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Cannoni al lavoro per la vostra sicurezza

 La sospirata neve in avvio di stagione è stata davvero pochina, molta invece è stata quella prodotta dagli impianti di ultima generazione di cui tutte le stazioni di sci del nostro arco alpino sono ormai dotate. Questi sono non solo una garanzia per l’avvio della stagione ma sono un prezioso strumento nel corso dell’intero arco stagionale per ripristinare il manto nevoso. E ciò non solo a beneficio di una bella sciata ma anche della sicurezza di tutti gli sciatori i quali, grazie al lavoro dei cannoni produttori di neve, possono essere sicuri di non trovare insidie nel terreno a tutta garanzia della loro incolumità. È per questo che ho voluto trascorrere un’intera nottata insieme a Mauro Scipioni, responsabile della direzione piste della Montemagnola Impianti S.r.l., gestore impianti della stazione di Ovindoli in Abruzzo. L’appuntamento è per le 21,30 davanti alla sede della partenza della telecabina; la serata di quelle giuste per temperatura e tasso di umidità  (la temperatura -5 con previsione di discesa nelle ore notturne fino -7/-8); Mauro mi introduce immediatamente nel cuore dell’impianto di neve programmata; si aprono le porte di una centrale operativa moderna, fatta di svariati enormi compressori e una centrale elettronica informatica. Di qui si ha sotto controllo video tutta l’area delle piste della stazione con evidenza di ogni punto di (cannone) produzione neve; dopo il controllo dei vari parametri di pressione lungo l’intera linea di condotte, individuiamo il settore di piste da cui vogliamo iniziare, i singoli cannoni che vogliamo far partire, dunque diamo formalmente il via, apriamo le valvole e, magicamente ma anzi diremmo tutt’altro, i cannoni cominciano a produrre i getti di acqua compressa nebulizzata che, una volta a contatto con l’aria (in temperatura), cristallizza e produce il fiocco. Rimaniamo davanti ai video per verificare che tutto proceda come deve, mi spiega che elettronicamente viene controllata la quantità di acqua immessa e la conseguente quantità di neve prodotta; si ha sotto controllo ogni eventuale anomalia, pressoria o di altro genere, che segnalata dal sistema, potendo intervenire sia c.d. da remoto (da computer) oppure direttamente in loco raggiungendo la macchina in crisi. Una volta avviato e messo a regime tutto il sistema è il momento dell’esecuzione di controllo e verifica; inforchiamo guanti e maschera e saliamo sulla motoslitta. Mauro mi porta dapprima a visionare, per controllo, la seconda centrale termica posizionata nelle vicinanze del bacino della raccolta dell’acqua da dove possono essere aperte, più o meno, le valvole delle pompe di adduzione e controllare il corretto funzionamento delle stesse. A seguire raggiungiamo, uno ad uno, i cannoni in funzionamento; trattasi di una scrupolosa verifica che  serve, anche in contatto radio con la sala macchine, anche per meglio posizionare, manualmente, un’asta o una ventola a seconda magari del vento presente o, come può accadere, a sbloccare un augello della diffusione che può essersi sporcato, ghiacciato o altro. Si controlla poi anche con il tatto o camminandoci sopra e smuovendola,  la qualità della neve prodotta, così da capire se il cristallo che si forma è di qualità o meno e se devono essere apportate modificazioni nella programmazione. Questo controllo è meticoloso e prosegue per ogni punto di produzione; poi si fa rientro  alla centrale e, talvolta, occorre rifare il giro a distanza di ore, per un’ulteriore verifica. Ridendo e scherzando si sono fatte le tre del mattino; Mauro ha dato avvio ad un secondo settore di innevamento e il suo lavoro proseguirà fino all’alba. Io lo ringrazio, è stato davvero istruttivo poter vedere il dietro le quinte di un lavoro del genere che non avrei pensato poter essere così attento in ogni dettaglio e implicante profonde conoscenze di natura metereologica, industriale, idraulica, informatica. Competenze queste necessarie ma che da sole non bastano perché un lavoro del genere impone una dose massiccia di passione senza la quale non è possibile raggiungere alcun risultato: basti pensare alle nottate all’addiaccio. Ci salutiamo dandoci appuntamento per il mattino seguente, allorquando i cumuli di neve accumulata saranno stati trattati dai battipista, usciti all’alba, per rendere piano, quasi invisibile, il lavoro svolto. E qui la sorpresa bellissima: dove ieri il manto era critico, magari con qualche spelatura di terreno che cominciava a farsi largo o qualche pietruzza a fuoriuscire, oggi transitiamo veloci in bella conduzione, che meraviglia e che sicurezza!!! Perché di questo (di rendere le piste sicure) sono responsabili e costituisce uno degli obblighi primari dei gestori degli impianti, anche secondo la nostra legge n. 363 sulla sicurezza in montagna. Grazie Mauro e grazie a tutti quelli che dedicano con passione le loro giornate per rendere le piste perfette e sicure.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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