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Alessandro Falez: “Vi spiego come e perché un romano impazzisce per lo sci”

Alessandro Falez: “Vi spiego come e perché un romano impazzisce per lo sci”.
La passione per lo sci di Alessandro Falez, inizia quando l’imprenditore romano entra nello sci Club Flaminio, società del Lazio, fondata da Francesco Roselli.
“Ma no, inizia ben prima…”

La passione per lo sci di Alessandro Falez, nasce sullo skiliffino del terzo rifugio sul Monte Amiata!
Momenti indimenticabili quelli. Mia mamma era di Abbadia San Salvatore e non concepiva che suo figlio non sapesse sciare. Pensa che all’inizio mi dava una lira per ogni risalita che facevo col maestro! Ricordi indelebili. Comprese le soste obbligate davanti al camino per far asciugare calzettoni e guanti! Gli scarponi non erano mica come quelli di oggi! Ne combinavamo di ogni, quando ai tempi veniva giù una fracassata di neve, gli ultimi metri per raggiungere la stazione li facevamo attaccati a una corda trainata dall’auto! Lo sci club è venuto dopo, quando non c’era Natale senza un attrezzo neve come regalo. E andavamo proprio nel negozio di Francesco.

Da lì, le gare…
Mi piaceva la vita dello sci club con le sue attività, come le trasferte estive allo Stelvio all’Università dello Sci Pirovano verso la fine degli Anni 60. Una volta andammo a Macugnaga e ricordo come fosse ieri, l’emozione di incontrare Beba Schranz, atleta Azzurra. La spiavo nella skiroom quando si preparava gli sci con una lima gigantesca! Poi, certamente le gare.

E la qualifica di maestro…
Ci stava a coronamento di un percorso che ha caratterizzato l’intera adolescenza. Insomma, a casa si parlava di sci ed eventualmente di qualcos’altro. Questa cosa mi è rimasta dentro anche quando ho iniziato a dedicarmi seriamente agli studi e al lavoro. E poi quando ho messo su famiglia. Tutti i miei quattro figli, dai 7 ai 17 anni ogni week end erano in giro a far gare. Si trattava di un’anomalia, perché li ho tolti dalla tradizionale routine romana, il giro dei motorini, delle piazze, della discoteca…

Pulmino del Flaminio arrivato a destinazione e… pronti per sciare: Alessandro sul tetto, Nicola Mandara ad assisterlo!

Sciavano forte?
Non sono stati dei fenomeni ma l’emozione di partecipare al Topolino e al Pinocchio l’hanno vissuta. Diciamo, bravini nel contesto regionale. Parlo delle gare a Campo Catino dove avevamo una camera fissa all’hotel di Enzo Sorrentino e di Campo Staffi. Non sono rinomate come certe località del nord ma su quelle nevi qualche personaggio è ben venuto fuori, come Giordano Ronci, Pietro e Marco Verdecchia, alcuni sono anche diventati Istruttori Nazionali, come Gianni Moriconi, Giovanni e Piergiorgio Mizzoni.

Tutti e quattro maestri!
Per lo sci hanno tutti perso il primo anno di università, proprio per fare il corso maestri. Qualche discussione con mia moglie Santa (sono sposati da 38 anni), c’è stata, ma poi si è arresa all’evidenza. Sciando piuttosto bene anche lei, si è resa conto che lo sci non è un passatempo che perdi facilmente. Così anche per loro si è trattato di consacrare una grande passione con un riconoscimento che regala davvero tanta soddisfazione. Al punto che riusciamo a mantenere una tradizione: il 24 dicembre, cascasse il mondo, andiamo a sciare tutti assieme. Lo dico con un certo orgoglio: il mio Patrimonio più grande in mio possesso altri non è che la famiglia.

Ora sono grandi…
Leopoldo 27, Guglielmo 30, Ludovica 34 e Niccolò 36, colui che si accorse del pasticcio alle elezioni del 2010.

Cosa accadde quel giorno?
Nicolò si era presentato per votare, ma fu fermato, poiché la commissione sosteneva che il Flaminio aveva già votato con una delega. Il Commissario, tuttavia, decise che la votazione dovesse proseguire. Io mi ero candidato come consigliere nella cordata di Carmelo Ghilardi, schierata in opposizione a quella di Gianni Morzenti. A quel punto Nicolò venne da me: “Papà, ma tutto quel fair play che mi hai sempre detto esistere nello sport dov’è andato a finire?”. Dunque ricorro alla giustizia sportiva ma perdo sia al primo grado che al secondo. Mi rimaneva un’unica strada, quella più difficile. Richiesi alla presidenza del Consiglio dei Ministri (c’era Gianni Letta) di poter accedere agli atti della votazione. Mi fu accordata anche se la Fisi cercò di opporsi. Il Consiglio dei Ministri ne decretò infatti l’obbligatorietà e la Fisi fu costretta a darmi copia di tutte le deleghe. Ebbene scoprii una vera  e propria truffa: le deleghe fasulle erano 13 mila. Significa che avremmo vinto con 10 mila voti di scarto. A quel punto l’Alta Corte di giudizio annullò le elezioni e il Coni nominò Franco Carraro come commissario.

Perché non ti sei ripresentato nel 2012?
La mia candidatura del 2010 era funzionale soprattutto per dare una mano a Ghilardi nella fase organizzativa della campagna elettorale. Alla fine, essendo entrato nel sistema in maniera molto profonda, mi proposi anch’io come consigliere, ma la mia presenza non era determinata da una vera e propria volontà iniziale. Lo dissi anche in quel meeting avvenuto nella sala del Sole 24 Ore che organizzò il Sai Roma di Ercolani, prima delle elezioni del 2012. Dunque, non mi ero intestardito nel ricorso per vincere, ma unicamente per un senso civile.

Lo stesso che ti vede in prima fila per fermare la candidatura di Flavio Roda?
Premetto una cosa, non si tratta di un fatto personale. Da quando è stato eletto nel 2012 con lui ho mantenuto nel tempo un ottimo rapporto. Lo stimo perché quello che è riuscito a fare, specie nel primo periodo, è stato qualcosa di eccezionale. Non era facile risanare le finanze in questo modo. E ti dirò, prima che entrassi nel merito, lo ritenevo assolutamente il più idoneo a condurre la Fisi fino alle Olimpiadi. Poi ho scoperto che era uscita una legge che rendeva questa ipotesi impraticabile. Un po’ questo, un po’ l’invito di numerosi amici a candidarmi, giorno dopo giorno è nata l’idea di scendere in campo. Mi sono convinto dopo essere andato a fondo della questione e non ho alcun dubbio, Flavio non ha nessuna possibilità di proseguire come Presidente della Fisi.

Significa che se presenta la sua candidatura farai ricorso?
Assolutamente sì e l’iter per ottenere una risposta dalla giustizia arriverebbe prima del 15 ottobre.

Sembri molto determinato, è per un fatto di principio o sei così di carattere?
I principi per me hanno un valore assoluto, per il resto non è mai facile parlare di sé stessi. Posso dire con una certa consapevolezza di avere un senso della relazione morbida, forgiato attraverso il percorso educativo e familiare che ho avuto. Vuoi perché mio padre era ambasciatore o per l’ambiente nel quale sono cresciuto. Questo non vuol dire che quando c’è da essere duri mi giro dall’altra parte. Diciamo che arrivo a risolvere il problema attraverso una valutazione approfondita degli elementi. Quando poi arriva il momento di prendere una decisione non mi tiro indietro, anche se dovesse essere drastica. Come quella che sto prendendo adesso.

La mia formazione professionale, poi, mi porta a risolvere situazioni complesse. La Fisi, come sistema, lo è. Mi dicono che Flavio faccia molto da solo. Probabilmente era anche l’unica soluzione nella prima fase, costituita da decisioni da assumere sulla propria pelle. Oggi credo occorra un lavoro di squadra, condiviso con persone investite di compiti precisi, disposte ad assumersi le relative responsabilità. Chiaramente è indispensabile una supervisione. Se allora metto in fila, passione, tempo a disposizione, caratteristiche personali e situazione contingente, ecco che la mia candidatura ci sta.

Sei molto impegnato professionalmente, dove trovi il tempo per occuparti della Fisi?
Vero, sono impegnato ma anche molto organizzato, altrimenti non avrei nemmeno pensato a candidarmi. Negli impegni professionali, poi, stanno entrando sempre di più i miei figli.

La tua elezione presuppone anche un trasferimento a Milano?
La mia casa è a Roma. In caso di elezione verrei a Milano in funzione degli impegni istituzionali come già oggi avviene nell’attività lavorativa. Poi non credo che la Fisi debba essere solo in via Piranesi. Un Presidente dovrebbe stare vicino alle squadre e ai tecnici in determinate occasioni e non mi riferisco soltanto alle gare. È chiaro che terrò la valigia sempre pronta ma come detto prima, non rinuncio alla famiglia che rimane per me il patrimonio più importante. E anche la decisione di candidarmi è stata assolutamente condivisa nel salotto di casa. Abbiamo valutato l’impatto che ci sarebbe stato a livello personale di ognuno e su quella imprenditoriale. Alla fine, è arrivata la decisione, ok lo facciamo!

E al contrario, l’impegno in Fisi non rischierebbe di creare problemi alle tue attività?
Valutato molto anche questo aspetto. Come dicevo prima, imposto ogni cosa sul lavoro di squadra. I miei ruoli oggi sono più di verifica che di operatività, è questo che deve cioè fare un Presidente, specie quando è assistito da gente in gamba. Stiamo parlando di aziende medie, ma strutturate come fossero ben più grandi. Il Master in business administration mi è servito proprio per entrare in possesso di quelle nozioni sulle quali si basa la mia attività. Dunque, il mio modello non è “faccio tutto io”. Chiaro che devo circondarmi di collaboratori competenti, di cui ho la massima fiducia.

A chi ti riferisci?
Ovviamente ai componenti del Consiglio e a eventuali consulenti personali. Bisognerebbe poi verificare attentamente la situazione. Potrebbe esserci un direttore generale o valutare se un segretario generale sia in grado di assolvere i compiti della rinnovata struttura organizzativa.

Nelle elezioni sportive non ci sono le liste, tuttavia esistono le cosiddette cordate: hai già una squadra?
Mi sono candidato da poco e non facendo parte del sistema è necessario che mi presenti alle società, ai comitati e a quelle persone che fanno parte del territorio a livello tecnico-organizzativo. Non sono partito con una formazione già delineata pronta a supportarmi. Sicuramente quando si chiuderanno le candidature ci sarà un’indicazione di lista.

Come ti stai muovendo, stile porta a porta?
Il modello delle campagne elettorali è completamente cambiato. Non è pensabile passare di valle in valle e incontrare tutti. Sarebbe anche bello ma oggettivamente impossibile. Oggi si può comunicare con sistemi veloci quanto efficaci. In questa fase sto cercando di costruire una certa immagine. Sono fuori dal sistema organizzativo da 11 anni ormai e a parte tanti amici del mondo master, molti non sanno nemmeno che faccia abbia. Per questo ho individuato una struttura che mi segua in questa fase. L’agenda, comunque, è strapiena!

I Comitati regionali hanno un certo peso…
Certamente li incontrerò tutti, anche se a sensazione, mi sembra che la linea sia un po’ meno granitica rispetto al passato. Molti sci club sono cresciuti e più strutturati e godono di una certa personalità. Non credo esistano alleanze a prescindere. Quello che sto facendo è presentare un progetto in grado di proporre qualcosa di differente. Vi metto visione, esperienza e competenze. Se mi voteranno bene, altrimenti, non succede nulla di grave. Uno le gare le fa con il desiderio e l’obiettivo di vincere, se poi inforca o è battuto da uno che viaggia più forte, deve accettarlo, soprattutto poi se ci si trova in ambito sportivo.

A tal proposito, per ora sembra esserci un solo altro candidato, Roda a parte.
Se Flavio si fosse messo da parte di sua spontanea volontà qualcun altro si sarebbe già esposto. Invece c’è chi rimane nell’ombra un po’ intimorito dalla sua presenza. Io ho probabilmente un po’ più di faccia tosta e maggiore libertà di pensiero e sono sceso in campo. Si dice anche che Roda potrebbe decidere all’ultimo di ritirarsi mettendo un suo uomo fidato al posto suo.

Tipo?
Uno potrebbe essere, ironia della sorte, un mio compagno di sci club, il 18 di Cortina, ovvero Stefano Longo, persona libera nel pensiero e nel giudizio. Se mai dovesse accadere tale situazione ho già detto al presidente Amedeo Reale di non farsi alcun problema e di votare lui. Giusto per evitare ogni sorta di imbarazzo.

L’altro giorno ho comunque finalmente costatato che sarà della partita Stefano Maldifassi. E ne sono felice, perché è proprio dal confronto che nascono le idee migliori e dove ognuno sa dare il meglio di sé. Sarebbe bello e anche opportuno organizzare una tavola rotonda con i candidati, situazione ideale affinché gli sci club possano tranne le proprie conclusioni in funzione del voto. In giro circolano poi altri nomi, come Angelo Dalpez, Lorenzo Conci e altre persone che sicuramente fanno parte del tessuto federale. Io cos’ho di diverso da loro? Forse il modello e la mentalità dell’organizzazione dinnanzi a sistemi complessi.

Quale sarebbe l’obiettivo principale della “tua” Fisi?
Vincere medaglie olimpiche. Il lavoro da fare in questo quadriennio è lavorare in funzione di tale obiettivo. Per ottenere questo è necessario però aumentare le risorse e di conseguenza mettere in atto una strategia per far crescere il numero dei tesserati. La Fisi dovrebbe avere come minimo 100 mila affiliati!

Sai già come fare?
Questa è una valutazione puramente tecnica. Si lavora con gli atleti che oggi sono già al vertice? Si punta tutto sulle nuove leve? Non starebbe a me deciderlo, ma grazie al cielo il mondo intero invidia il nostro parco allenatori. Sono loro che devono stabilirlo. A me il compito di creare la struttura e le condizioni migliori per portare avanti al meglio il progetto che si è scelto. È questo il lavoro di squadra che intendo. Insomma, io so di non sapere, ma per ottenere il risultato sono certo che devo andare a prendere le risorse migliori che si trovano all’interno della federazione, ovvero dal territorio. Tutto questo si riassume in un’unica parola: condivisione!

Come fai a individuare le persone giuste?
Non a caso ho ipotizzato di organizzare gli Stati Generali della neve, evento da proporre ogni anno, considerando che il mondo oggi viaggia a cento all’ora e certe situazioni possono cambiare radicalmente in brevissimo tempo. Quello è il momento in cui posso acquisire quello che non so. Facile? No, non lo è, ma ho la presunzione di sapere come portare avanti un progetto del genere.

Ti candidi anche perché hai individuato qualcosa che non funziona?
È l’errore più grande che potrei commettere. Guarda, quando compro un’azienda non parto mai dalle cose peggiori, ma da ciò che invece funziona bene. Inizierei da lì per fare un ulteriore passo in avanti.

Da Presidente come farai con le gare master, ci hai pensato?
Sicuro che un presidente federale non possa gareggiare? Se non ricordo male il presidente dell’Austria Peter Schröcksnadel ne ha fatte parecchie! Dai cercherò di farne qualcuna, tempo permettendo, ma è indubbio che quando vuoi ottenere qualcosa devi mettere in conto più di un sacrificio! Di sicuro il mondo master non lo abbandonerò mai, da atleta o da tifoso! Sai, la passione… Alessandro Falez: “Vi spiego  Alessandro Falez: “Vi spiego  Alessandro Falez: “Vi spiego  Alessandro Falez: “Vi spiego 

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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