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Danny, Sasha e Nico, il nuovo staff tecnico dello sci alpino paralimpico

Danny, Sasha e Nico, il nuovo staff tecnico dello sci alpino paralimpico.
Rivoluzione nello sci alpino Paralimpico. Con il cambio di presidenza, da Tiziana Nasi a Paolo Tavian, a livello tecnico dirigenziale si è chiusa un’epoca e se n’è aperta una nuova. L’allenatore responsabile Davide Gros aveva già deciso, dopo i Giochi di Pechino, di lasciare così il presidente, con l’addio anche dell’allenatrice Elena Ricaldone, ha ripensato allo staff tecnico, oggi composto da Danny Gerardini (responsabile), Alessandro Intilia e Nicola Otelli. Ecco chi sono: 

Danny, ma ho letto bene? Sei il nuovo responsabile dello sci alpino Paralimpico Azzurro?
Da non credere eh? Una cosa che non potevo nemmeno immaginare, ma è proprio così!

Danny Gerardini, classe 86, è uno dei più noti Istruttori Nazionali Fisi. Dopo 5 anni di Comitato Alpi Centrali, a conclusione dell’attività agonistica, diventa subito maestro (2007), quindi allenatore (2009) e istruttore Nazionale (2014). “In realtà avevo tentato di proseguire con le gare iscrivendomi al concorso per entrare in finanza. Mi sono ritrovato con Christof Innerhofer interpreti di Una poltrona per due. Secondo te chi hanno preso? Ammettiamolo, mai scelta fu più azzeccata!”.

Cresciuto a Collio Valtrompia, in provincia di Brescia, Silvano Sorio lo chiama a dirigere la categoria Children del Val Palot per ben sei anni. Poi Danny cambia direzione e apre uno sci club tutto suo, lo Ski Team Go assieme all’amico Nico Otelli che ne diventa presidente. “Siamo nati per preparare i Giovani al corso maestri, poi abbiamo iniziato a dare corpo a tutte le categorie fin dai più piccini. Oggi abbiamo un centinaio tra superbaby, bay e cuccioli cuccioli  e una decina di Giovani impegnati nelle gare Fisi, in particolare la Race Ski Cup. Cresceremo!”.

Come sono arrivati a te?
Tutta colpa… anzi, direi proprio merito, di Andrea Ravelli, la guida di Giacomo Bertagnolli. È un mio carissimo amico. Mi disse che stavano riformando lo staff paralimpico e mi ha messo in contatto col Presidente. A dire il vero, anche se l’invito mi è piaciuto fin da subito, mi sono preso un po’ di tempo per decidere. Sai, certe scelte un po’ ti cambiamo la vita, specie con uno sci club appena aperto e in pieno sviluppo. Ne ho parlato con la mia compagna (hanno una figlia di 5 anni) felicissima di questa opportunità, e con Nico è subito saltata fuori la soluzione: due nuovi allenatori si alterneranno a noi quando saremo in trasferta. Mi prenderò invece una pausa dal lato Istruttore, attività che bene o male mi occupa per un centinaio di giornate tra Lombardia e Trentino.

Un’esperienza tosta!
Molto stimolante proprio perché ci si mette in gioco. Ma ho un debole per le sfide, dunque ho l’adrenalina a mille. Il contratto è anno per anno, vedremo alla fine della prossima stagione se saremo piaciuti, così come sarà necessario verificare il nostro punto di vista.  

Avete già incontrato gli atleti?
La prima uscita è avvenuta allo Stelvio in una situazione non proprio ideale viste le condizioni. Dopo quella settimana, abbiamo raggiunto Les 2 Alpes fino a metà luglio, ma anche lì, se sopra era ancora sciabile, il rientro offriva le sue belle difficoltà. Ci siamo fermati sperando migliorasse la situazione con qualche nevicata, ma da allora siamo fermi al palo, come tutti. Speriamo di poter riprendere ai primi di settembre, altrimenti aspetteremo per poter chiudere il mese con due settimane di fila di lavoro. Dopo una breve pausa di nuovo in moto alla volta di Peer in Belgio per concentrarci sulla tecnica.

Ti sei trovato subito bene con loro?
Sono tre volte più svelti e svegli dei normo! Ragazzi splendidi! Avere a che fare con atleti così determinati è il sogno di tutti gli allenatori. Non scherzo, dopo un’ora sembrava ci conoscessimo da dieci anni! Sono stati loro per primi a toglierci da quella sorta di imbarazzo iniziale che era normale ci fosse.

Dal punto di vista tecnico dovrete mettervi a studiare soluzioni con cui non avete mai approcciato…
Con Davide Bendotti, amputato, la curva non cambia. Ovviamente ci vuole un atteggiamento tecnico diverso tra la curva a favore (destra), dove di fatto può appoggiarsi sull’esterno, rispetto a quella a sfavore, dove l’intera traiettoria si compie sull’interno. È qui che bisogna lavorare di più. Prova a fare una curva in velocità tra le porte alzando completamente l’esterno ed è facile capire di cosa sto parlando! Dove la situazione è decisamente differente è con René De Silvestro, perché sciare sulla carrozzina determina un gesto proprio differente. Dopo tre giorni, però avevamo già individuato molte cose. Abbiamo comunque già rapito Luca Lacedelli, il suo allenatore. Sarà dei nostri compatibilmente con i suoi impegni col Druscié Cortina.

Il Presidente ha stilato una lista di obiettivi da raggiungere?
Non proprio, ma va da sé che il minimo sindacale, nella prima fase, è mantenere il livello attuale e portare a casa i risultati della stagione scorsa. Poi, si deve spingere sempre di più fin dalle prime gare di Coppa del Mondo! Un bel test saranno i Mondiali. Li avevano fissati ad Aare ma sono saltati, ora attendiamo di conoscere la nuova località.

La squadra da chi è composta?
Tre ipovedenti, Giacomo Bertagnolli con la guida Andrea Ravelli, Martina Vozza con Ylenia Sabidussi e Chiara Mazzel con Fabrizio Casal. Poi René De Silvestro (Sitting) e i due standing Davide Bendotti e Federico Pelizzari. Nello staff poi ci sono anche lo skiman Ugo Orsanelli e la fisioterapista Elena Semplici.

Insomma, siete carichi?
Esagera! 

Alessandro Intilia, classe ’79, originario di Arta Terme,

appena sotto lo Zoncolan, quindi origini carniche. “Ma alla fine posso dire di essere un cittadino del mondo da tanti anni”.

Ale, nel mondo dello sci conosciuto come Sasha, ora vive a Udine dove ha aperto uno studio medico quale laureato in fisioterapia e in scienze motorie. Con questo nuovo incarico ritorna alle origini: “Sono maestro e allenatore da vent’anni e dal 2004 al 2010 la mia vita era neve dalla mattina alla sera. Poi con l’apertura dello studio ho alzato il piedino insegnando in qualche week end e durante le feste”.

Sasha faceva parte dello staff tecnico del Red Team Cortina,  quella fondata da Nadia Bortoluzzi , Micaela Gobbo e Marco Lacedelli (il “K”), e ha avuto occasione di seguire un po’ tutte le categorie giovanili, dai Cuccioli ai Giovani, con anche una breve parentesi nello Sci Club Cortina. “Poi ho messo a frutto gli studi tornando a Udine, così nelle ultime stagioni prima della pandemia mi ero accasato con la scuola sci e snowboard Tarvisio di Daniele Sabidussi e con la Polisportiva Orsetti”.

Poi ti è arrivata la telefonata di Paolo Tavian, neo presidente Fisip…
E chi se l’aspettava! In realtà sapevo che mi avrebbe chiamato, perché di questa ipotesi me ne avevano parlato diversi amici, a cominciare da Ylenia Sabidussi, guida di Martina Vozza, e lo skiman mito Daniele Pesamosca. Nell’ultimo periodo avevo espresso il desiderio di voler frequentare un po’ di più le piste. Da buon montanaro sto bene quando sono all’aria aperta!

Amo il mio mestiere e mi dicono anche mi riesca particolarmente bene, ma stare chiuso in uno studio troppo a lungo non fa tanto per me. Ho parlato con mia moglie Elena e i figli (11 e 16 anni) e… tutti felici ed emozionati per me! La pensiamo allo stesso modo, la qualità della vita non ha prezzo per noi.  

Però non hai mai avuto nulla a che fare col mondo paralimpico.
Paralimpico no, ma ho avuto occasione di lavorare con Special Olympics, quindi con atleti mentali e non fisici.

Cosa ti ha convinto?
Ho iniziato a rimuginare e il pensiero è andato a nove anni fa, su quella pista di Alleghe. Ero presente anch’io quando René De Silvestro durante il riscaldamento, cadde spezzandosi di fatto la schiena. Sono cose che ti segnano. Oggi però lo vedi lì, in pista, a lottare per vincere. Potergli stare vicino penso sia un’esperienza impagabile.

Questo è un incarico completamente diverso…
Io sono un tipo che si fa sempre mille domande. Quando il Presidente mi ha chiamato chiedendomi la disponibilità a prendere in mano la squadra, inizialmente ho nicchiato un po’. Se non faccio le cose in maniera certosina preferisco fare un passo indietro. Non conoscevo l’ambiente, di conseguenza non ero pienamente convinto. Sono allenatore di terzo livello, ma per me è tutta una novità, e la responsabilità non è indifferente. Diciamo che mi sono rassicurato quando Paolo Tavian mi ha riferito che il responsabile sarebbe stato Danny Gerardini. In realtà il sì definitivo è arrivato dopo aver parlato con Luca Lacedelli, allenatore a Cortina di Renè. Mi ha detto: “Sacha se sei tu, io sono la persona più felice del mondo. Vedrai che dopo averli visti un paio d’ore capisci subito tutto, credimi!” Cosa ti devo dire, quando un personaggio del genere ti parla in questo modo…

È andata proprio così? Sono bastate due ore?
Mi sono subito reso conto di avere davanti atleti veri, di spessore, con una mentalità da professionisti. Atleti con la A maiuscola e posso dirti? Magari fossero tutti così! Quando poi ho visto che sapevano arrangiarsi in tutto… In pista ti rendi conto che non cambia molto allenare chi ha una disabilità rispetto ai normo. Bisogna trovare certamente degli adattamenti, ma alla fine la curva è quella.

Solo adattamenti?
Banalmente, per chiunque, la vera guerra è trovare lo svincolo veloce. Devi capire l’atleta e trovare il modo perché questo accada. Ti accorgi, ad esempio che Renè ha un inizio curva da motociclista e un’uscita da sciatore. Più il mono carica, più frena. Ammetto che all’inizio avevo tanti interrogativi, poi mi sono accorto che sia con Danny che con Nico parlavamo la stessa lingua. Siamo arrivati tutti e tre alle stesse conclusioni. Ti assicuro, non capita proprio tutti i giorni. L’allenatore è fatto un po’ a modo suo, ha le sue convinzioni, le sue verità. Eppure, ci siamo trovati perfettamente sull’esatta lunghezza d’onda, li correggevamo alla stessa maniera, anche se nessuno di noi ha grande esperienza in ambito paralimpico. Questo ci dà una grande carica e altrettanta convinzione.

Avete già segnato gli obiettivi?
Quello principale, ovviamente è Milano-Cortina2026. Poi io qui sono di casa, per cui emozioni a gogò! Le gare paralimpiche si disputeranno, tra l’altro, tutte qui. Insomma, non posso che giungere a una conclusione: questa cosa è fantastica!

Quando lo racconti sembri un bambino davanti a un gelato!
Ecco, vedo che hai compreso subito il mio stato d’animo. Ma sono fatto così, quando trovo l’entusiasmo per un qualsiasi cosa sembro un ragazzo di vent’anni! Oggi insegno come ieri con l’aggiunta di un bel po’ di esperienza in più.

Sono atleti pieni di medaglie paralimpiche…
Come dicevo prima, sono atleti forti ma anche molto intelligenti. Sanno benissimo quale deve essere il loro rapporto con l’allenatore. Possono aver vinto anche mille medaglie ma questo non dà alcun diritto di autonomia sul campo. Con la mia professione di fisioterapista ho avuto a che fare con grandi campioni di diversi sport, calcio, tennis, atletica… e posso assicurarti che il fuoriclasse si distingue sempre anche nel comportamento. Se dovessero nascere atteggiamenti non consoni al rispetto dei ruoli, o invasioni da parte di gente esterna, hanno trovato proprio quello giusto! Per rassicurarti posso dirti che dopo le prime due uscite ho visto solo ragazzi straordinari sotto tutti i punti di vista. Nessuna primadonna, gelosie o paturnie varie, solo tanta voglia di crescere, divertirsi e vincere!

A proposito, a Pechino si è vista una concorrenza sempre più forte
Eh sì, stanno arrivando. Poi c’è quell’austriaco, Aigner, giovanissimo davvero talentuoso. Cercheremo di sfruttare il vantaggio di correre in casa. Nel prossimi 4 anni i nostri dovranno sciare su quelle piste talmente tante volte da conoscerle centimetro per centimetro!

Come la vedi una Casa Italia Paralimpica di fronte alle Tofane?
Benissimo, sarebbe il massimo!

Nicola Otelli, classe 93, bresciano della Val Trompia.

È dunque il più giovane dei tre e ovviamente ha un buon passato di atleta (30 punti in gigante e slalom), dai cuccioli fino al secondo anno Senior. Ha quasi sempre corso col Val Palot. “Poi, per un breve periodo, sono passato sotto le grinfie di Livio Magoni col Pro Ski Team che però poi ha sciolto e a quel punto son passato al Radici, anche se mi allenavo spessissimo con Sorio che collaborava per i Giovani con la compagine bergamasca”.

Nel 2015 diventa maestro di sci e con Danny, praticamente compaesano, inizia la carriera di allenatore con lo Ski Team Go. “In realtà ho provato anche a diventare Istruttore nazionale ma mi è andata male sia al primo che al secondo Master, ma non demordo!”.

Ti ha tirato dentro Danny in questa nuova esperienza?
Beh, diciamo che sulla neve dove c’è lui ci sono anche io. Siamo amici da tempo e lavoriamo già assieme. L’idea di Andrea Ravelli è finita subito sul tavolo del Presidente, ed eccoci qua!

Dai pali nani coi piccolini ad atleti di un certo spessore, un bel salto!
L’aspetto che mi affascina di più è che ci dobbiamo confrontare con tre situazioni differenti, gli ipovedenti, i sitting e gli standing. Diciamo che è impossibile annoiarsi! Ci siamo accorti poi che tante situazioni tecniche li accomuna e non è così differente rispetto alla discesa di uno sciatore normo. Lo sci bene o male quello è!

Gli atleti hanno ampio margine di miglioramento?
Dopo due raduni, tra l’altro, in condizioni non ideali, non è facile tirare già le somme. Abbiamo visto però un bel numero di situazioni che si possono migliorare in breve tempo. Ad esempio, Bendotti rimane un po’ troppo tempo appoggiato sullo stabilizzatore e questo lo costringe a disegnare una curva eccessivamente lunga che lo porta in salita.

Si fidano già di voi?
È nato fin da subito un ottimo feeling. Sanno trasmettere un entusiasmo fuori dal comune e pur in un clima stemperato c’è sempre una concentrazione assoluta. Non si perde mai il buon umore insomma.

Sapevi già qualcosa del mondo paralimpico.
Dai racconti di Ravelli, poi in quelle occasioni in cui veniva con Giacomo ad allenarsi a Ponte di Legno. Qualche volta al Pora ho incrociato Bendotti

Siete tre allenatori, vi siete divisi i compiti?
Questo lo vedremo dopo. In queste prime due uscite abbiamo lavorato a stretto contatto. È importante usare gli stessi termini e tecnica di spiegazione. Ci siamo divisi al pomeriggio per ottimizzare tempo e competenze: Danny ed io in skiroom a preparare i materiali, Alessandro a stiracchiarli un po’ a livello fisioterapico. Più avanti arriveranno Ugo ed Elena i responsabili dei due settori.

E il presidente Paolo Tavian cosa dice?
Sono tre ottimi tecnici e siamo convinti che sapranno fare un ottimo lavoro. Bisogna solo sperare che si possa tornare al più presto sulla neve. È vero, lo staff è stato completamente rinnovato, ma sia gli atleti che i tecnici hanno un profilo professionale di grande spessore. Poi, chiaro, è una ripartenza tecnica a tutti gli effetti e metto in conto un minimo di rodaggio.

Ci sono tanti aspetti ancora da risolvere, a livello di materiali, sponsor e tutto quello che necessita a una squadra per potersi allenare al top. Sta cambiando tutto anche a livello organizzativo poiché d’ora in poi sarà la Fis a tenere in mano il timone internazionale e alcune situazioni saranno nuove per tutti. Tireremo le prime conclusioni a preparazione conclusa, ma anche oggi sono certo che gli Azzurri andranno sempre più forte! Danny Sasha e Nico il Danny Sasha e Nico il Danny Sasha e Nico il 

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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