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Thomas Dressen, a Garmisch la vittoria perfetta

Il tedesco Thomas Dressen ha scelto la gara giusta per costruire sulla discesa di Garmisch la vittoria perfetta.
Per uno che ha già assaporato il gusto della vittoria a Kitzbühel, a Kvitfjel e a Lake Louise, salire sul gradino più alto del podio a casa sua è qualcosa di eccezionale. Un regalo confezionato ad arte per il popolo germanico che non ha tante occasioni per festeggiare successi in Coppa.
Sulla mitica Kandahar 1 che ha affrontato col pettorale numero uno, ha azzeccato tutto. Soprattutto l’ultima difficilissima curva. È lì che ha fatto la differenza, perché nelle pari alte molti altri top player sono risultati più veloci. E meno male perché la gara è stata incerta fin quasi alla fine, con distacchi minimi.

Come Vincent Kriechmayer, quarto, o Beat Feuz che però hanno poi progressivamente perso fino uscire addirittura dal podio. Ne hanno approfittato Aleksander Aamodt Kilde che come Thomas è andato in progressione, fino a chiudere a 16 centesimi dal tedesco. Il francese Johan Calrey, primo in prova, era stato più veloce e se l’è giocata fino alla fine. Ma si è giocato la vittoria, probabilmente, perché stiamo parlando di soli 22/100, non è stato così efficace nell’ultimo curvone.

Che gli atleti hanno affrontato con i muscoli delle gambe bollenti. Terreno molto duro, ondulazioni pazzesche da assorbire e buio totale su tutto il percorso.
Il pubblico stava per impazzire quando un altro dei loro, Josef Ferstl all’ultimo intermedio perdeva soltanto 15 centesimi. Poi però, sempre quell’ultimo passaggio chiave della gara l’ha relegato lontano dalle migliori posizioni.
E il nostro Christof Innerhofer? Bravissimo! Al diavolo la classifica (15esimo), al diavolo il ritardo (83/100), Inner è tornato Inner. Ha sciato molto bene, con la giusta determinazione e ci ha fatto chiaramente capire che può essere ancora un discesista da vittoria. Nei tratti più tecnici è sempre un artista e anche se ormai manca poco, migliorerà giorno dopo giorno, anche con la tenuta fisica e con l’atmosfera della gara che forse gli manca ancora un poco. Un conto è uscire dal cancelletto per vincere, un altro è per capire se si è ancora al top. Le preoccupazioni sono ben diverse, anche se poi, quando ti trovi lì, a combattere con le curve a 130 all’ora, non ha tanto tempo per pensare. Rimane solo un’unica domanda che non potrà a vere risposta. Se ci fosse stata anche la prima parte di gara che la giuria ha voluto risparmiare agli atleti per tutelarne la sicurezza, sarebbe finita così?

E il giovane (25) Lele Buzzi? Stava per farci venire un colpo! Perché quando ti presenti all’ultimo intermedio con solo due centesimi di ritardo da Dressen inizi a perdere un po’ l’equilibrio. L’Azzurro ha chiuso poi al decimo posto con 54/100 dalla vittoria, a 38/100 dal podio. E tutto si è rovinato in quel dannato ultimo tratto, dove probabilmente la neve, passaggio dopo passaggio è diventata un poco più lenta.

E l’attuale più forte discesista Azzurro Mattia Casse? Fino a metà pista era davanti a tutti. Poi ha spigolato due volte, l’ultima nella compressione che non ha saputo sopportare e allora lì ha preso la vita: +1″37. Davvero un gran peccato, ma oggi con 20 atleti in un secondo non si poteva sbagliare proprio nulla.

Avrà fatot meglio Matteo Marsaglia? No, perché non è mai riuscito a entrare in gara anche se non si direbbe quando il ritardo è limitato a +1″58. Invece ha portato a casa un punticino.

Il quinto Azzurro a scendere di nome fa Peter Fill. Un’emozione davvero grande quando, superato il traguardo, il pubblico lo ha coperto di applausi alzandosi in piedi. Un momento davvero toccante dove tutti hanno voluto trasmettergli tutto i loro grande affetto.

Ha affrontato la Kandahar salutando di tanto in tanto pubblico e tecnici. E poi al parterre tutti gli atleti ad abbracciarlo, famiglia al completo compresa. Naturalmente coperto di champagne. Quell’urlo che ha lanciato a braccia alzate superando lo striscione di arrivo è stato davvero un momento strappalacrime!

 

 

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.