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Altra tegola, nonostante il “fermo”, rimane l’obbligo di revisione degli impianti a fune

Il Pensiero di un maestro di sci di oggi di intitola: ” Altra tegola, nonostante il “fermo”, rimane l’obbligo di revisione degli impianti a fune”

Che la montagna fosse poco considerata a Roma lo si sapeva. Già da tempo. L’ultima tegola, anzi valanga, è l’obbligo della revisione degli impianti a fune che dovrà essere effettuata entro 120 giorni dalla fine dello stato di emergenza, e cioè il 30 di aprile.

Così è scritto nel “Decreto Milleproroghe”, approvato nei giorni scorsi in Senato dal Governo Draghi.
Per chi fosse a digiuno di cose tecniche riguardo gli impianti di risalita, la revisione è una verifica obbligatoria, come per le auto, altrimenti non si ha il permesso di aprire.

In tempi normali questa norma sarebbe più che giusta, magari allungando un po’ di più le date di scadenza. Oggi, con quasi tutti gli impianti fermi (aperti soltanto alcuni nelle stazioni che ospitano allenamenti e gare) e per i ben noti motivi, è davvero singolare richiedere alle Società di effettuare questi collaudi, quando questi non sono mai stati aperti.

L’Anef, che è l’Associazione degli impianti a fune, ha giustamente chiesto un rinvio, motivandolo con gli alti costi cui andrebbero incontro tutte le Aziende, in una stagione dove gli incassi sono stati pari a zero.

Con impianti mai utilizzati dagli sciatori. Soprattutto nelle piccole stazioni, chiuse da quel dì.
Da sottolineare che, oltre all’aspetto economico, le revisioni necessitano di tempi tecnici che non si esauriscono in pochi giorni. Tempi che hanno anche a che fare con tutta una serie di documentazioni burocratiche, altrettanto lunghe.

Negli anni ’90 c’era già stato un rinvio, complice la scarsità di neve di quel lontano inverno. Oggi, niente. Il Governo pare inflessibile. Salvo decisioni dell’ultimo momento. Ancora una volta a pagarne il conto, salatissimo, sarà la montagna, già oltremodo penalizzata da ristori, non pervenuti. Con l’obbligo di fare entro 120 giorni le revisioni, per molte stazioni sarà davvero la fine. Non potranno riaprire nemmeno quest’estate. Salvo interventi regionali per pagare i costi di queste revisioni.

Da tutto questo desolante quadro non rimane che constatare una cosa soltanto: la montagna è stata ancora una volta completamente dimenticata.

Se è corretto puntare il dito contro quei politici che non sono stati in grado fino a oggi di difendere gli interessi di chi investe e lavora, è altrettanto lecito domandarsi perché le diverse Associazioni di categoria, hanno permesso (lasciato) che Roma prendesse decisioni così assurde, penalizzanti per tutto il comparto montagna.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Intanto la faccenda dei ristori non è ancora stata risolta e nel frattempo arriva anche questa “bella” novità. Davvero c’è ancora qualcuno pronto a scommettere sulla stagione estiva e su come andrà il prossimo inverno? Accertato che la montagna è sempre presa a “pugni in faccia”, proviamo magari a cambiare registro. Assestando anche noi qualche… bel diretto. Di quelli però che mandano dritti al tappeto. Burocrazie e incompetenza.

Walter Galli
P.S. Puntare tutto sui ristori non basta. Occorre un “cambio di passo” nei confronti del Governo. Ma continuando così… Altra tegola nonostante i

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.