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A Vail è battaglia tra proprietà, lavoratori e turisti

A Vail è battaglia tra proprietà, lavoratori e turisti
Lo splendido resort di Vail, che tanti europei sognano un giorno di raggiungere per una sciata epica, sta vivendo giorni di grande difficoltà. Si è creata una specie di guerra tra la proprietà e i propri dipendenti cui si sono aggiunti i turisti che alla fine pagano le conseguenze di una situazione divenuta quasi insostenibile.  Lunghe code, servizi basilari non disponibili…

Difficoltà che nessuno poteva prevedere quando a ottobre la proprietà aveva deciso di tagliare del 20% il prezzo dello skipass facendo lievitare le vendite degli abbonamenti. Esattamente 2,1 milioni di biglietti e abbonamenti pre acquistati. Pari a un aumento del 76% rispetto alla stagione 2019-20.

E si consideri che un giornaliero nella splendida località del Colorado, costa 208 dollari, che scendono a 199 giornaliero dollari per un abbonamento di tre giorni.

Eppure c’è una situazione quasi fuori controllo che ha generato non poche polemiche. L’eco di questa situazione, racconta il quotidiano locale “Vail Daily, si è creata con un’intervista realizzata ad Alex Kaufman, per vent’anni operatore nel settore dello sci e nei resort del New England, dell’Oregon e del Colorado.

Quasi per gioco ho acquistato per la bellezza di 12 dollari il sito epicliftlines.com. L’intenzione era di creare un sito divertente per prendere un po’ in giro il più grande operatore turistico del Nord America.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fatto che avesse deciso di tagliare il prezzo degli skipass del 20% era davvero un evento epico!”.  Poi però è accaduto l’imprevedibile – prosegue Kaufman: “La pagina di instagram EpicLiftLines è diventata un punto di sfogo per migliaia di lavoratori, impiegati da Vail Resorts, azienda che possiede 34 aree sciistiche in 14 stati e in Canada”.

Il sito riceve migliaia di clic al giorno. L’account Instagram di EpicLiftLines ha superato i 20 mila followers in pochissimi giorni, anche se Kaufman ha pubblicato solo una dozzina di post.

Insomma, cos’è accaduto a Vail?
Non c’è personale sufficiente. La pandemia ha provocato effetti a catena che hanno finito per creare forti criticità. L’operazione di ribassare i prezzi ha generato un’escalation dei prezzi degli immobili riducendo il numero di case disponibili per i lavoratori locali.

La crisi del lavoro è davvero globale. I settori della sanità, dei viaggi, della ristorazione e della vendita al dettaglio stanno zoppicando, poiché i lavoratori ritardano il loro ritorno sul posto di lavoro o cercano posti di lavoro migliori.

Un rapporto del World Travel & Tourism Council ha stimato una carenza di manodopera di 700.000 lavoratori nel settore del turismo e dei viaggi nel 2021.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© Jack Affleck courtesy Vail Resort

L’amministratore delegato di Vail Resorts Kirsten Lynch, nel tradizionale discorso di fine anno dedicato ai suoi dipendenti, li ha definiti veri talenti per i sacrifici che devono affrontare oltre misura. Specie in questi giorni di grande affollamento turistico.  In realtà la situazione ha fatto scattare la protesta degli stessi lavoratori.

Un pattugliatore di Breckenridge, che non può parlare ufficialmente a causa della politica del Vail Resorts che impedisce ai dipendenti di parlare con i media, ha affermato che la mancanza di operatori degli impianti, meccanici di telecabine e autisti di gatti battipista ha rallentato la capacità del resort di aprire le piste.

Fonti di Vail, Beaver Creek, Crested Butte e Keystone, che ha solo 32 delle 130 piste aperte, hanno detto la stessa cosa al Colorado Sun.  “C’è una carenza di persone che vengono indotte a lavorare per 15 dollari l’ora“, ha detto il pattugliatore di Breckenridge dopo il discorso di Lynch.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Insomma Si tratta di comunità a corto di manodopera a basso costo. Le persone si stanno rendendo conto che valgono di più e che la loro qualità di vita vale più di un centesimo in più all’ora o altro“.

Kaufman, che questa settimana ha affidato il controllo del sito Web epicliftlines.com e dell’account Instagram a un nuovo amministratore anonimo, si è detto scioccato e rattristato dallo tsunami di commenti che ha ricevuto questo mese.

Gli hanno raccontato di come Vail Resorts abbia tagliato tantissimo personale dirigenziale dovendo ridurre le spese a causa della pandemia. Hanno mostrato come l’azienda impilava i letti a castello negli appartamenti, in modo che quattro lavoratori potessero condividere una stanza.

Cita il caso di Fred Rumford, un veterano del settore dei resort la cui carriera ventennale con Vail Resorts lo ha visto dirigere scuole di sci e servizi per sciatori nelle aree sciistiche di Beaver Creek, Keystone e Vail. Ebbene, nel marzo scorso è stato licenziato dal suo lavoro come direttore dei servizi per gli sciatori a Vail in una chiamata Zoom di 30 secondi.

Quando ho avuto la possibilità di avere la parola – racconta Fred –  la chiamata Zoom era finita, non hanno voluto più parlare con me“, ha detto Rumford, che ora insegna part-time presso i resort Aspen Skiing Co..

Sono molto a corto di personale – ha ribadito Rumford. L’anno scorso hanno lasciato a casa molte persone, ma non li hanno ripresi questa stagione, così i dipendenti vengono spremuti come limoni”.

Rumford ha affermato che gli impianti di risalita, i ristoranti e la scuola di sci sono gravemente a corto di personale. Aggiungi le epidemie di COVID e i dipendenti rimasti sono davvero allo stremo!

Hanno pensato soltanto ai profitti, lasciando i dipendenti per ultimi“, ha rincarato la dose Rumford.

“Per loro investire sigiifica soltanto costruire nuovi impianti e piste, senza badare minimamente sulle risorse umane”.  Il problema di Vail, società quotata in borsa, è anche quello di altri resort.

La National Ski Areas Association ha stimato che il 60% delle aree sciistiche degli Stati Uniti è a corto di personale.  Vail Resorts all’inizio di questo mese ha dichiarato agli investitori di avere $ 1,5 miliardi in contanti e altri $ 637 milioni disponibili in base a contratti di debito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La coda epica che si formò a Vail lo scorso inverno

Il prezzo delle azioni di Vail Resorts sta superando ogni record da ottobre. Eppure il disagio dei turisti e dei lavoratori sta sfuggendo di mano alla proprietà.  Al punto che gli sciatori dell’area sciistica Stevens Pass di Vail Resorts a Washington giovedì scorso hanno creato una petizione online per “ritenere Vail Resorts responsabile”.

Più di 11.000 persone hanno firmato la petizione nelle prime 24 ore. “Siamo disgustati dalla cattiva gestione del comprensorio sciistico, dall’incapacità di trattare bene i dipendenti o di pagare loro un salario vivibile e dalla mancata consegna del prodotto per cui tutti abbiamo pagato“, si legge nella petizione su change.org.

Esiste un chiaro modello di overselling dei pass e la mancata fornitura dei servizi basilari per sostenere la fine dell’accordo di Vail Resort con i consumatori“.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.