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Corrado Barbera, a 20 anni in squadra A: “Gli obiettivi? Lavorare, lavorare, lavorare…”

Corrado Barbera, a 20 anni in squadra A: “Gli obiettivi? Lavorare, lavorare, lavorare…”
Corrado Barbera, classe 2002, è fratello minore di Ruggero (classe ’94), allenatore del Comitato AOC, con un passato agonistico che ha raggiunto il suo culmine proprio nel sodalizio piemontese, poi interrotto a causa di un infortunio (rottura del piatto tibiale) nel secondo anno Giovani, che ne ha rallentato l’avanzamento fino a concluderlo, suo malgrado (36 punti in slalom) dopo il primo anno Senior.

Ma è da qui che nasce la passione di Corrado. Tra i due ci sono 8 anni di differenza e quando Ruggero faceva le prime garette, al parterre c’erano anche papà Augusto, mamma Claudia e Corrado nel pancione! Come a dire, strada segnata ancor prima di nascere. E così è stato, i primi rudimenti con la scuola sci fino a entrare nello sci club Val Vermenagna, creato nel ’93 da Ezio Vallauri e Gabriella Giordano proprio per l’avviamento all’agonismo dei bambini. Poi, con l’ingresso nella categoria Cuccioli, il passaggio allo Ski College Limone, seguendo le orme di Ruggero, che per Corrado, ancora oggi è un punto di riferimento fondamentale, per non dire piccolo grande eroe.

Barbera family: mamma Claudia, Corrado, Ruggero e papà Augusto

Classica famiglia dove tutto gira attorno allo sci? No, non è così. Al di là di una passione sfrenata, per Ruggero è lavoro, per Corrado è il futuro, mentre Augusto e Claudia recitano il puro ruolo di genitori, senza alcuna intromissione. “E ci tengo a sottolinearlo perché sotto questo punto di vista sono sempre stati molto intelligenti, primi tifosi ovviamente, ma non si sono mai messi in mezzo nelle faccende dello sci club, ovvero tra me e gli allenatori o i preparatori. Si interessano sempre, mi sono vicini, ma come qualsiasi mamma e papà, abili, dunque, a gestire la situazione”.

Allora racconta il tuo percorso…
Si è costruito grazie all’aiuto dei tecnici che mi hanno permesso di arrivare fino alla squadra A, ma con in quali si è creato un vero rapporto di vita che esula dallo sci. Il primo è sicuramente Mattia Rista (da tanti anni responsabile dei Pulcini) quando sono entrato nei Cuccioli dello Ski College Limone. Ancora oggi il rapporto è speciale perché non posso dimenticare il giorno che mi accompagnò sul primo podio da piccolo (2° ai Giovanissimi). Ma non si tratta solo di questo, c’è un legame affettivo che ci abbraccia al di là dello sci.

Poi c’è Marco Gullino che posso comodamente definire un secondo fratello maggiore. Mi ha seguito per i due anni Ragazzi, poi è andato in Comitato e mi ha ripreso nel secondo anno Giovani nelle due stagioni che ho passato in AOC, poi una stagione in C e un’altra ancora in B. Anche in questo caso il rapporto va ben oltre la neve. A livello atletico quando sono a casa mi segue ancora lui assieme a mio fratello che di fatto è il mio preparatore atletico (laurea Magistrale allo Suism).

Quando Corrado entrò nella categoria Giovani fu allenato da Alessandro Bossi, tragicamente scomparso nel gennaio scorso

E poi Alessandro…
Alessandro Bossi mi ha preso quando sono entrato nei Giovani. Lo considero l’allenatore che mi ha “cambiato” la carriera. Lui era Istruttore nazionale e purtroppo devo parlare al passato perché è venuto tragicamente a mancare nel gennaio scorso a soli 31 anni! Lui è colui che ha dato il via al sogno. Arrivavo dagli Allievi senza alcun titolo vinto, perché non ero così scarso ma nemmeno un fenomeno, mi ha preso tra estate e autunno e mi ha smontato pezzo dopo pezzo a livello tecnico e mentale, rimontandomi poi completamente.

Un lavoro incredibile partito proprio dalle base. Non che mi mancassero i fondamentali, ma per comprendere meglio alcuni passaggi questo percorso ha decisamente modificato il mio modo di stare sugli sci. Se Gullo è per me un fratellone maggiore, Ale è stato più di un amico. Rimarrà sempre dentro di me! Tra i miei punti di riferimento, ma lo davo per scontato, c’è naturalmente anche mio fratello. Quando sono a casa da solo è lui a darmi una mano.

Dicevi che da children non hai brillato: la cosa non ti ha mai preoccupato?
Hai toccato proprio un bel tema. La penso così: nella categoria children c’è sempre più una certa esasperazione. Sembra che se fino all’ultimo anno Allievi non hai portato a casa qualche titolo non vali niente e di sicuro la tua carriera è già finita prima ancora di cominciare. Niente di più sbagliato! Nei children entra in ballo una componente fondamentale, quella del fisico. C’è chi si sviluppa prima, chi dopo e questo conta tantissimo.

Quello che mi hanno sempre insegnato e a cui ho sempre creduto, con tanto di prove e controprove, è che nel Giovani si riparte da zero che tu abbia vinto tutti i titoli a disposizione o che non ti sia mai affacciato sul podio. Ho proseguito il mio percorso con questa consapevolezza. Vedere dei ragazzini entrare nei Giovani con l’obiettivo focalizzato fin da subito sul corso maestri è una cosa da pazzi e che non riesco proprio a comprendere.

Corrado in versione “apripista” Coppa del Mondo a  Sestriere, nel suo secondo anno Giovani quando correva per il Comitato

Questa consapevolezza ti ha aiutato?
Mi ha fatto capire una cosa fondamentale: si va avanti solo mettendosi giù a lavorare sodo. Credo sia per questo che sono un grande lavoratore. Se ci credi i risultati arrivano. Poi, certamente, servono anche certe doti, ma lo scopri strada facendo nei Giovani, non prima.

E quando hai capito che eri sulla strada giusta per diventare un atleta vero?
Alla fine del primo anno Giovani con il rapporto intrapreso con Alessandro. Mi sono messo in gioco e la prima risposta al percorso intrapreso è arrivata con l’ingresso in Comitato, nel mio secondo anno. Il resto è stata una progressione: l’ingresso in C mi ha fatto capire che avrei potuto fare l’atleta nella vita, poi con la convocazione in B tale consapevolezza è diventata realtà.

In tutto questo percorso hai dovuto fare anche lo slalom con la scuola…
Per fortuna devo ringraziare di avere un fratello di 8 anni più grande che mi ha fatto capire come frequentare una scuola tradizionale non sia proprio l’ideale per chi vuole fare l’atleta. Infatti, Ruggero si era iscritto al liceo scientifico a Cuneo ma dopo il primo anno, per non dover abbandonare l’attività agonistica, ha dovuto cambiare scegliendo il liceo sportivo di Limone che è stata anche la mia scuola per tutti e cinque gli anni.

Tieni poi conto che nella mia famiglia l’importanza della scuola non è mai passata in secondo piano rispetto a quella dello sport. Per questo la scelta del Liceo di limone è stata azzeccatissima perché non ho mai riscontrato alcuna problematica a gestire studio e sport. Anzi, ho avuto professori che mi hanno aiutato in tutti i modi. Non mi hanno mai regalato nulla ma messo nelle condizioni di tenere il passo, a volte, inviandomi persino dispense sul telefono. Li ringrazio tutti!


Andiamo un attimo a St. Anton?
Che giornate e che emozioni! Non mi riferisco solo allo slalom, perché quattro giorni prima ho vinto il titolo della combinata a squadre assieme a Marco Abbruzzese. Lui 7° in superG, io primo nella manche di slalom. Lui da Genova si era trasferito a Mondovì per sciare a Prato Nevoso col Mondolé, pertanto, ci siamo ritrovati fin dall’età di sei anni a gareggiare assieme nelle provinciali.

Marco Abbruzzese, Marco Gullino e Corrado Barbera in occasione dell’oro in combinata conquistato ai Mondiali Junior 2023 a St. Anton

Quindi non era un rivale ma un amico di una vita, noi come le nostre famiglie. Siamo cresciuti assieme fino all’ingresso in squadra. Vincere l’oro assieme a lui è stato il coronamento di un percorso di due ragazzini che hanno condiviso gli stessi sogni. Quando abbiamo capito che ormai avevamo vinto c’è scappata pure la lacrimuccia!

Chissà allora dopo lo slalom!
Il primo flash che mi viene in mente è quando, superato il traguardo, ho alzato la testa e visto la luce verde! Tutto è stato più bello perché nella fase finale della seconda manche ho dato vita a un vero rodeo! Pista rovinatissima e numeri pazzeschi per rimanere in piedi. Tieni conto che io non avevo idea di com’erano andati quelli partiti prima di me, il terzo e il secondo della prima manche, cioè il tedesco Palamaras e il francese Canafferina, già oro in gigante.

Il leader corner provvisorio della prima manche dello slalom dei Mondiali Junior di St. Anton: da sinistra Canafferina, Corrado e Palamaras

Non voglio mai sapere niente e non mi piace guardare gli altri perché riesco a concentrarmi meglio sulla mia gara. Quando ho iniziato a sbagliare e poi, porta dopo porta, ero certo di averla buttata via. Anche se dentro di me è scattato qualcosa di particolare. È come se avessi sentito la mia stessa voce che mi ripeteva, no, in questa gara non puoi uscire. Sono convinto che in un altro ambito sarei finito fuori.

Così ho superato il traguardo con l’ultimo colpo di reni e il braccio in avanti quasi per fermare prima il tempo. Ma al contempo ho pensato, che palle, è andata male, sono di sicuro finito dietro! Quando ho rivolto lo sguardo verso il tabellone non ho nemmeno visto il tempo ma i led brillavano di verde… E in quel momento, bon… non so nemmeno dire quello che ho provato! Non mi era mai accaduta una cosa del genere prima. In quegli istanti è come se mi fossero passati davanti agli occhi tutti quei momenti che giustificavano la mia presenza lì.

Quando sei ragazzino non puoi certo immaginarti che un giorno vincerai l’oro di un Mondiale Junior ed anche se non stiamo parlando della Coppa del Mondo o di un Mondiale vero, ti ritrovi al traguardo da vincitore rendendoti conto che hai fatto un altro piccolo step in avanti.

È stata una sorpresa?
Si parte sempre per vincere, ci mancherebbe! Come posso spiegarti… E come se… su dieci cose te ne riesce soltanto una, ma quell’unica è talmente potente da convincerti quanto sia valsa la pena ammazzarti di lavoro pur di vivere certi momenti! Ti dirò di più, il giorno dopo ho visto una storia su Instagram che mi ha fatto letteralmente venire la pelle d’oca: i nomi degli ultimi cinque campioni mondiali junior di slalom: Noel, Vinatzer, Ritchie, Steen Olsen e Barbera! È chiaro ora perché mi è difficile spiegare per filo e per segno l’emozione di quel momento?

Chissà a casa…
Mia nonna e mia mamma se la sono cavata inzuppando il fazzoletto di lacrime, ma fino a qui, tutto normale. La reazione che ha sorpreso tutti è stata quella di mio padre che penso sia una delle persone più calme e pacate sulla terra! Non si scompone mai o comunque difficilmente esterna la sua gioia saltando sul divano o urlando a più non posso. Invece nonna racconta che, come ho tagliato il traguardo, si è lanciato in un salto da record del mondo sbattendo poi i pugni sul tavolo. Per chiunque sarebbe un gesto normale di euforia, ma conoscendo papà assicuro che si è trattato di qualcosa di pazzesco. In generale, l’amore che ho ricevuto dagli amici e persone che conosco e qualcosa di inimmaginabile. Tutto rimarrà per sempre dentro di me anche se giornate così, spero, ne arriveranno altre.

Un’emozione diversa, invece, quella di Soldeu, la tua “prima” in Coppa del Mondo?
Molto diversa ma altrettanto bella. Di mia natura patisco meno la pressione più l’evento è importante. Una bella notizia a metà, perché in Coppa Europa questa stagione ho buttato via delle occasioni. È evidente che nelle gare secche riesco a rimanere meglio sul pezzo.

Comunque, sono partito con tanta carica, consapevole che quel posto in partenza me lo ero guadagnato e non potevo permettermi di avere paura o di avere un atteggiamento reverenziale nei confronti dei mostri sacri della specialità. Ero lì, consapevole di aver raggiunto il sogno di tutti i bambini che iniziano a far gare: la Coppa del Mondo. Non sarebbe stato accettabile non godermi quel premio che mi ero guadagnato.

La prima manche di Corrado Barbera alle finali di Coppa di Soldeu: terreno non proprio compatto!

Non avevo alcuna intenzione di fare semplice presenza, godermela sì, ma mostrare anche carattere. Riconosco però un attimo di debolezza: mancavano 5 minuti alla partenza e stavo facendo esercizi di riscaldamento. Ecco, lì, per qualche istante, quando ho realizzato che stava per toccare a me, un pochino la gamba ha tremato!

E quando hai messo fuori i bastoni?
Ho detto, ok, ora inizia il divertimento! Poi, va beh, la prima manche è stata un inferno! La pista era un vero disastro. Ho provato a spingere nella prima parte, ma sul muro potevi soltanto difenderti. Nella seconda, invece, con pista liscia mi sono divertito un sacco ed è anche andata discretamente bene col settimo tempo di manche (18esimo a fine gara – ndr). Ciò che ho vissuto al traguardo è stata poi la ciliegina sulla torta. Di carattere sono molto socievole, mi trovo a pieno agio nei contesti di festa. Mi sono guardato attorno e ho pensato: sì, è proprio qui che voglio stare!

Beh, non manca tanto all’inizio della stagione…
E sarà sicuramente la stagione più difficile ma anche la più divertente della mia vita, ne sono certo. Qui ci sono arrivato, adesso devo spingere per completare l’obiettivo.

Che tipo di slalomista è Corrado Barbera?
Assolutamente istintivo. Mi manca a volte un po’ di tattica, ma non sono lo slalomista che scende alla garibaldina sperando di rimanere dentro. Mi sono imposto di rischiare tanto ma con la testa. L’anno scorso in alcune occasioni è capitato di non spingere a dovere nella prima manche, della serie, gas chiuso. Poi nella seconda, nel tentativo di recuperare, partivo a razzo facendo dei settori pazzeschi, fino però a uscire. Quindi devo lavorare molto nell’atteggiamento: ok full gas ma contenendo l’impeto.

Tracciati preferiti?
Rendo meglio sul ripido e su tracciati che girano molto. Patisco, invece, un po’ i piani o comunque il dritto perché tendo a sciare in angolazione, pertanto in certi tratti fatico a fare velocità.

L’ingresso in Squadra A dovrebbe aiutarti a migliorare…
Per ora, con i tecnici e gli skimen nuovi, ho fatto solo un’uscita sulla neve con Matteo Canins. Gli altri non c’erano perché avevano già dato a fine stagione nello stage di Livigno quando ancora le squadre non erano state decise. Anche questo è stato un momento significativo. Si vede che c’è un altro tipo di cura dei dettagli. Non che questo non accada nella squadra B, anzi, ma sono diversi. Insomma, quando si alza l’asticella devi badare ad alcuni accorgimenti che prima venivano coperti da altri fattori tecnici più importanti in quella fase. Poi siamo in meno e anche con lo skiman a tua disposizione le cose cambiano indubbiamente.

Ti allenerai poi a fianco di slalomisti molto esperti, cercherai di carpirne i segreti?
Questo è il motivo principale per cui sono stra felice di essere in questa squadra quest’anno. Il programma agonistico che seguirò sarebbe stato lo stesso anche rimanendo in B, ovvero dividendomi tra Coppa Europa e Coppa del Mondo. Sciare con gente più forte ed esperta di te rappresenta, almeno per me, uno stimolo incredibile. Ogni giorno sei spinto a fare di più e vedi quanto ti manca per essere davvero coi primi. Ti faccio anche un altro esempio: ho conosciuto Razzo solo quest’anno e a parte la persona d’oro che è, ai test Fischer che abbiamo fatto assieme a Livigno mi ha dato un sacco di consigli su come capire certe cose, a come dare i giusti feedback. Tutto questo è una gran figata!

Sei nelle mani di Simone Del Dio…
Penso sia impossibile non trovarsi bene con un allenatore del genere. Non mi riferisco al lato tecnico che non si discute nemmeno, ma a quello umano. È sempre disponibile, ben predisposto a spiegarti e ad ascoltarti mettendoti a tuo agio o portandoti sempre in una zona di confort anche quando si affrontano situazioni complesse. Sulla neve ti passa sempre le informazioni con molta calma e precisione. Non potevo aspettarmi di meglio!

Che rapporto hai con l’attrezzatura?
Diciamo che non sono un fanatico o un tipo eccessivamente pignolo, ma di certo non lascio nulla di intentato. So benissimo che giunti a questo punto la differenza la fanno anche i dettagli dal momento che il livello è altissimo. Quindi, certamente mi preoccupo che tutto sia a posto, ma non vado in giro col microscopio! Ho iniziato con Fischer, poi dai Cuccioli fino agli Allievi con Blizzard e Nordica, poi sono tornato con Fischer dal primo anno Giovani fino a oggi, per cui, dopo sei anni mi fido ciecamente dei miei attrezzi che tra l’altro, specie in slalom, penso siano tra i migliori. Credo vadano tutti bene in realtà, ma la differenza la fa il rapporto che riesci a instaurare con l’azienda e Fischer mi ha sempre seguito benissimo.

Il gigante lo hai già abbandonato?
Pensa che fino al terzo anno giovani, quando sono entrato in squadra, avevo punti più bassi in gigante che in slalom. La stagione scorsa ci siamo concentrati un po’ di più in slalom proprio per tirarlo su e di conseguenza ho po’ perso il gigante. Ti dico però che uno degli obiettivi di quest’anno è proprio quello di portarlo possibilmente al livello dello slalom, anche se è innegabile che tra i rapid gates le cose sono per me un po’ più facili. Devo però raggiungere un livello sufficiente almeno per la Coppa Europa. Non dimentichiamo poi che sono del 2002, pensare già adesso soltanto allo slalom sarebbe proprio una fesseria. Comunque, Simone lo ha detto chiaramente: si lavora sulla doppia specialità senza se e senza ma! Si è già visto l’anno scorso sia con Tommy e Vinni che in gigante sono cresciuti tantissimo.

Pronto per Ushuaia?
Prontissimo anche perché è una situazione fantastica. Riesci ad allenarti ad agosto in condizioni totalmente invernali. La continuazione di lavoro per un mese intero è poi tantissima roba. Non è come salire su un ghiacciaio tre o quattro volte. Speriamo di trovare le stesse condizioni dell’estate passata: 20 giorni di allenamento, 20 giorni di sole e neve dura!

Sei anche un tipo da palestra?
Faccio quello che mi dicono di fare e do l’anima. Sono un lavoratore e lo dico perché penso sia un mio punto di forza. So benissimo che per raggiungere determinati obiettivi non puoi sottrarti a nulla. Poi magari, come dicevo prima nell’essere un po’ sbarazzino, non mi sottraggo a qualche lamentela, ma sempre con un pizzico d’ironia. Ad esempio, qui a Roma (oggi è l’ultimo giorno di ritiro atletico – ndr), al Centro Olimpico Giulio Onesti, stiamo seguendo un programma importantissimo ma sembra di essere dentro a un forno!

A dicembre sei entrato a far parte del Gruppo Sportivo Esercito: è un valore aggiunto?
A fine maggio ho fatto il corso di addestramento previsto per l’arruolamento, dunque sono ancora fresco, fresco.

Il valore aggiunto che sento di possedere si chiama onore.

È quello che sento ora, a vent’anni, nel ruolo di rappresentante di un corpo militare. Sapere poi che hanno creduto in me aumenta indubbiamente il senso di responsabilità.

 

Corrado dal dicembre scorso è un atleta del Gruppo Sportivo Esercito. Con la divisa dell’arma ha conquistato a La Thuile l’oro in slalom ai Campionati Italiani Giovani (sesto assoluto)

Non ti è dispiaciuto lasciare lo Ski College Limone?
Non l’ho mica lasciato! Corro per l’Esercito ora ma dopo tanti anni il Limone è qualcosa di più di uno sci club. La chiamo famiglia, un cordone ombelicale che non si romperà mai perché significherebbe non avere più tantissimi amici. Quando sono a casa ci vediamo sempre!

Chiudiamola con la domanda più importante: obiettivi?

A medio termine l’obiettivo principale si chiama Milano-Cortina 2026. Per quanto riguarda la stagione entrante, sicuramente vincere in Coppa Europa. Nelle occasioni che spero di avere in Coppa del Mondo, invece, non mi concentrerò tanto sul risultato ma sulla prestazione. Sicuramente il focus è la qualifica, ma quello che intendo dire è che in testa non avrò alcun assillo se non quello di sciare bene. Significa pensare alla performance, perché il risultato ne sarà una conseguenza. Poi, partendo con pettorale alti ci vuole anche un pizzico di fortuna nel trovare piste non troppo disastrate. Ricordo bene il debutto a Garmisch di Matteo Canins l’anno scorso: entrare nei 30 in quelle condizioni era materialmente impossibile! Comunque, da lì sono passati tutti, dunque non resta che mettersi sotto a lavorare sodo! Lo devo sia per il mio futuro ma anche per ripagare della fiducia ricevuta da tutti coloro che mi hanno accompagnato fino qui. Dei miei inizi abbiamo già parlato, ma come non ringraziare l’intero staff tecnico della “C” e della “B” con Andrea Truddaiu che non mi ha mai mollato un attimo, fino a Max Carca che mi ha dato questa incredibile opportunità! Corrado Barbera a 20 anni Corrado Barbera a 20 anni Corrado Barbera a 20 anni Corrado Barbera a 20 anni Corrado Barbera a 20 anni  Corrado Barbera a 20 anni

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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