La Coppa generale, i primi due posti nella classifica di slalom, dalla seconda alla quinta piazza in gigante, il terzo gradino del podio in discesa e la Coppa di superG. Il bottino delle squadre B azzurre assume contorni storici. Un dominio costruito gara dopo gara, stagione dopo stagione, senza pause né arretramenti. Qual’è il segreto di questo successo? Proviamo ad arrivare a una risposta con una pre analisi di quanto avvenuto in queta indimenticabile stagione 2025/26

Sara Allemand ha vinto la coppa di superG
Nelle discipline veloci, Sara Allemand (25 anni, Carabinieri), prima in superG grazie a due vittorie e a un terzo posto — con un ulteriore terzo in discesa — ha ormai compiuto il passaggio definitivo verso il livello della Coppa del Mondo. Un salto di qualità conquistato sul campo, attraverso risultati e continuità. Sara Thaler, anch’essa presenza stabile nel massimo circuito, aggiunge alla stagione due terzi posti nella disciplina regina. Accanto a loro prende forma il ritorno, non immediato ma progressivo e costruttivo, di Ludovica Righi, atleta che prima dell’infortunio in Argentina nel 2023 esprimeva una completezza superiore anche a quella di Giorgia Collomb.

Sara Thaler
Il gruppo velocità si arricchisce inoltre di atlete di età ed esperienza differenti, tutte inserite in un percorso di crescita coerente: Vicky Bernardi (23 anni – Carabinieri), Giulia Albano (26 anni – Carabinieri), Sofia Amigoni (20 anni – Radici Group), Camilla Vanni (19 anni – Esercito) e Carlotta De Leonardis (22 anni – Fiamme Oro). Profili diversi, accomunati da una struttura tecnica e fisica che lascia intravedere margini concreti per emergere nelle prove di velocità.
Nelle discipline tecniche il predominio assume tratti ancora più netti. Alice Pazzaglia (23 anni – Esercito), in slalom, colleziona due vittorie, due terzi posti e, su nove gare, come peggior risultato un sesto posto. In bacheca ha appena collocato la Coppa generale e quella di slalom. Anche Giulia Valleriani (21 anni – Carabinieri), tra le porte strette, registra due primi posti e un terzo, oltre a numerosi piazzamenti di rilievo che la conducono al secondo posto nella classifica di specialità.

Il trionfo di Alice Pazzaglia vincitrice della Coppa Europa generale
Parallelamente, Beatrice Sola (23 anni – Fiamme Oro) ed Emilia Mondinelli (21 anni – Fiamme Gialle) hanno trovato l’ambiente ideale per rigenerarsi dopo infortuni seri e per ricostruire un percorso agonistico ad alto livello. Emilia firma un primo, un secondo e un terzo posto; Tite sale due volte sul podio, segnando tappe decisive nel proprio rientro competitivo. Ambra Pomaré (21 anni – Fiamme Oro) e Francesca Carolli (21 anni – Esercito) attraversano un periodo in infermeria, ma i loro risultati restano scolpiti nella stagione: secondo posto nello slalom di Chamonix per Chicca, primo e secondo posto in gigante per la ventunenne cortinese delle Fiamme Oro. Laura Steinmair (25 anni – Esercito) si mette in luce nei giganti di Zinal (1ª), Sestriere (3ª) e Mayrhofen (3ª), consolidando una presenza costante nelle posizioni di vertice.

Alice Pazzaglia ha conquistato anche la coppa di slalom
Tra le più giovani, per età o per esperienza agonistica, prosegue un percorso di maturazione che in alcuni casi ha richiesto tempi più lunghi o ha dovuto confrontarsi con infortuni significativi. Tatum Bieler (20 anni – Carabinieri) conquista il bronzo in gigante ai Mondiali Junior di Narvik grazie a una seconda manche di rara qualità tecnica ed emotiva. Sophie Mathiou (24 anni – Carabinieri) ottiene due secondi e un terzo posto in gigante. Annette Belfrond (23 anni – Esercito) ha ritrovato un po’ di armonia dopo aver penato per diverse stagioni con queste maledette spalle (già operate) che continuano a lussarsi.Mentre Alessia Guerinoni subisce un danno alle ginocchia di gravità eccezionale proprio nel momento in cui la sua crescita stava assumendo traiettorie di alto profilo.

Giulia Valleriani
Nel circuito si sono inserite anche atlete esterne alle squadre federali ma perfettamente integrate in un gruppo che funziona come una vera comunità sportiva: Celina Haller (25 anni – Fiamme Gialle), Maria Sole Antonini (22 anni – Sansicario Cesana) e la giovanissima Victoria Klotz (17 anni – Wipptal).
Bene, ora cerchiamo di tirare le somme di tanta gloria.
Tutto questo assume valore solo se letto nel suo contesto: non una sequenza di exploit individuali, ma il risultato di una programmazione strutturata su due o tre anni, orientata alla crescita progressiva piuttosto che alla ricerca immediata del risultato. I trofei rappresentano la manifestazione visibile di un lavoro corretto, non il suo scopo ultimo. Ogni gara mancata, ogni salto di porta, ogni errore tecnico ripetuto entra a far parte di un archivio di esperienza che viene analizzato, interpretato e restituito all’atleta in forma comprensibile e costruttiva.

Ambra Pomaré e Sophie Mathiou su uno dei tanti podi monopolizzati dalle Azzurrine in Coppa Europa
In questo processo il ruolo dello staff tecnico assume una dimensione che va oltre la semplice preparazione sportiva. L’allenatore diventa mediatore culturale tra la complessità della prestazione e la percezione soggettiva dell’atleta. Traduce dati, sensazioni, errori e successi in un linguaggio operativo, capace di trasformare l’esperienza in apprendimento stabile. La qualità di questo passaggio determina la velocità e la profondità con cui un’atleta interiorizza le competenze tecniche e mentali necessarie per il massimo livello.

Da sinistra, Lorenzo Moschini, Gianluca Grigoletto ed Edoardo Polverini
L’obiettivo di chi lavora in questa area non coincide con la vittoria della singola competizione. Il podio conserva un valore simbolico e motivazionale, ma la finalità reale consiste nel portare l’atleta nel massimo circuito dotata di un impianto tecnico solido, di una struttura fisica resiliente e di un assetto mentale capace di reggere la pressione, l’incertezza e la ripetizione dell’errore.
Questo approccio riflette una visione dello sport come processo educativo oltre che competitivo. La prestazione diventa il punto di incontro tra biomeccanica, neuroscienze, psicologia dell’apprendimento e cultura dell’allenamento. L’atleta cresce all’interno di un sistema che premia la capacità di adattamento, la gestione dell’errore e la costruzione progressiva della fiducia in sé. In tale prospettiva, l’allenatore misura il proprio successo non nella somma delle medaglie, ma nella qualità degli strumenti che ha saputo trasmettere e nella longevità agonistica che ha contribuito a costruire.
Quando un’atleta entra stabilmente nel circuito maggiore con una tecnica stabile, una lettura tattica matura e una identità competitiva definita, il risultato rappresenta la sintesi di anni di lavoro invisibile. Questa, per chi forma e accompagna, costituisce la vera vittoria: una vittoria silenziosa, stratificata, scientificamente fondata e culturalmente consapevole, che continua a produrre effetti molto tempo dopo l’ultima porta superata.
Bravissime le nostre atlete, ma bravissimi anche i nostri tecnici. Con la responsabilità generale di Gianluca Rulfi e l’allenatore responsabile Damiano Scolari, a seguire la velocità ci hanno pensato Angelo Weiss (allenatore), Mirco Nicolodi (Preparatore/skiman), Mattia Turra (allenatore/skiman) e gli skimen Guglielmo Favre e Simone Viotto. Nelle discipline tecniche, la mano tecnica è stata di Gianluca Grigoletto cui si è aggiunto questa estate Lorenzo Moschini. Edoardo Polverini il preparatore e allenatore, Giorgio Anselmicchio come allenatore e skiman e come skiman totale Edoardo Papotti e Nicolò Papa.
Tra tutti loro è nata una alchimia fantastica, forse irripetibile e sicuramente all’interno di questo gruppo c’è tanto da apprendere ed esportare. Alle atlete un grande applauso, ai tecnici infinita stima!






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