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Valentina Marchei (Discovery) sulla 15enne Kamila Valieva: “Rispettiamo la ragazza”

Valentina Machei (Discovery) sulla 15enne Kamila Valieva: “Rispettiamo la ragazza”
L’ex stella del pattinaggio di figura Valentina Marchei, inviata di discovery+ ai Giochi Olimpici Beijing 2022, ha raccontato, nel corso del programma Good Morning Beijing, un retroscena dell’allenamento di stamattina di Kamila Valieva, la pattinatrice russa finita nella bufera per la sua positività alla trimetazidina: “La situazione è molto delicata. Stamattina siamo stati ai suoi allenamenti. È una situazione molto difficile da gestire emotivamente. L’allenamento è iniziato un po’ sottotono con parecchi errori, molto strani per una ragazza così costante.

Ha esercitato il suo programma e poi è scoppiata in un grande pianto abbracciando la sua allenatrice. Non è un momento facile. I media le stanno addosso. Si cerca di rispettare la ragazza che ha solo 15 anni. Da atleta mi sento di dire rispettiamo la ragazza che è veramente molto giovane. Tra qualche ora sapremo molto di più.

Kamilla, in quanto minore di 16 anni, è troppo piccola per essere imputabile dunque le indagini si sono concentrate sugli allenatori che evidentemente hanno deciso di somministrare a una 15enne ufficialmente sana, un farmaco che interviene sul sistema ormonale e metabolico.

Sotto i riflettori, approfondisce Discovery + c’è anche il brutale metodo d’allenamento di Eteri Tutberidze, allenatrice russa. Kamila Valieva è solo l’ultimo prodotto messo in mostra da un sistema d’addestramento senza scrupoli, che sfrutta le atlete sin dall’età prepuberale per poi accartocciarle dopo infortuni cronici e disturbi alimentari.

La 15enne Kamila Valieva, che nella gara a squadre ha trascinato la Russia sul gradino più alto del podio diventando la prima donna a eseguire un quadruplo in un programma olimpico, è solo l’ultima di una dinastia di stelle e meteore forgiate da Tutberidze.

Questa volta però – prosegue l’articolo di Discovery + – lo scandalo del doping potrebbe aver fatto inceppare per sempre una brutale macchina che aveva continuato a prosperare alla luce del sole. La data di scadenza per queste pattinatrici infatti, è nozione ben nota a tutti.

Se non trovi l’ambizione per competere al massimo livello ogni giorno, o ancor peggio se ti infortuni o manchi un traguardo, sei fuori. E per le giovanissime pattinatrici russe, questo arco di competitività è brevissimo.

L’addestramento impartito dalla Tutberidze infatti, si fonda sull’esecuzione del quadruplo, la cui assimilazione ed esecuzione può consumarsi solo in età prepuberale, quando il corpo raggiunge un livello massimo di elasticità, Durante l’esibizione, questi salti permettono alle russe di racimolare circa il doppio dei punti rispetto ai salti tripli, sbaragliando ogni volta la concorrenza.

Ma ciò che si cela dietro all’apprendimento di questi salti, è un severissimo programma d’allenamento, che porta allo stremo le atlete. Ogni atleta è torchiata quotidianamente da sessioni sfiancanti, regole rigide e diete ferree.

Il costante aumentare di infortuni e disturbi alimentari, specialmente a partire dai 16-17 anni, è un’immediata conseguenza di questo sistema. Le ragazze in età prepuberale vantano il perfetto rapporto forza-peso per completare le rotazioni senza la molla verticale e la potenza di un saltatore maturo, ma una volta che si approcciano alla maggior età e il loro rapporto forza-peso cambia, il loro corpo inizia a spezzare questo equilibrio, determinando lesioni e usura durante gli allenamenti.

Le stelle usa e getta di Tutberidze sono spesso state abbandonate, o costrette al ritiro dopo infortuni dovuti all’ “overtraining” o dopo una parabola discendente di prestazioni e risultati.

L’approfondimento di Discovery + prosegue poi con il caso della 15enne Daria Usacheva, che a novembre ha riportato un grave infortunio all’anca. È tornata a Mosca in sedia a rotelle e si è ritirata dalle competizioni fino a data da destinarsi.

E’ anche il caso di Yulia Lipnistkaya, campionessa europea e oro olimpico nel 2014, il cui affanno fisico era diventato tale da non renderla più in grado di saltare tra i 15 e 16 anni.

Un ricovero per curare problemi di anoressia – dopo essere scappata a gambe levate dal team di Tutberidze – ha ufficialmente chiuso al sua carriera.

Anche Evgenia Medvedeva (doppio oro mondiale, doppio oro europeo e doppio argento olimpico), è stata costretta ad allenarsi nonostante infortuni cronici a caviglie, schiena e disturbi alimentari. Alina Zagitova (oro mondiale, europeo e olimpico), come molte altre, è arrivata a supplicare di non essere spedita ai Mondiali. Alëna Kostornaia invece, è stata abbandonata dal team russo dopo non essersi mai ripresa a pieno dal Covid-19. E questa è solo la punta dell’iceberg. In molte hanno provato a scappare, non tutte ci sono riuscite.

Una delle costanti, in questi cicli usuranti, è la brutale amministrazione del team russo: questi talenti vengono gonfiati fino a un’isterica saturazione, per poi venire abbandonati nell’ombra al primo segnale di cedimento.

Per Kamila Valieva, 15 anni, ripresa dalle telecamere a piangere durante l’allenamento del singolo femminile tra le braccia di Tutberidze, potrebbe trattarsi dell’inizio di una drammatica spirale.


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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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