Giovanni Franzoni ha vinto la discesa di Kitzbühel. Lo ha fatto sulla Streif, alla seconda presenza in carriera su questa pista. Un dettaglio che pesa quanto il tempo sul cronometro e molto più del distacco sugli avversari. Il tabellone segna 1:52.31. Il resto racconta un ingresso diretto nell’élite della velocità mondiale. Franzoni affronta la Streif con lucidità. Nessuna forzatura nella parte alta, nessuna ricerca del limite nei punti più iconici.
La sua discesa vive di gestione, di controllo costante dello sci, di rispetto per una pista che presenta il conto a chi confonde il coraggio con l’azzardo. Il primo tratto scorre senza sbavature. La velocità resta sempre sotto controllo.
La gara vera prende forma dal Seidelalm in poi, quando la Streif smette di concedere appigli e chiede scelte definitive.

Gli ultimi due settori decidono tutto
Franzoni costruisce la vittoria negli ultimi due settori, quelli che da sempre definiscono il risultato sulla Streif. È lì che emerge la differenza tra chi sopravvive e chi incide. Sulla lunga traversa finale Franzoni disegna la traiettoria.
Sci alto, pressione continua, linea pulita. Nessuna derapata, nessuna correzione tardiva. La curva prende forma con continuità, come un gesto pittorico d’alta arte, capace di trasformare una sezione difensiva in un tratto di accelerazione controllata.

I parziali parlano chiaro: miglior tempo nel quinto settore, miglior tempo nel sesto, secondo solo a Marco Odermatt nel finale. In un tratto dove tutti perdono qualcosa, Franzoni guadagna.
Il pettorale è il numero 2. All’arrivo Franzoni sorride subito. Non per istinto, per consapevolezza. Chi conosce la Streif riconosce una discesa completa nel momento stesso in cui taglia il traguardo. La stradina passa senza danni. La traversa tiene. L’ultimo schuss restituisce velocità sufficiente. La sensazione è netta: quella run vale tanto.

Dietro, soltanto campioni
Alle spalle di Franzoni si ferma Odermatt, secondo a 7 centesimi, ancora una volta battuto sulla pista che più gli resiste. Guarda il tabellone e si piega sui bastoncini, distrutto nel morale, come mai lo abbiamo visto. Ma questo è lo sci, ieri ha. vinto il superG per 3 centesimi, oggi perde la discesa per sette. Una sorta di frustrazione perché sembrava certo di aver sciato in maniera perfetta e perché sa che è piombato sulle piste della velocità colui che può batterlo! E non è nè Von Allmen, nè Kriechmayr è Monney. Terza posizione per il francese Maxence Muzaton che, in lacrime, toglie questa soddisfazione a Florian Schieder, solido e preciso, autore di un’altra discesa di alto livello.
Poi Nils Allegre, quinto per un solo centesimo dal podio, bravo e sfortunato. Niels Hintermann, Dominik Paris settimo, Mattia Casse nono, Innerhoffer 24esimo, fuori dai 30 Bosca e Alliod.
Cinque italiani nei primi nove, su una pista che non regala nulla. Che giornata indimenticabile!

Un ingresso che pesa
Questa vittoria non nasce dal caso. Arriva dopo segnali evidenti, dopo Wengen, dopo una crescita continua nella gestione della velocità e nella lettura delle linee. La Streif certifica ciò che ormai appare chiaro: Giovanni Franzoni appartiene a questo livello.
La seconda Streif basta. Basta per vincere. Basta per restare. Sulla pista che non mente, Giovanni Franzoni ha scritto il suo nome.
E da oggi, nella discesa, nessuno potrà più ignorarlo.






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