Sull’Alpe Cimbra, quando il sole accende la neve e l’aria punge le guance, lo sci torna bambino. Eppure, proprio lì, tra porte strette e pettorali troppo grandi per spalle ancora leggere, nasce ogni anno una promessa che parla al futuro dello sport.
All’Alpe Cimbra FIS Children Cup, palcoscenico dedicato alle categorie Ragazzi e Allievi, l’Alpe Cimbra insieme alla rivista Sciare ha voluto da alcuni anni, istituzionalizzare un simbolo capace di raccontare radici e orizzonti: un premio destinato al più piccolo e alla più piccola atleta capaci di conquistare la qualificazione alla fase internazionale. Un riconoscimento che porta un nome che pesa come una medaglia d’oro: Rolly Marchi.
Dire “Trofeo Topolino” significa evocare un mito. Oggi la gara si chiama Alpe Cimbra FIS Children Cup, e il mondo è cambiato. Eppure quel nome storico vibra ancora come una parola che attraversa le generazioni. Da lì sono passati tutti i grandi: campioni che hanno poi scritto pagine leggendarie tra Coppe del Mondo e Olimpiadi. Ogni curva tracciata su questa neve contiene l’eco dei loro inizi.
Rolly Marchi quell’avventura la immaginò, la costruì, la difese con l’entusiasmo di chi sente il battito dello sport come una seconda voce. Nato in provincia di Trento, cronista sportivo dalla fine degli anni Trenta, iniziò a raccontare i Giochi olimpici invernali dal 1936 e li seguì, uno dopo l’altro, fino al 2006. Una vita intera con il taccuino in mano e la neve negli occhi.
Contribuì alla nascita della 3-Tre di Madonna di Campiglio, classica della Coppa del Mondo, e nel 1957 diede forma, insieme a Gigi Panei e a Mike Bongiorno, al Trofeo Topolino. Scalatore, alpinista, compagno di cordata di firme e giganti come Dino Buzzati, Walter Bonatti e Reinhold Messner, finalista al Premio Campiello nel 1979, fondatore e direttore de “La Buona Neve”: Marchi ha inciso il suo nome nella cultura sportiva italiana con la forza di una traccia che resiste a ogni nevicata.
Il premio che oggi porta il suo nome parla ai più giovani. Racconta che la grandezza sboccia presto, quando il cuore corre più veloce degli sci. Celebra chi, pur essendo il più piccolo o la più piccola tra i qualificati, trova la linea perfetta tra coraggio e tecnica. In quelle discese c’è l’essenza dello sport: concentrazione, gioia, disciplina, amicizia tra avversari.
Pierre de Coubertin ricordava che “l’importante è partecipare”. Su queste piste si sente qualcosa di ancora più profondo: l’importante è crescere. Crescere come atleti e come persone, sentire che ogni porta superata costruisce carattere.
E viene in mente una frase di Walter Bonatti: “Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono”. Anche le grandi gare hanno il valore dei ragazzi che le attraversano. Senza di loro resterebbero solo tracciati sulla neve.
Quando i giovani atleti guarderanno la foto del trofeo dedicato a Rolly Marchi, potranno riconoscere molto più di un premio. Vedranno una storia che li precede e li sostiene. Capiranno che ogni partenza rappresenta un’eredità e una responsabilità: onorare chi ha creduto nei sogni dei bambini con gli sci ai piedi.
Sull’Alpe Cimbra, ogni inverno, la neve diventa memoria viva. E in quel bianco che abbaglia, il nome di Rolly Marchi continua a scendere insieme a loro, porta dopo porta, verso il domani.






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