Gare

“Steo” Dalla Gasperina, il perché di essere Guida alpina

È con queste parole che voglio iniziare a parlarvi di una professione particolare, molto importante per chi ama andare in montagna in sicurezza e che spesso confondiamo con il maestro di sci o con «quelli del soccorso alpino» o con «qualcosa di troppo caro che mi fa spendere un sacco di soldi per fare quello che posso fare anche da solo».
Anch’io per anni l’ho pensata così. In fondo, magari abbiamo fatto un corso CAI, andiamo in montagna da tanto tempo, siamo convinti di sapere tutto, e poi «Hai visto? Sono rimasti sotto una slavina ed erano con la guida…»
Dobbiamo entrare nell’ottica che la Guida Alpina è un attento conoscitore della zona che andiamo a visitare e che per quanto noi si sia esperti, certe volte con più anni di pratica rispetto a lui, questo è il suo «mestiere» …in montagna il sistema IKEA non funziona.
Steo_scie_neve_fescaNon è che quando sono appeso a una parete e non so più che fare o sono in mezzo a una seraccata con gli sci e non so più come uscirne, tiro fuori il foglio delle istruzioni e mi monto la strada per il ritorno, magari con le viti ed il cacciavite «allegati».
Diciamo che una brava guida alpina è la vostra ombra
La storia inizia una sera di parecchi anni fa, al rifugio Mantova sul Monte Rosa.

La guida alpina Stefano "Steo" Dalla Gasperina
La guida alpina Stefano “Steo” Dalla Gasperina

Ero con il solito gruppo di amici con i quali condivido la passione per lo sci alpinismo e il freeride ed avevamo programmato per il giorno successivo di salire alla Capanna Margherita sulla punta Gnifetti, il rifugio più alto delle Alpi.
Come al solito la cena in rifugio si fa a ore da ospedale… Di fatto, alle otto di sera stavamo già sorseggiando la tisana alle erbe di montagna. Per tirar tardi, iniziamo a scambiare due chiacchere con un simpatico ragazzo (avrà avuto 35 anni) seduto, con un cliente, al tavolo accanto al nostro. Il giovanotto ci coinvolge subito raccontandoci che fa la «Guida Alpina». Steo_rupestre

Iniziamo a parlare di itinerari, cime, discese ripide, crepacci, slavine, neve polverosa che non si trova mai, delle guide che sono troppo care… e quando gli domando come mai fa questo lavoro, la risposta mi fa rimanere a bocca aperta: lui non fa il «lavoro», ma il «mestiere» di guida alpina e inizia con la frase con la quale ho aperto questo articolo.
steo_arrampicaHo capito immediatamente dal suo fervore, cosa intendesse, una cosa che ti appassiona e che, sì, forse ti fa guadagnare, a fatica, da vivere ma che uno fa perchè è la passione della sua vita, e non riuscirebbe a fare altro.
Che differenza esiste tra lavoro e mestiere?
Steo_scie_buioHo cercato su internet e ho trovato questa interessante definizione. Lavoro deriva dal latino «labor» e significa fatica. La parola mestiere deriva dal latino «ministerium» che significa servigio, officio. La definizione di mestiere rimanda all’esercizio di un’arte meccanica  che si compie per guadagno, ma rimanda molto alla manualità al lavoro. Più ci si esercita, più si migliora e nasce una professionalità.
Il mestiere, rispetto al lavoro, ha in sé l’idea dell’apprendimento. Entrambe le definizioni sottolineano la necessità di un guadagno, laddove con esso si intenda la possibilità di rendersi autonomi nel procurarsi i servizi base necessari al proprio mantenimento e quindi al vivere. Il lavoro però è strettamente associato alla necessità di procurarsi del denaro, mentre il mestiere non si limita a questo.
Lavorare può essere stancante, faticoso e può non aderire ai nostri bisogni più intimi, mentre esercitare un mestiere può essere stimolante e renderci capaci di creare un qualcosa in un senso molto ampio.
Il mestiere si sceglie, il lavoro non necessariamente. Nel momento in cui si ha bisogno di un guadagno impellente non si può che adeguarsi a un lavoro, qualsiasi esso sia, ma per soddisfare esigenze più intime abbiamo bisogno di un mestiere. Parafrasando un noto detto: «lavoro per vivere» ma «vivo per fare un Mestiere».
E questo è quello che fa Steo, e, come lui, molti suoi colleghi guide alpine.
Magari per far quadrare i conti fanno anche altri «lavori» ma di mestiere fanno la Guida Alpina.
Credetemi, fate bene i conti e vedrete che il gioco vale abbondantemente la candela (la vostra vita). Mi sono permesso di coinvolgere Stefano Dalla Gasperina (per tutti Steo) perchè, ormai, dopo tanti anni che ci conosciamo e in cui abbiamo lasciato tracce sui pendii candidi e polverosi delle Alpi, è un caro amico e, per me, incarna perfettamente la figura della Guida.
Ma avrei potuto citare il nome di molti altri suoi colleghi che conosco e che proprio perchè svolgono un «mestiere», lo fanno per passione, non si fanno pagare a ore, non timbrano il cartellino nè, ad una certa ora, ti mollano perchè il loro turno è finito.
Il loro mestiere è stare, anche dopo cena, seduto a tavola con te a chiaccherare e, spesso, non solo di montagna, ed è da qui che nascono delle solide amicizie.
Avevo iniziato questo articolo perchè volevo parlarvi di una guida che conosce a menadito tutti gli itinerari più belli di freeride nel gruppo del Rosa: la Malfatta, la valle perduta, Passo Zube, la Salza, punta Vittoria, il canale dell’Aquila , il canal Grande, la Balma… e chi più ne ha più ne metta… e non solo sul Rosa, ma per questo basta un dito sulla tastiera: www.GranParadisoGuide.com
… se volete conoscere Steo…

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

Add Comment

Click here to post a comment