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Come si crea un campione

Già, come si crea un campione? Qual è la formula per la vittoria? Queste sono le principali domande che popolano il mondo dello sport. Questo stesso mondo, però, vive alcune realtà che si rendono sempre più evidenti, come ad esempio il consistente abbandono sportivo dei giovani, che persiste nonostante la pratica sportiva in Italia sia in aumento (Alleva, ISTAT 2016).
Tali aspetti potrebbero trovare spiegazione nella considerazione che la cultura dello sport, centrata sul risultato, può portare a perdere di vista l’atleta con le sue peculiarità.
L’obiettivo diventa quindi quello di considerare l’atleta come individuo, a 360°, nel suo intero percorso di sviluppo, e lo sport come agonismo ed elemento chiave per la salute e il benessere psicofisico.
Si passa quindi dall’attenzione al risultato al focus sulla massima espressione delle proprie capacità, che permette il superamento dei limiti, verso quindi il potenziamento della propria Intelligenza Agonistica (Vercelli, 2009).
Nasce così il S.A.L.T, il documento per lo Sviluppo dell’Atleta a Lungo Termine, applicato allo sci alpino, a partire dai più recenti lavori anglosassoni nel panorama internazionale, attraverso una collaborazione tra l’S.T.F. (Scuola Tecnici Federali) della Fisi e il Centro di Psicologia dello Sport e della Prestazione Umana «Umbro Marcaccioli», ISEF-Torino, con Responsabile Scientifico Prof. Giuseppe Vercelli.
Tale documento si propone come risorsa per allenatori, genitori, dirigenti e insegnanti e rappresenta un insieme di linee guida, organizzate in sette fasi, dello sviluppo dell’individuo, nel rispetto delle fasce di età specifiche, delle sue caratteristiche, dell’ambiente di crescita e di pratica sportiva.

Prima fase «Nevicità» (0-6 anni).
La ripetizione di giochi ed esercitazioni ritmiche e attive contribuisce alla costruzione e al consolidamento di connessioni nel cervello e tra questo e la muscolatura. A questa età, inoltre, i bambini imparano ad usare la loro immaginazione (Balyi, Robertson e Hamilton, 2005). Risulta opportuno stimolare il bambino a divertirsi, aiutarlo a conoscere lo sport e il proprio corpo attraverso esercizi ludici e creativi eseguiti in progressione, finalizzati alla ripetizione e l’automatizzazione del gesto. La comunicazione efficace, invece, è semplice (evitando di utilizzare termini tecnici), concreta (ossia riferita ad esperienze del bambino) e accogliente. Importante, infine, la costruzione e il mantenimento nel tempo di una vera e propria alleanza con le famiglie. I genitori, infatti, ricoprono un ruolo centrale e decisivo per l’approccio del figlio all’attività sportiva. In questa fase sarebbe ideale dare ai propri bambini l’opportunità di trarre divertimento e gioia dallo sport, senza esercitare eccessive pressioni sulla performance e il risultato finale (Coté, 1999).

Seconda fase «I fondamentali dello sci» (6-10 anni).

In questo periodo, con l’entrata del bambino nella scuola primaria, i giovani atleti cominciano a comprendere l’importanza e l’utilità delle regole (Balyi, et al., 2005). Gli aspetti psicologici più caratteristici di tale fase sono: limitata capacità di comprensione e attenzione, apprendimento di tipo imitativo, impossibilità di pensare a più cose per volta e pensiero di tipo concreto (Fonzi, 2001). L’allenatore potrà quindi utilizzare spiegazioni brevi, seguite da dimostrazioni pratiche (es. sciare davanti a loro), verificando spesso la loro comprensione di quanto detto. Esattamente come nella prima fase, è bene continuare a svincolare il bambino dal risultato finale. Ciò è reso possibile soprattutto se l’allenatore e i genitori evitano di riporre nei giovani atleti aspettative superiori alle loro risorse. Risulta quindi opportuno aiutarli a incrementare la fiducia nei propri mezzi, accentuando gli aspetti positivi e specifici della performance. Fondamentale infine per il bambino in questa fase è sperimentare, scoprire quindi il corpo e le emozioni attraverso un apprendimento per prove, ma soprattutto errori.

Terza fase «Imparare ad allenarsi» (10-12 anni).
Tale periodo è segnato dall’inizio di cambiamenti soprattutto a livello fisico, con lo sviluppo della funzione riproduttiva per entrambi i sessi. Tratti psicologici distintivi di questa età sono: capacità di affrontare i problemi da punti di vista differenti, maggiore capacità di comprensione e concentrazione, pensiero focalizzato sul presente e pensiero di tipo concreto (Fonzi, 2001). Dai 10 ai 12 anni, comunque, aumenta l’importanza della competizione e della prestazione. È dunque opportuno cominciare a rivolgere l’attenzione alla performance sportiva, ponendo enfasi sull’allenamento e il potenziamento delle capacità. L’allenatore potrà quindi predisporre situazioni sfidanti che mettano l’atleta alla prova e stimolino il problem solving, muovendosi sempre in un’ottica di apprendimento per prove ed errori. Parallelamente potranno essere utilizzati pertanto feedback verbali specifici sull’azione e il gesto tecnico-atletico svolto, alternati a domande al fine di stimolare la riflessione autonoma.

Quarta fase «Allenarsi all’allenamento» (12-16 anni)
Sul piano psicologico, questa fase è caratterizzata da un rifiuto delle regole imposte, dalla ricerca di una propria identità autonoma e originale e dall’esigenza di appartenere a un gruppo di pari. Tale fascia di età è infatti accompagnata da numerosi e intensi cambiamenti a tutti i livelli (fisico, psicologico, emotivo, ecc.). Ulteriori tratti distintivi sono: pensiero critico, pensiero focalizzato sul futuro (Fonzi, 2001), una modalità di ragionamento logico-deduttiva e astratta e la necessità di scoprire se stessi e le proprie caratteristiche attraverso la pratica sportiva (Balyi et al., 2005). Diventa quindi centrale la condivisione di obiettivi a breve, medio e lungo termine, al fine di promuovere l’impegno e l’atteggiamento agonistico, così come l’utilizzo di domande per stimolare la riflessione e l’apprendimento individuale. Comincia inoltre a essere possibile iniziare un confronto con gli atleti sulla tecnica, introducendo concetti più astratti (es. i quattro movimenti fondamentali). Infine, continua a essere importante il supporto dei genitori, caratterizzato da comportamenti e modalità comunicative che supportino l’atleta nel raggiungimento di buoni livelli di performance e lo aiutino a superare le eventuali minacce che ostacolerebbero l’attività sportiva (Coté, 1999).

Quinta fase «Allenarsi a gareggiare» (16-20 anni).
Durante questa fase aumentano lo stress e l’attenzione al risultato. Diventa fondamentale la preparazione mentale alla gara, ossia la capacità di riprodurre in allenamento condizioni di difficoltà e impegno simili a quelle della competizione da un lato, la visualizzazione della pista e dei movimenti necessari per affrontarla al meglio, dall’altro (Bortoli, Gramaccioni e Robazza, 1994). L’allenamento potrà quindi prevedere la preparazione dell’atleta alla gara e la gestione degli imprevisti, continuando un’adeguata definizione degli obiettivi. L’allenatore sarà dunque chiamato a creare situazioni che inducano l’atleta a trovare soluzioni innovative e diversificate, in un rapporto di maggior collaborazione e confronto con l’atleta. Il principale obiettivo è la costruzione dell’intelligenza agonistica e di una mentalità professionale e positiva.

Sesta fase «Allenarsi per vincere» (da 20 anni)
A livello mentale è importante la gestione dello stress e dei possibili condizionamenti in vista della competizione. Gli atleti devono inoltre essere consapevoli dei propri punti di forza e aree di miglioramento, così come dell’importanza delle loro scelte relative allo stile di vita (Balyi, et al., 2005). Per l’atleta sarà quindi fondamentale offrire sempre il meglio di sé, sentirsi al massimo della prestazione, accettando e affrontando le sfide e acquisendo la capacità di padroneggiare i meccanismi mentali sottesi alla prestazione sportiva, come descritti dal modello S.F.E.R.A. (Vercelli, 2006). È importante che atleti e allenatori lavorino insieme, attraverso un continuo confronto, per la progettazione e la definizione di obiettivi condivisi. L’allenatore, per primo, e lo staff assumono quindi un ruolo di supporto, soprattutto per quanto riguarda la preparazione e il contenimento dalle eventuali minacce cui l’atleta può essere soggetto.

Settima fase «Sciare per tutta la vita».
Comprende coloro che rimangono attivi praticando attività sportiva per la vita. Lo sport diventa fondamentale per il raggiungimento e il mantenimento del benessere psicofisico dell’individuo. Fondamentale risulta quindi recuperare divertimento legato all’attività sportiva, focalizzando mente e corpo sull’ambiente circostante e sulle sensazioni ed esperienze positive. La relazione con l’allenatore diventa quindi più simmetrica, in una prospettiva di definizione degli obiettivi in collaborazione con l’atleta e in funzione delle sue richieste.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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