La Stelvio si presenta questa mattina come una scacchiera termica complessa. Nonostante il cielo coperto e un’apparente uniformità, i dati microclimatici rilevati lungo i 13 punti del tracciato rivelano una pista dinamica, dove le temperature pienamente invernali si scontrano con un’umidità in rapida risalita.
Nella fascia gara (9.00–14.00), mentre le medie oscillano tra i -3°C e i -1°C, l’analisi puntuale evidenzia sfumature che faranno la differenza tra un podio e una top-10.
Parte alta: lo shock termico del Canalino
Nel tratto di partenza, a 2224 m, il termometro segna -5°C, garantendo un fondo marmoreo. Tuttavia, i dati indicano una “bolla” termica tra La Rocca e il Canalino Sertorelli (2000 m) con punte di +1°C.
- L’impatto: Gli atleti passeranno in pochi secondi da un ghiaccio secco e “cattivo” a una neve leggermente più gommosa. La capacità degli ski-man di trovare una sciolina che non crei attrito in questo passaggio sarà la prima chiave di lettura della gara.
Settore centrale: il “cuore freddo” e l’incognita nevischio
Tra Fontana Lunga e Carcentina entriamo nel settore più critico. A differenza del resto della pista, qui le temperature resteranno costantemente le più basse (-4°C / -3°C).
- La luce e la neve: Il cielo coperto introduce la variabile della luce piatta, micidiale su contropendenze come la Carcentina. Ma attenzione alla seconda manche: i modelli prevedono un nevischio leggero proprio intorno alle 13.00. Anche pochi millimetri di neve fresca sul fondo ghiacciato e freddo di questo settore possono alterare drasticamente il grip della lamina, rendendo l’ingresso curva imprevedibile.
Parte bassa: l’effetto ventosa dell’umidità
Nel Muro di San Pietro e nello schuss finale, la sfida cambia volto. Qui le temperature al suolo saliranno fino a +2°C, ma è l’umidità il dato da monitorare, con picchi dell’85%.
- La trasformazione: Non assisteremo a uno sfaldamento del fondo, ma a una progressiva lucidatura che, unita all’aria carica di umidità, creerà un “effetto ventosa” sotto lo sci. Gli atleti con i pettorali più alti potrebbero trovare una pista più lenta non per i solchi, ma per la struttura molecolare della neve che diventa più “aggressiva” e frenante.
Oltre la previsione: un sistema verticale dinamico
La Stelvio non è solo una pista lunga oltre tre chilometri: è un sistema verticale che sviluppa più di mille metri di dislivello. Grazie al monitoraggio dei 13 punti morfologici, oggi sappiamo che non esiste una “neve della Stelvio”, ma almeno tre diverse tipologie di fondo che si succederanno sotto gli sci degli atleti.
Nel gigante, disciplina di equilibrio e precisione millimetrica, queste micro-differenze pesano quanto un errore di linea. Sarà affascinante osservare, a gara conclusa, se i tempi intermedi nella parte bassa confermeranno il rallentamento previsto per l’aumento dell’umidità o se il “cuore freddo” della Carcentina avrà premiato chi ha osato di più nonostante la visibilità precaria.






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