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Cosa fa oggi Alberto Tomba?

Quando giro per il mondo e chi mi incontra viene a sapere che sono italiana e faccio la giornalista di sci, la prima domanda è quasi sempre la stessa: come sta e cosa fa oggi Alberto Tomba la Bomba? Per rispondere, cosa di meglio che parlare con l’oggetto di tanto immutato interesse? Tramite Laura Lelli, da 22 anni sua agente (ma lei si definisce «ottimizzatrice»), prendo un appuntamento telefonico. Lo chiamo e ci metto un attimo a capire che per quanto si sforzi di dirmi che è cambiato un sacco, è invece sempre lui, l’Alberto simpatico e brillante, quello che non riesce a trattenersi dall’infilare una battuta ogni dieci parole. La difficoltà vera, oggi come trent’anni fa, è capire esattamente cosa vuole dire, ma l’esperienza in questi casi aiuta. Trent’anni fa, appunto, autunno 1988.
Proviamo a ricordare?
«Ero reduce dalla stagione boom, i due ori olimpici di Calgary, le nove vittorie in Coppa, ero ancora in squadra (l’anno dopo avrebbe creato il suo team privato, ndr), era l’anno della Tomba mania, ero un ventenne, oggi sono un cinquantenne. La stagione della riconferma è sempre la più difficile, lo dico sempre. Feci diversi podi, ma vinsi solo una gara a Campiglio, davanti a quarantamila persone, numero 7, c’era Paletta, ricordo bene e tu?».
E come no!
«Col carattere che avevo riuscivo a gestire tutto quello stress pazzesco, sono stati anni belli, indimenticabili, ma non voglio attaccarmi al passato, non volevi parlarmi del presente?». Eh sì, ma come si fa a non ricadere in quei ricordi straordinari? Infatti… «Lo sai che i ragazzi del Fan Club, sempre capitanati da Loris, hanno creato il Tomba Land, sorta di museo-archivio con tutto quello che hanno raccolto sulla mia carriera, giornali, riviste, video, e ogni mercoledì si ritrovano per rivivere, su uno schermo gigante, le mie imprese? Quando sono in zona non manco mai all’appuntamento, mi commuovo ancora a vedere certe gare, vuoi venire? Esci a Modena sud, non serve nemmeno il telepass, ti basta lo skipass, il casello lo apre Loris!».
Non mancherò, grazie, ma dimmi Alberto, cosa fai oggi?
«Sono sempre in giro, pazzesco. Non faccio voli lunghi, oltreoceano non ci vado più, nemmeno in Giappone, non ho più voglia di viaggiare troppo, di inviti ne ricevo sempre tanti, però selezioniamo molto, non mi va di andare ovunque, voglio solo fare le cose che mi piacciono e mi divertono e per cui sento di poter dare qualcosa di me stesso, del vero Alberto».
Quindi?
«Sono testimonial per la mia regione, l’Emilia Romagna, e promuovo l’Appennino, da godere in estate e inverno».
Bene, fa piacere sapere che l’amore per la montagna è rimasto forte, ma anche il mare ti piace, giusto?
«Grande passione anche quella, vado molto spesso in Sardegna».
E poi?
«Sono stato recentemente a Barcellona, ho fatto un intervento al Forum internazionale di Leadership Arena. Parlo agli imprenditori, li aiuto a motivarsi. Nel prossimo inverno sarò presente a qualche tappa di Coppa, è ancora da definire dove, è sempre bello vedere le gare dal vivo, seguo e mi tengo in contatto con i ragazzi, faccio il tifo, cerco di dare qualche consiglio. Poi promuovo lo sci in stazioni straniere, vado spesso nell’est Europa, sarò in Russia a marzo. Non sono invece legato a marchi o ad aziende particolari, voglio essere libero di vestirmi come voglio e di andare dove voglio quando voglio, senza clausole di contratti che me lo impediscano. Non ho nemmeno contratti a lungo termine, né impegni fissi. Amo la mia libertà, me la godo. Anche in televisione mi vedete poco, vero, sono stato da Fazio lo scorso febbraio dopo cinque anni che mi invitava. Abbiamo festeggiato il trentennale di Calgary e sai cosa? Mentre parlavo io lo share si è impennato».
Nemmeno sui social sei molto attivo…
«Sono vecchia generazione, i social non fanno per me, se voglio avere un rapporto con le persone le chiamo direttamente, senza filtri. Manco alla gente, ai tifosi? Ho già dato, come i telefoni a gettone, ma ti ricordi i primi cellulari? Allora sì che ero assetato di tecnologia, ti ricordi quel Nec gigantesco? Se oggi chiedi a qualcuno cos’è il Nec forse ti risponde che è un cantante!». E con la Pellegrini, che storia è stata? Sei finito di nuovo in copertina sulle riviste di gossip! «Le avevo promesso che sarei andato alla festa dei suoi 30, c’era un sacco di gente, ha fatto mille foto con tutti, ma chi doveva finire sui giornali se non io? Quella sera ero bello in forma, ma è stata solo una paparazzata gigante, lei ha un’altra storia!».
Domanda alla Marzullo, visto che abbiamo parlato del programma di Fazio: Alberto, ma tu sei felice?
«Sì, sono felice con le mie cose, le mie case da seguire, viaggio molto, sono uno scapolo invidiato, mi dicono di mettere la testa a posto, ma per me ce l’ho più a posto io di quelli che si sposano! Quante separazioni e divorzi vediamo? Molte coppie hanno problemi… di coppia, io almeno quelli me li evito».
Per chiudere, caro Alberto, c’è una domanda che mi sta qui, da anni… Perché non hai fatto figli, tu che hai sempre adorato i bambini?
«Eh hai ragione, me lo chiede sempre anche mia mamma quando ci ritroviamo in cucina e ricordiamo i bei tempi andati commuovendoci un po’. Lei ha già due nipoti dai miei fratelli, ma vorrebbe anche il mio, per chiudere il cerchio. Va bé dai, stasera comincio a pensarci!».

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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