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Valerio Ghirardi e l’avventura canadese

Possibile che a maggio a Sunshine Village, appena sopra a Banff, si scii come in pieno inverno?

Scherzi? Guarda, tre giorni fa, poco prima di imbarcarmi su un aereo per rientrare in Italia, avevo tre/quattro ore di attesa. Esco dall’hotel al mattino con un bellissimo sole e una quindicina di gradi. Decido di fare un giretto in un centro commerciale e noto che la temperatura inizia ad abbassarsi leggermente. Dopo un’oretta esco e mi accorgo che stava nevicando di brutto! A Calgary è così, figurati a Sunshine Village a un’ora e mezza da qui, vicino a Banff”.

Valerio Ghirardi che l’anno scorso è tornato nello sci che conta a bordo del team Maze, è il nuovo allenatore della squadra femminile di velocità del Canada e, terminata la Coppa, è trasvolato in Nord America dove ha già fatto una quarantina di giorni di allenamento con le sue nuove ragazze.

Avevi capito che Tina si sarebbe fermata, dunque… era già tutto previsto?
Per niente. Non mi sono messo nel calderone del coach-mercato. E’ successo davvero tutto per caso. Durante le finali di Coppa mi trovavo nel parcheggio, nei pressi del parterre e mi si avvicina Martin Rufener, direttore tecnico della squadra Canadese (uomini e donne, ndr). Mi chiede cosa avrei fatto l’anno prossimo ed io rimango sul vago: “Non so ancora, aspetto Tina…” Mi invita a scambiare due parole con lui nel suo albergo e alla sera mi presento.

–       Ti mette in mano un contratto?
Calma. Mi spiega che la federazione sci canadese ha perduto la strada della velocità perché, in seguito a brutti incidenti capitati a livello giovanile, dopo le olimpiadi di Vancouver, la discesa è stata vietata ai minori di 18 anni! Questo ha fatto perdere possibili talenti e comunque lo sviluppo e la crescita di atleti. Ma nel 2018 ci sono le Olimpiadi in Korea e vogliono dare inizio a un progetto per costruire una squadra dignitosa.

–       Reazione?
Beh, per un allenatore è sempre motivo di orgoglio quando una federazione ti chiama, solo che rimango un po’ perplesso, perché Rufener vuole una risposta pressoché immediata, poiché aveva altre proposte in ballo. Riesco a ottenere qualche giorno in più, queste sono scelte di vita importanti, pur considerando che questa è la mia vita, il destino che ho scelto e ciò che amo, ma non vivo solo con me stesso. Ne parlo con Silvana, la mia compagna, con i miei figli (Giulia 20 e Jacopo 18) e faccio una telefonata…

–       … a Isi…
Sì, a Isolde Kostner che già dovevo sentire per onorare un invito a partecipare alla festa dei suoi magnifici 40 anni.

–       E ti sei confrontato con lei…
Figo! Progetto stupendo – mi ha detto –  vai, vai, vai…”. A complicare le cose ne arriva un’altra di telefonata. Quella di Massimo Carca che presumeva mi avesse contattato il Canada, visto che lui stesso proviene da lì, ma mi chiede un’eventuale mia disponibilità ad allenare gli uomini, dopo comunque una verifica con Flavio Roda.

–       Non sarebbe il tuo sogno ritornare in Azzurro?
A quale allenatore italiano non piacerebbe? Ma sapevo che questa strada non avrebbe avuto sbocchi. Sai, la mia avventura con la Fisi è terminata dopo le Olimpiadi di Torino 2006. Ci siamo presentati senza Isolde in dolce attesa, con Elena Fanchini reduce da un intervento al ginocchio, Nadia appena 18enne e con Daniela Merighetti che solo da poco tempo aveva preso la strada della discesa, mentre Recchia era già in parabola discendente. Ovviamente è stato un flop: Nadia decima, Lucia 13esima, Elena 32esima! Quel ricordo è rimasto in via Piranesi, quindi…

Ma, ricordiamo noi, Valerio ha allenato le donne dal 1994 al 2006 lasciando la sua firma su due coppe del mondo di specialità, tre campionati del mondo e le tre medaglie olimpiche di Isolde Kostner (1 argento e 2 bronzi)

–       Quindi?
Mi richiama Carca e mi spiega di aver preso una strada diversa anche perché i discesisti sono quasi tutti altoatesini e sarebbe stato meglio per tutti avere un allenatore di quelle parti.

–       Chiami Rufener…
Chiamo Rufener ma questa volta è lui che mi chiede un po’ di tempo in più per definire la collaborazione, perché aveva preso anche altri contatti e attendeva una risposta. L’attesa dura però pochissimo, perché mi richiama poco dopo. “Ho avuto un’idea” – mi dice – tu alleni la velocità, mentre per le discipline tecniche prendiamo Roland Pfeiffer”.

–       Wow, il coach di Tina e il coach di Shiffrin… che team!
E ti dirò, è anche un bel progetto, stimolante e di responsabilità

–       Ma concedimi una domanda un po’ velenosetta. Per te non è un passo indietro? Da una protagonista assoluta a delle ragazzine…
Vedi, lo sci non è come il calcio. Se alleni il Barcellona poi difficilmente finisci al Malaga. Tuttavia quello che dici non è un ragionamento campato in aria e ci ho pensato anch’io, ma, fermo e restando che il lavoro è lavoro e il contratto che mi hanno proposto è decisamente buono, parlando con Isolde è emerso un concetto che condivido in pieno: non c’è persona migliore per allenare delle ragazze giovani, alle prime armi con la Coppa del Mondo, di un allenatore esperto, perché è in grado di disegnare fin da subito la strada migliore da percorrere.

–       Vediamo allora chi sono queste ragazzine…
Mikaela Tommy, classe ’95 fa superG, gigante e un po’ di slalom. La ragazzina ne ha… Mi piace poi moltissimo Valerie Grenier, recente bronzo in gigante ai Mondiali Junior, Candace Crawford, che abbiamo visto vincere l’argento nel parallelo mondiale di Vail. Parlando con lei ho scoperto che è una campionessa nel mondo dello sci nautico. Mi sembrava ci fosse sotto qualcosa, perché quando l’ho vista sui salti, aveva un atteggiamento insolito per una ragazza di 18anni: poi mi ha fatto vedere un po’ di video… e li ho capito! Ha un piede fantastico, il fisico non le manca e possiamo fare davvero un ottimo lavoro. Conto molto anche su Marie-Pier Préfontaine che ha dominato nella Nor-Am, la Coppa Europa americana. Ci sono altre giovanissime, come ad esempio Rony Remme, osservata speciale, provenienti dai comitati provinciali.

–       Comitati provinciali?
Si, non è come da noi. Non ci sono i Comitati regionali tanto meno i gruppi sportivi militari. Dai provinciali si arriva direttamente in squadra. Abbiamo fatto un raduno dei talenti migliori e abbiamo scelto.

–       Tanti ragazzi?
No, il Canada è un paese enorme ma ha gli stessi abitanti dell’Italia, pertanto non si pensi vi sia un serbatoio infinito.

–       Ma a questo raduno sono stati convocati dalla federazione?
La Federazione ha semplicemente detto: noi siamo qui dal, al, per selezionare atleti. Chi vuol venire…

–       Ognuno a proprie spese?
Certamente: 100 dollari per hotel e skipass. Non si va tanto per il sottile.

–       Poi ci sono le atlete più quotate…
Marie-Michèle Gagnon, Larisa Yurkiw, Erin Mielzynski. La Gagnon è la numero uno e cercheremo di instradarla meglio verso la discesa. In queste tre settimane però non poteva essere con noi perché aveva dolore a una spalla e ha deciso di operarsi. Ora è in fase di riabilitazione. Senza dubbio il suo terreno preferito è slalom e gigante ma sa darci dentro anche in superG. Erin è essenzialmente slalomista mente Larisa invece si allena con un suo team privato (almeno finora) e comunque deve rientrare da un infortunio. Ricordo l’anno scorso, quarta nella discesa di Lake Louise e seconda a Cortina.

–       Come ti rapporti con Roland Pfeiffer?
Mi trovo molto bene. Naturalmente ci conoscevamo di già, ma sai, in pista, più che le solite due o tre cose da colleghi non dici. Qui condividiamo la stanza in hotel e possiamo costruire davvero un ottimo lavoro di programmazione coordinandoci per bene. Poi, ti dirò, ne approfitto anche per approfondire il mio inglese. Ha il vantaggio di aver partecipato anni fa, da professionista a circuiti di slalom paralleli assieme a Tonazzi, Toetsch… Per cui la lingua la conosce alla perfezione, slang compreso. Comunque, a parte la Mielzynski, parlano tutte anche francese, tuttavia non ti nascondo che nei primi giorni mi girava un po’ la testa e ho fatto fatica a stare dietro a discorsi intensi, soprattutto durante i meeting tecnici con i vertici federali! Si tenga conto poi che sia il loro francese che il loro inglese non sono certamente canonici, ma condizionati da accenti terribili. E’ come per un milanese cercare di capire un dialetto stretto del sud! Comunque dopo questo training di 40 giorni l’intesa e la comprensione sono totali.

–       Avrete sicuramente parlato di Mikaela?
Certo che sì, così come abbiamo parlato di Tina. Precedo la domanda. Cosa mi ha detto di Miky? Che è fantastica, impressionante, ma ha anche individuato un aspetto che, si spera, non provochi in lei problemi. Sembra chiusa in una gabbia, per l’amor di Dio, una gabbia felice che le regala un sacco di risultati e soddisfazioni, ma sua madre non le permette di dedicarsi a null’altro. Quando è così lo sci, forse più che altre attività sportive, rischia di diventare un’ossessione.

–       Scommetto che Roland ti ha chiesto dove e come Tina a perduto la Coppa?
Sì, certo e gli ho spiegato che probabilmente l’ha persa a Maribor, destino… proprio a casa sua.

–       Ma che è accaduto in quel week end?
Tornavamo da Vail con la valigia piena zeppa di metalli preziosi (2 ori e 1 argento – ndr), ma Tina era davvero stanca morta dal punto di vista fisico e mentale e per trovare nuove energie e tensione positiva le avevo consigliato di prendersi un paio di giorni di totale relax. Lo staff invece ha deciso di fermarsi a Tarvisio e mettersi a fare slalom. E’ stato un probabile errore.

–       Torniamo in Canada, la federazione ti supporta bene?
Non è che navighi nell’oro, come tutte d’altronde, Austria a parte, ma siamo ben organizzati. L’hardware che serve c’è tutto. Abbiamo un punto di riferimento anche a Monaco di Baviera dove c’è un container per non dovere trasportare sempre tutto. Poi sai, la federazione è molto precisa sulla programmazione e tutto deve essere rispettato.

–       Ti hanno imposto qualcosa dall’alto?
Neanche per idea. Ho totalmente carta bianca, un budget e degli obiettivi da raggiungere.

–       Quali?
Abbiamo disegnato, atleta per atleta, il raggiungimento di un risultato, calcolato naturalmente sulle singole potenzialità e prospettive. Gli atleti sanno che se questo non verrà rispettato sono fuori. Voglio dire, se il tal atleta ha come obiettivo di entrare nei primi 20 di una specialità, ma finisce 21esimo, non si chiude un occhio, come probabilmente capiterebbe da noi. E’ fuori.

–       Freddezza canadese?
A noi può sembrare un sistema crudele, ma mi sa che hanno ragione loro. Lo sport ha delle regole, regole spesso imposte dai risultati, dunque non ci possono essere equivoci. Insomma, nessuno può permettersi di vivacchiare anche se a casa sua è tra i migliori. Quindi il veterano, se non ottiene ciò che dovrebbe, dovrà lasciare il posto a un giovane.

–       E le ragazze come ti hanno accolto?
Benissimo direi, poi loro sono sempre allegre, divertite, estremamente educate. Si respira davvero un ottimo clima. Per dirti, l’ultimo giorno di allenamento in gigante, a fine giornata, mi ero fermato a parlare con i miei amici della squadra Paralimpica, conosciuti quando a Sochi ho allenato Melania Corradini. Mi sento bussare sulla spalla. Era Erin Mielzynski: “Valeriò, volevo solo ringraziarti per l’ottimo allenamento che abbiamo fatto”. Niente di pazzesco, per carità, ma non si pensi che tutto sia così scontato. Insomma ho apprezzato tantissimo questo gesto di semplicità.

–       Prossimi appuntamenti?
La squadra ora si dedica alla preparazione fisico-atletica nello splendido centro olimpico di Calgary.  A metà estate poi, tutte a Zermatt o sui altri ghiacciai europei, poi a settembre si vola in sud america.

–       Quindi di fatto in Canada non ci stai mai?
Praticamente mai, ma anche perché là ci sono poche gare e il tutto si svolge in Europa, fatto salvo le trasferte nord-americane di Coppa del Mondo.

–       Senti, ma non ti sei chiesto perché in particolare il Canada, è così attratto dagli allenatori italiani? Ricordiamo che negli uomini c’è anche Deflorian e fino a ieri c’era Carca…
Perché la generazione scorsa, l’STF ha sfornato talenti puri. Credo sia merito dell’ottimo lavoro che ha impostato e poi lasciato in eredità da Cimini, anni or sono, dalla cui scuola sono usciti i vari Ravetto…

–       Un’ultima curiosità: ti aspetti una telefonata di Tina Maze verso febbraio, marzo dell’anno prossimo?
Ahahaha, ma sì, dai probabile, anche se ho personalmente qualche dubbio che ritorni a sciare. Una come lei punta solo ed esclusivamente alla vittoria, ma come fa a rimettersi in carreggiata partendo con pettorali alti, visto che non è infortunata e i suoi punti non rimangono congelati? Ancora, ancora nelle discipline veloci, ma in gigante e slalom sarebbe davvero dura. Oddio, Tina è un fenomeno, pertanto potrebbe anche farcela, ma gli anni passano per tutti. E poi credo che una donna, a un certo punto della sua vita, cominci a pensare anche ad altri progetti…

–       Nel caso, se ti chiedesse di tornare con lei?
Il mio contratto con il Canada ha una durata di due anni più uno. E io ho una parola sola!

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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