcata dannosa a Beaver Creek 2015 mentre stava andando fortissimo, ndr), ma domani ci riproverò. Non sarà una gara da distacchi e io spero che il norvegese tracci qualcosa di complicato per rendere questo pendio più selettivo. Sono uscito dai top 7 per la prima volta in tre anni, ma non fa niente, la pista è dura, il numero non conta. Quei due (Kristoffersen e Hirscher, ndr) sono battibili, bisogna assolutamente crederci».
Manfred Moelgg, aria sorniona come sempre, ha tanta voglia di riscattare il brutto risultato del gigante. «In slalom mi sento meglio, sto sciando bene, anche oggi ho fatto tre giri buoni, i favoriti sono quei due, ma anche io mi metto nel gruppo di chi può fare molto bene. Non mi nascondo, mi metto pressione anche da solo e spero di fare in gara quello che riesco a fare in allenamento».

Le due manche alle 9.45 e 13. Tracceranno l’allenatore di Kristoffersen che ai Mondiali di due anni rovinò la prima manche (speriamo sia rinsavito!) e Stefano Costazza.

Campione uscente Jean-Baptiste Grange.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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