Notizie

Auguri a Karen Putzer che dal Cio…

Giorno di festa non a Nova Levante ma a Losanna, perché presso la sede del Cio tutti fanno gli auguri a Karen Putzer. L’atleta Azzurra, classe ’72, ex poliziotta, protagonista delle scene fino al 2009, lavora infatti a tempo pieno nella sede del Comitato Olimpico Internazionale.

È impegnata nel dipartimento sport e l’abbiamo disturbata per farle semplicemente gli auguri: “Grazie per gli auguri, anche se questo non sarà proprio un giorno memorabile. È un periodo, come puoi ben immaginare, molto complesso e difficile.

Pensa che quando c’è stato il lockdown non potevo nemmeno rientrare a casa. Con la riapertura dei confini, dopo qualche giorno passato a Nova Levante, sono ritornata qui, dove la situazione è meno tranquilla di prima. Da oggi mascherine anche per noi”.

A Losanna lavori da casa o nel Palazzo?
Possiamo andare in ufficio, ma solo ogni tanto.

Dalla montagna al lago…

Non è proprio la stessa cosa, anche se devo dire che Losanna è proprio una bella cittadina. Le Dolomiti sono speciali, ma al lago non manca il suo fascino. Inoltre, ti dirò. dopo una vita passata in montagna, ci sta cambiare ogni tanto. Tranquillo però che almeno una volta ogni due o tre settimane a casa ci torno.

Di cosa ti occupi in particolare, di Olimpiadi invernali?
Invernali ed estive. Seguo le relazioni con tutte le Federazioni ma faccio parte di un progetto molto interessante che il Cio ha creato nel 2012. In pratica sostiene gli atleti nel post carriera. Lo avevo seguito anche io appena terminata la carriera agonistica, quindi ho un’esperienza diretta.

Quindi basta sci?
Ci vado, ci vado. Non più come prima ovviamente, ma forse proprio per questo metto gli sci ancora più volentieri. Mi capita anche di dare qualche lezione perché ho avuto il tempo e la possibilità di diventare maestra di sci.

Tempo per i tuoi commenti tecnici in TV nelle gare di Coppa riesci ancora a trovarlo?
Eh mi sa che il tempo per questo è proprio finito. Anche quella è stata un’esperienza davvero interessante noin priva di responsabilità.

Oggi come festeggi?
Diciamo che i festeggiamenti sono rinviati a data da destinarsi. Qui iniziano solo ora a preoccuparsi. Finora hanno mantenuto un comportamento pseudo normale. Diciamo l’opposto di come ha operato l’Italia. Io ho preferito, pur rimanendo qui, stare molto cauta. Diciamo che non vado molto in giro. Quindi niente candeline!

Invece hai festeggiato per la vittoria di Federica Brignone? Fino alla sua Coppa nessun’altra atleta è stata capace di fare meglio di te nella generale.
Ho festeggiato due volte. La prima da tifosa perché Fede è stata davvero brava. La seconda perché, mi son detta, caspita, però ci sono voluti tanti anni perché qualcuna facesse meglio di me. Allora non ero poi così male!

Beh, non c’è nemmeno bisogno di dirlo…
Il fatto è che ai miei tempi il concetto di polivalenza da noi non esisteva. Diciamo che sono stata un po’ tra le prime a farmi strada in questo senso. Infatti non ti nascondo che è stata davvero durissima. Oggi mi allenavo con le gigantiste, domani con le slalomiste, dopodomani con le velociste… In pratica ogni anno cambiavo squadra. E sinceramente ancora oggi non so come sia riuscita a non perdermi per strada.

Oggi è tutto più fluido…
Altroché! Fede, Sofia e Marta seguono un progetto della federazione ben preciso e sono al centro di un’organizzazione studiata e codificata. Con me non esisteva nulla di tutto questo. Sono stata un po’ una cavia.

E avevi avversarie toste!
Avversarie mica da ridere direi. Quando sono arrivata seconda nella Coppa generale vinse la Kostelic che poi si ritirò l’anno dopo, quando invece vinse Anja Paerson. Proprio nell’anno del mio infortunio, ma era terza la stagione prima. Ripeto, il risultato che sono riuscita a ottenere, più ci penso, è stato un mezzo miracolo. Ma posso dire… per fortuna che le cose sono cambiate!

Può essere che nessuno riuscì a capire fino in fondo le tue potenzialità?
Mah, a 15 anni ero in nazionale, a 16 avevo vinto i Mondiali Junior, a 18 altri tre titoli. Il fatto è che non c’era una struttura. Un anno mi hanno messo nella squadra di discesa, ma ero perfettamente cosciente che non avrei combinato niente di che. Ma ai tempi era così.

Certo che se vedo come sono seguite adesso le ragazze… Io spesso mi trovavo a casa con mio papà che mi metteva giù i pali da slalom o le porte da gigante. E non è che potevi fare la voce grossa più di tanto. Non esistevano i social, non c’era tutta questa attenzione.

Quindi quando riuscivi a fare qualcosa di buone erano tutti felici, se invece andava male era tutta colpa tua e ti massacravano. Ecco che essere arrivata seconda in quelle circostanze è stato un risultato molto valido, almeno per me. E il fatto che siano passati ben diciassette anni…

E poi avevi solo 23 anni.
Ah giusto. Effettivamente quando avevo l’età di Federica mi avevano già eliminato dalla squadra. Tra l’altro questa è un’altra bella storia. Sto ancora spettando che qualcuno mi spieghi. Tutto d’un tratto non mi sono più trovata nell’elenco della squadra! Fede ha vinto a 30 anni. Io questa possibilità non l’ho avuta.

Ma sia ben inteso, non lo dico per fare polemica. Sono perfettamente cosciente che queste sono storie di sport. E lo sport è così. Ci sta e gli atleti devono accettarlo senza sbattere le porte. Ecco, in questo diciamo che sono stata brava a superarle con un buon tempo!

Ancora tanti auguri Karen

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).