La discesa della Val Gardena parla ancora svizzero, ma la Saslong consegna un messaggio che va oltre il nome inciso in cima alla classifica. La Svizzera vince, l’Italia resta agganciata. E soprattutto torna a occupare la gara in profondità, con una presenza che sulla pista più esigente del circuito assume un peso specifico particolare.

La vittoria è di Franjo von Allmen, ed è una di quelle che si capiscono guardando gli sci più che il cronometro. Parte forte, come gli viene naturale, ma la differenza vera la costruisce nel modo in cui esce dai punti che contano. Nella parte alta prende subito inerzia, poi lascia che la Saslong lavori per lui. Arriva ai passaggi chiave con lo sci già allineato, senza dover chiedere nulla all’ultimo istante. Nel finale porta fuori velocità piena, firma ancora il miglior parziale e chiude una discesa che sembra semplice solo perché è risolta prima.
Alle sue spalle c’è Marco Odermatt, a trenta centesimi, con una gara che resta comunque da riferimento. Il campione elvetico domina il tratto più tecnico, il terzo settore, dove la Saslong chiede lettura e precisione più che coraggio. Nei segmenti di puro scorrimento, soprattutto dopo il Ciaslat, von Allmen riesce però a portare fuori qualcosa in più. La differenza nasce lì, in quei metri che non fanno rumore ma costruiscono i distacchi.
Poi arriva l’Italia, e lo fa nel modo più significativo: con un atleta sul podio e altri subito dietro. Florian Schieder sale sul terzo gradino grazie a una discesa che vive di ordine. Non ci sono forzature, non ci sono passaggi risolti all’ultimo. L’ingresso al Ciaslat è pulito, la compressione gestita, l’uscita resta composta. Il podio arriva per due centesimi, segno di una gara decisa su dettagli minimi. Per il ventinovenne dei Carabinieri è il terzo podio in carriera, dopo le due piazze d’onore sulla Streif, e ha il sapore di una conferma piena su una pista che non concede sconti.
Subito dietro, a quei due centesimi, Nils Alphand. La sua discesa è aggressiva nella parte alta, dove attacca senza riserve, ma perde qualcosa nel tratto conclusivo, proprio quando la Saslong chiede di restare raccolti. Il podio sfuma lì, nel finale. Poco più avanti, Alessio Miggiano firma la miglior gara della sua giovane carriera: scia libero, senza timori, e chiude quinto a sei centesimi dal podio. Un segnale forte, soprattutto per come tiene la linea nei tratti più impegnativi.
Da qui in avanti prende forma la vera zona Italjet. Dominik Paris chiude sesto con una discesa di grande sostanza nei tratti di scorrimento. La velocità nel finale resta da riferimento, ma nel Ciaslat lascia quei decimi che oggi separano il podio dal resto del gruppo. La sensazione, però, è chiara: la velocità c’è, ed è stabile.
Poco dietro, Mattia Casse trova un ottavo posto che racconta una gara solida ma non completamente rifinita. La parte alta è buona, il finale resta veloce, ma una linea troppo larga alla curva del lago e un’uscita dal Ciaslat meno aggressiva del solito pesano sul risultato. Dettagli, ancora una volta.
Giovanni Franzoni chiude dodicesimo, con il pettorale alto, e la sua discesa va letta in progressione. Nella prima parte di pura scorrevolezza paga circa un secondo, come da copione, poi cresce settore dopo settore. Interpreta bene il Ciaslat, porta fuori un finale molto veloce e si lascia davanti soltanto nomi pesantissimi del circuito. Sulla Saslong completa, non è un particolare secondario.
Nel gruppo che segue avrebbe potuto esserci anche Christof Innerhofer. Fino al Ciaslat la sua gara era pienamente dentro i dieci, con una sciata di esperienza e sensibilità. Lì si disunisce, quasi si ferma, e il risultato cambia volto. Resta il contenuto, non il numero. Chiude a punti anche Benjamin Alliod, che con il 40 porta a casa una discesa regolare, sotto i due secondi di ritardo. Non migliora il quattordicesimo posto della sprint, ma sulla Saslong completa questo piazzamento pesa, eccome.
La fotografia finale è chiara. La Svizzera domina davanti, con quattro atleti nei primi sette e due su un piano superiore. L’Italia, però, torna a essere compatta, presente, capace di stare dentro la gara con interpretazioni diverse ma tutte tecnicamente credibili. Non un exploit isolato, ma una struttura che regge.
La Saslong fa sempre la stessa cosa: separa chi risolve la pista da chi la rincorre. E proprio per questo, oggi, il segnale azzurro vale più di una singola posizione.






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