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Alberto Ghezze competition manager di Milano-Cortina 2026

Alberto Ghezze competition manager di Milano-Cortina 2026
Buongiorno Alberto, competition manager di Milano-Cortina206… Ma è una cosa pazzesca!

Scusa un attimo che finisco di prendere un appunto sui Mondiali di Oberstdorf, mi sto facendo una cultura sul fondo e il salto. Sì, in effetti è una cosa pazzesca!

Fondo e salto… Lo avresti mai detto?
Figuriamoci, fino a quattro anni fa piantavo pali, ti rendi conto?

Sono discipline bellissime, probabilmente anche più romantiche dello sci
Me ne sto accorgendo. Sono in mezzo al debrief dei Mondiali di Oberstdorf e sto annotando tutti i dati perché sono tutte cose che devo assolutamente sapere.

Competition manager, ti hanno visto all’opera durante i Mondiali di Cortina e gli sei piaciuto?
Non proprio. La proposta me l’ha fatta Francesco Romussi, operation manager di Fondazione Milano Cortina 2026 tra giugno e luglio 2020 e si è formalizzata in ottobre.

Beh, un segno distintivo di stima indiscussa!
Direi proprio di sì. Tra l’altro le cose sono andate in maniera piuttosto bizzarra. Francesco lo conoscevo già perché avevamo lavorato assieme nell’ambito della candidatura di Milano-Cortina. Quando mi ha chiamato quasi un anno fa, mi disse: “Avrei pensato a te come responsabile dello sport”. Io ovviamente ero convinto si riferisse alle gare previste a Cortina. Lo ringraziai subito e la cosa mi sembrava proprio avesse un senso logico ineccepibile, visto che mi stavo occupando di queste mansione già per i Mondiali. Quando poi ha chiarito dicendomi: “Alberto, credo che tu non abbia capito bene, io intendo tutti gli sport dei Giochi!”. A quel punto confesso che ho dovuto sedermi un attimo!

Una specie di svenimento?
Beh, ma hai presente la scena? Ti puoi mai immaginare una proposta del genere? Mi sono preso un po’ di tempo per riflettere. Insomma la cosa si faceva spessa. Confesso, qualche domanda me la sono posta. Una su tutte: sarò in grado? Alla fine come è logico, non ho trovato risposte, però mi son detto: Ok, dai buttiamoci!

Hai accettato con riserva?
A quel punto ho chiamato il Ceo dei Giochi, Vincenzo Novari. Gli ho detto, non per falsa modestia, ok, va bene, ma dovrete darmi una mano. E lui, invece di eccepire, mi ha risposto: “Guarda, già che mi dici così partiamo col piede giusto, a me va benissimo!”. Evidentemente hanno apprezzato la mia sincerità. Inutile nasconderlo, non posso certo dire di essere un esperto di biathlon o di fondo.

Alla fin fine, la macro organizzazione di uno sport, che si tratti di sci o di fondo, non è che cambi molto…
Sì esatto, è proprio così. La cosa più importante è trovare le persone giuste di ogni singolo sport che sappiano disegnare per bene le esigenze tecniche. A quel punto è compito mio saper leggere e rendere operativo il tutto.

Spiegami meglio la tua operatività
Non posso entrare nei dettagli perché è ancora presto, ma fondamentalmente si tratto di andare a strutturare il lato gara di ogni singolo sport. Prendiamo l’esempio dello sci che mi viene più facile. Verificare il numero di persone che devono essere coinvolte. Poi le infrastrutture, innevamento, impianti…

L’esperienza di Cortina2021 ti sarà ben servita. Forse ora hai qualche dubbio in meno.
Indubbiamente. Qui ho lavorato sempre a stretto contatto con l’infrastruttura e dedicarmi alla progettazione con un occhio sportivo, è servito molto. Mi ha fatto crescere anche come processo amministrativo e progettuale, ma anche osservare da tecnico se questa progettazione funzionava o meno. Quindi sono passato dalla teoria alla pratica con la massima cognizione di causa.

Alcune cose sono state cambiate grazie alle esperienze quotidiane vissute. Ci sono sempre infiniti dettagli che scopri strada facendo perché un progetto non può prevedere ogni situazione. C’è anche un altro aspetto. Qui, tutto sommato, la struttura organizzativa era medio-piccola per cui ho potuto confrontarmi con tutti i settori. Considerando poi che le varie aree sono interconnesse. Ecco che l’esperienza dei Mondiali si è trasformata in un vero e proprio Master che non può esistere da nessun’altra parte. Mi sono accorto che il lavoro funziona se lo sport, le infrastrutture, l’operatività e il marketing sanno dialogare tra di loro.

Conoscenze trasversali quindi.
Proprio così, non mi sono occupato di organizzare solo l’aspetto tecnico delle gare. E in questo devo ringraziare davvero tanto Flavio Roda perché è stato lui a spingermi verso questo incarico cinque anni fa. E poi tutto il team che mi ha supportato, da Alessandro Benetton a Valerio Giacobbi e a tanti altri, tutte persone alle quali ho rubato qualcosa del loro sapere.

Come ti collochi nel team olimpico?
In grande sintesi, Francesco Romussi, marketing a parte, è a capo dei 5 dipartimenti, come lo sport, il broadcast, etc. La responsabilità  del dipartimento Sport è nelle mani di Anna Riccardi (nel consiglio Iaaf), donna di immensa esperienza, già dirigente della preparazione olimpica Coni. Seguirà soprattutto la parte istituzionale e relazionale, come i fondamentali rapporti col Cio. Io sono il riferimento tecnico. È chiaro che poi ci saranno responsabili per ogni attività sportiva, quindi uno per lo sci alpino, per lo sci nordico, biathlon, gli sport del ghiaccio, etc. che risponderanno a me. L’albero è un po’ questo.

Lo sci alpino potresti seguirlo tu?
Detto che ho iniziato a essere operativo due giorni fa, questo è un aspetto che sarà analizzato. È molto probabile che ci sarà un referente per Bormio e uno per Cortina. A quel punto, per le gare sulle nevi di casa potrei anche occuparmene io direttamente. Prima però bisogna mettere a fuoco una montagna di altri aspetti, dunque la struttura è ancora in costruzione.

Il tuo ruolo è venuto fuori lunedì scorso, hai ricevuto qualche telefonata dagli amici?
Sono stato letteralmente travolto. Guarda ho scritto due righe sul mio profilo Linkedin che sinceramente non uso praticamente mai e da quel momento è stato un susseguirsi di messaggi, telefonate, like a tutto spiano! Come sai, caratterialmente, non sono tipo da espormi tanto. E quando ho ricevuto degli apprezzamento è sempre accaduto a fine evento, mai prima. Certamente questa cosa mi fa un piacere immenso, anche se forse è un po’ tutto eccessivo. Insomma, si vedrà dopo il risultato, se avranno fatto bene o male a chiamarmi!

Sei sempre stato e secondo me sempre lo sarai, un uomo di neve, non ti manca un po’ il lavoro di allenatore?
Da morire! Mi manca soprattutto la gara, anzi, la tensione della gara e la preparazione. Mi manca la relazione quotidiana con gli atleti, quella sorta di famiglia che cresce assieme per anni e tutti quei ragazzi è come se diventassero figli. E poi, vuoi mettere l’adrenalina di quando scatta il cronometro? Poi, ti dico onestamente, quello che non mi manca proprio, è andare sui ghiacciai, le ammazzate al mattino presto per essere tra i primi a piantare i pali… Già facevo fatica gli ultimi anni. Preferivo andare un mese in Argentina in condizioni quindi di stagione invernale, che prendere e andare sui ghiacciai di mezza Europa.

Invece ora devi vestire i panni del manager?
Se intendi indossare scarpette nere lucide e giacca e cravatta. A meno di occasioni particolare penso che il mood sportivo e montanaro prevalga in assoluto. E poi, ti dirò, anche per i Mondiali ho avuto molte relazioni con fior di imprenditori e autorità politiche, ma alla fine uno deve sempre essere se stesso. È inutile e sbagliato far sembrare di essere qualcuno di diverso. Comunque, per la tua tranquillità, ti dico che lo spirito del team dirigenziale olimpico è assolutamente sportivo.

Mi sento un po’ in colpa, nel frattempo non ti avrò mica fatto perdere qualche dato sullo sci nordico?
Tranquillo di debrief ce ne sono tantissimi e devo dire molto utili. Trasferire le esperienze vissute, specialmente le criticità che spesso si incontrano nel nostro ambiente, ti permettono di costruire a priori piani B, C, D… Alla fine, se spacchetti i vari sport, quello che capita a un Mondiale non è dissimile da ciò che può capitare a una Olimpiade. Noi, come Cortina2021, ad esempio ne abbiamo fatti già cinque dove Courchevel ci ha seguito senza perdere nemmeno un minuto.


Qual è stato il momento più incasinato dei Mondiali?

Guarda, abbiamo iniziato a respirare dopo le combinate. Ma non a partire dal giorno del via. Ricordi quanto ha nevicato a gennaio? Abbiamo bagnato la pista da discesa ben quattro volte! La chiave di volta è stata la decisione di cancellare, martedì sera,  le gare del mercoledì perché le previsioni davano solo 10 centimetri di neve e non quel mezzo metro che ci siamo ritrovato in pista! Abbiamo rischiato, ci è andata bene! Dai è andata bene nel complesso, anche a livello di comunicazione Infront è rimasta molto soddisfatta. Inoltre chiudiamo il bilancio in attivo e non capita a tutti i Mondiali.

Ho sentito un “bling”, mi sa che ti è arrivato un altro like!
È una cosa pazzesca! Alberto Ghezze competition manager Alberto Ghezze competition manager Alberto Ghezze competition manager Alberto Ghezze competition manager Alberto Ghezze competition manager

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.