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Vancouver: nel parterre del gigante maschile

CARLO JANKA: «Avessi potuto scegliere quale gara vincere avrei scelto la discesa, per uno sciatore è il massimo, si è più rispettati se si vince la discesa, ma visto che in quella ho fallito mi accontento del gigante, che era la mia ultima chance. Quando ho tagliato il traguardo mi sono sentito davvero sollevato».  

KJETIL JANSRUD: «Dopo la 1a manche non credevo possibile raggiungere il podio: è incredibile quello che ho fatto! Ma lo sci è così imprevedibile, si gioca tutto sugli attimi e per questo è tanto bello. Oggi avrei potuto arrivare 8° sciando allo stesso modo, dipendeva molto anche dagli altri dopo di me. Come sempre, ci vuole anche fortuna». 
AKSEL LUND SVINDAL: «Chi pensa che per me sia facile vincere medaglie si sbaglia di grosso, non è mai facile e dire una cosa del genere sarebbe mancare di rispetto per i miei avversari. In partenza sapevo della grande seconda manche di Jansrud, così non mi sono stupito di arrivare giù e trovarmi dietro a lui. Bravo Kjetil, spero in futuro di riuscire ad aiutarlo tanto quanto Kjus e Aamodt hanno aiutato me. Oggi l’Austria avrebbe vinto la gara a staffetta, peccato per loro che nello sci non esista. Ma aspettate lo slalom prima di parlare del loro fallimento». 
MAX BLARDONE: «Ho sbagliato alla 2a porta, sono entrato nel piano senza velocità e uscito ancora più lento. Da lì in giù pensavo di aver sciato veloce, ma invece ho perso ancora. Peccato, ero convinto di poter fare bene. Non ho altro da dire».  
DAVIDE SIMONCELLI: «Ero davvero convinto di aver superato le mie difficoltà sui pendii facili e sulle nevi morbide, ma mi sbagliavo! Non posso criticare nulla né dare la colpa a nulla se non alla mia sciata. Mia e dei miei compagni, oggi è stata dura per tutti. Ma siamo così, prendere o lasciare, se potessero cambiarci con altri atleti lo farebbero, ma per ora non c’è di meglio.  A Max dovrebbero dare una medaglia ad honorem. Il suo oggi non è stato un problema di testa, ma di sfiga. La neve non sua, la pista non sua, è cambiato tutto anche solo rispetto alla vigilia e queste per noi erano le condizioni peggiori. Poi lui ha sbagliato alla seconda porta e quando non prendi il ritmo ciao, il cronometro scorre e gli altri vanno, non ti aspettano!» 
MANFRED MÖLGG: (dopo 1° manche): «Penso che gli allenatori si siano spaventati vedendomi scendere». (dopo 2° manche): «Spaventato tutti di nuovo? Mah, ormai erano preparati al peggio! No, scherzi a parte non era proprio la mia gara, con sta neve… peccato sia capitata proprio qui. Se tornassi indietro rifarei tutto, prove discesa e supercombinata. Anzi non so, rifammi la stessa domanda dopo lo slalom, ok?»
ALEX PLONER: «Così non va bene, anzi va molto male e la delusione è tanta. E’ stata una gara strana, davanti ho gente che di solito non si qualifica nei trenta. La neve è cambiata da un giorno all’altro e anche da una manche all’altra, noi non siamo riusciti ad adattarci. Ma non può essere una scusa. E’ andata malissimo e basta».  
MARCEL HIRSCHER: «Quarto l’anno scorso ai Mondiali per 7/100, quarto anche stavolta per 8… No, non posso essere felice, ma ho commesso un errore di troppo e a questo livello gli errori si pagano. Ma è finita. Ho già voltato pagina, pensiamo allo slalom». 
BENNY RAICH: «Sono molto deluso e  dispiaciuto, perché senza l’errore nella seconda manche (è rimasto agganciato ad un palo con la mano, ndr) sul podio sarei forse salito, perché ho perso davvero molto tempo. Peccato, ma è andata così, è dura per noi austriaci senza medaglie finora, ma possiamo solo guardare avanti, dovremo rifarci in slalom». 
CLAUDIO RAVETTO 1: «Un disastro. Noi sul molle facciamo un altro sport. Non siamo capaci. Noi abbiamo puntato su una scelta tecnica diversa che in queste condizioni non rende. Perché non cambiamo? Semplice, perché con questi atleti ormai è impossibile, per andare forte in certe situazioni l’Italia dovrà aspettare una nuova generazione di gigantisti. Il mio quartetto ideale per questa pista sarebbe stato con Fill e Innerhofer, ma era una scelta improponibile visti i loro problemi fisici a inizio stagione». 
CLAUDIO RAVETTO 2: «Janka non si discute, lui è forte ovunque, ma altri… Baumann ad esempio: sul duro è negato e oggi è 5°, ma senza l’errore nella 2a avrebbe preso la medaglia. I norvegesi in Badia erano dietro quasi tre secondi, qui sono sul podio. Ligety è impostato come i nostri e ha fatto una figuraccia, come loro. Max nella prima manche mi ha davvero stupito, è stato fantastico, ma il sogno è durato poco e non credo che stavolta sia stato tradito dall’emozione.  Ah…: se sentite di qualcuno che ha bisogno nell’ambiente… sarà meglio che mi cerchi un nuovo lavoro! Per lo slalom però sono fiducioso, lì non ci saranno scuse, la pista si adatta ai nostri»

 

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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