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Elezioni Fisi: Pietro Marocco: io credo che…

  Ingegner Pietro Marocco, 58 anni (31 dicembre ‘55) torinese doc, due figli, Maria Vittoria (22 anni) e Giovanni (18 anni), ex arbitro di basket (continua a farlo tra i Master) e impegnato professionalmente come sail marketing manager presso la Sigmar, azienda di componenti elettronici di Ozegna. Un passato come Consigliere delle Alpi Marittime con incarico per lo sci alpino, prima di presiedere il Comitato Alpi occidentali subentrando a un commisariamento maturato per una situazione debitoria molto forte dal 2000 al 2006 (leggi l’articolo di quando fu eletto) . “E’ vero, me lo chiese un mio conoscente, allora consigliere federale, Gian Pietro Pepino ed io accettai di buon grado

Ingegner Marocco, perché vuole fare il presidente della Fisi?
Innanzitutto sono il presidente del Comitato Alpi Centrali dal 2008 anno in cui subentrai a metà mandato per essere poi rieletto nel 2010. Negli ultimi anni sono stato il coordinatore dei presidenti regionali nell’ambito della Consulta e quindi con i rapporti con il Consiglio Federale. Grazie a questi ruoli ho potuto recepire le varie problematiche, le necessità e le richieste, a volte soddisfatte parzialmente, a volte totalmente insoddisfatte. Ho avuto modo di capire il territorio che problemi che ha e come avrebbe avuto bisogno di avere vicino la federazione nei momenti della propria attività. Queste sono le motivazioni che mi hanno spinto qualche mese fa a prendere in considerazione questa idea. Ne avevo parlato con i Presidenti regionali, proprio perché c’erano una serie di problematiche che erano per noi diventate assolutamente fondamentali. Dal costo del personale di servizio nei vari Comitati, alla mancanza di fondi, alla mancanza di comunicazione, alla mancanza di condivisione o informazione su quelle che erano le strategie e le decisioni della Federazione e alla mancanza di coinvolgimento sul territorio. Insomma, avevo recepito i malesseri dei Comitati. Tale situazione, condivisa con i Presidenti aveva fatto nascere l’ipotesi di una candidatura che è nato dal territorio.

 

Ha scritto un programma di lavoro?

Assolutamente sì e verrà condiviso nei prossimi giorni insieme ad alcuni consiglieri che si stanno comunque candidando. Primo tra tutti Carmelo Ghilardi delle Alpi Centrali e sicuramente Marco Mapelli delle Alpi Centrali che pochi giorni fa hanno fatto uscire un comunicato dichiarando un appoggio alla mia candidatura.

I problemi che risiedono oggi in Fisi oggi sono gli stessi che aveva individuato due anni fa, quando poi fu eletto Flavio Roda?

Io penso che un buon presidente della Federazione debba essere capace di dare una governance alla Federazione. Deve dare un’organizzazione dove sono chiari i ruoli, le mansioni, le gerarchie. Deve creare le condizioni affinché la Federazione possa avere un suo funzionamento lineare. Io non credo a una presidenza verticistica o che debba essere operativa per risolvere i problemi giornalieri, ma deve avere una sua continuità. Ho sentito parlare in questi giorni di continuità col passato. Secondo me, il risultato migliore che potremmo dare sarà quella di aver creato una struttura federale in grado di lavorare e che quindi un eventuale cambio di presidenza o di consiglio federale dia solo un imprimatur, solo un’impronta, ma che la struttura stia assolutamente matura per lavorare perché ben gestita e ben organizzata. Questa oggi è una necessità impellente della nostra federazione: dare un’organizzazione robusta, dove tutti sanno quello che devono fare, dove le persone siano motivate, dove i Consiglieri Federali siano coinvolti nelle strategie, nelle commissioni tecniche oltre che in quelle funzionali, partecipino assieme alla presidenza alle scelte strategiche e ai programmi delle direzioni agonistiche. Insomma, si devono creare le condizioni per creare una squadra. Una vera squadra che lavori insieme, ponendo le attività di alto livello e quelle giornaliere sullo stesso piano con due organizzazioni dedicate e indipendenti l’una dall’altra ma che siano coordinate per ottenere un risultato armonico.

 

C’è la necessità di allargare la base, doppia tessera?

E’ assolutamente necessario che si proceda con una diversificazione della tessera. Abbiamo la necessità di darci una base diffusa, di darci un tesseramento, molto più snello e più facile. Dobbiamo istituire dei “Fisi point” in una serie di località che possono essere le biglietterie degli impianti, negozio di articoli sportivi, negli alberghi. Insomma, bisogna creare facilità di avvicinamento delle persone al nostro sport. Uno dei sondaggi fatti in passato aveva messo in luce che la Fisi veniva considerata come una Federazione un po’ a sé, atipica, difficile da avvicinare. La stessa affiliazione delle società non è facile. Noi dobbiamo aprirci come hanno fatto altre federazioni. Pensare anche a dei tesseramenti temporanei, magari anche solo per il periodo delle vacanze di Natale. Addirittura ci sono Federazioni che propongono tesseramenti per un giorno solo. Abbiamo bisogno di creare attorno alla nostra federazione visibilità e interesse perché questo ci metterebbe in condizione di avere maggiore forza contrattuale, tutte le volte che ci avviciniamo a uno sponsor, a un mezzo di comunicazione. Con un tesseramento che in questi anni è sempre andato diminuendo, così come la nostra immagine. Per questo dobbiamo rilanciare il nostro marchio, il nostro brand e ampliare il numero degli affiliati. Ovviamente poi sappiamo che solamente un 30, 35% di queste persone fanno agonismo e gli altri amatori e sostenitori, ma prendiamo l’esempio degli enti di promozione sportiva: abbiamo una base molto più ampia ed è chiaro che quando ci si avvicina a un’assicurazione per definire termini contrattuali, un conto è discutere su una base di 70 mila iscritti, un’altra è parlare di 400 mila! Quindi l’obiettivo che dobbiamo darci è rendere sempre più ampia la base. I rapporti con gli Enti di promozione sportiva sono un bacino di utenza enorme, per noi uns erbatore nel quale andare ad attingere sciatori che a un certo punto possono iniziare l’attività agonistica.

 

Ha qualche critica, in particolare, da muovere alla gestione Roda di questi due anni?

Guardi, io caratterialmente non sono litigioso o tantomeno spigoloso e credo non sia nemmeno giusto criticare. Roda ha lavorato bene per quelli che sono i suoi principi e le sue concezioni dell’attività sportiva. Credo che quello che sia mancato in questi anni sia una giusta attenzione al territorio. In questi anni i contributi della Fisi all’attività giovanile sono diminuiti in proporzione a quelli che sono stati i contributi ricevuti dalla Fisi. Secondo me l’attività giovanile deve essere sostenuta attraverso contributi più importanti di carattere economico ma anche tecnico. Uno staff tecnico deve essere portato all’attenzione dei giovani, andando sul territorio per seguire già le categorie Ragazzi e Allievi anche per capire se ci possono essere potenzialità, certamente acerbe, ma che tecnici capaci possono individuare e portare all’attenzione degli allenatori di sci club. E’ altresì importante fare delle scelte su sci club eccellenti, quelli che lavorano su molte discipline, che hanno tanti atleti e allenatori. Destinare all’attività giovanile solamente il 2 o 3 per cento sul valore totale della “produzione” sia molto basso. Per fare un programma sul medio-lungo periodo dobbiamo andare sul territorio con una struttura dedicata, che sia coordinata con l’alto livello.

Mi rendo conto che questi sono tutti bei discorsi ma che poi bisogna anche trovare le risorse per poterle mettere in atto però per trovarle servono progetti di ricerca anche nell’ambito sia del Ministero dello Sport (nel Governo Renzi non è previsto – ndr), nelle istituzioni Nazionali ma anche nell’ambito della Comunità Europea. Esistono progetti di ricerca finalizzato a questo nei quali bisogna cercare di attingere. Quando prima dicevo che la struttura deve essere organizzata intendevo proprio dire una struttura capace di coprire, con persone competenti tutti questi ruoli e ovviamente il reperimento delle risorse è uno degli aspetti fondamentali. Quindi risorse che dovranno essere reperite non solo attraverso i canali tradizionali, il tesseramento, le sponsorizzazioni e i contributi del Coni, ma anche con i progetti cui accennavo prima che esistono, almeno, nell’ambito della Comunità Europea ci sono.

Prima accennava all’alleanza con le Alpi Centrali…

Per quello che riguarda le alleanza credo che si debba uscire un po’ dalla logica degli schieramenti. Secondo me i Consiglieri federali sono bravi, bravi tutti, sia che si presentino con un Presidente candidato o con un altro. Se un consigliere è bravo lo è a prescindere. Credo che ogni presidente abbia una propria personalità, una propria identità una propria immagine, un proprio modo di porsi, un proprio programma, una propria visione e forse questa mia vicinanza al territorio più che all’alto livello… io non lo nascondo, la mie esperienze verso le attività di alto livello sono molto basse per cui penso che nell’eventualità di essere eletto, organizzerò immediatamente dei tavoli di lavoro mettendo attorno le figure più rappresentative delle nostre discipline, gli allenatori e gli atleti del passato e quelli attuali per disegnare assieme a loro un progetto. Credo che le Alpi Centrali, avendo avuto modo di conoscermi in questi anni e avendo visto come abbiamo lavorato sul territorio, abbiano ritenuto che fosse arrivato il momento di avere una struttura e dare una risposta alla presidenza che partisse dal territorio stesso. E’ per questo che le Alpi Centrali condividono le mie idee e credo che questa immagine sia anche più diffusa e ottenere la condivisione di altri Comitati

A tale proposito, come si muoverà nella sua campagna elettorale?

Inizieremo da lunedì. Ho chiesto a tutti i presidenti regionali di avere la possibilità di incontrare gli sci club per riuscire a farmi conoscere e a trasmettergli il mio messaggio, ma anche per farmi valutare e presentare loro il mio programma.


Diventare Presidente significa anche stravolgere un po’ la propria vita…

Non l’ho mai nascosto, io ho il mio lavoro e credo che un Presidente debba continuare a farlo. Certamente deve dedicare del tempo alla Federazione ma, come dicevo prima, deve saper dare alla federazione un’organizzazione funzionale. Io non credo che un Presidente debba stare in Federazione dal mattino alle sera, ma vivere la realtà federale dondole una governance, esattamente come in un’azienda o una società, con un personale motivato, che sa quello che deve fare.

Ha costruito una squadra?

Se per squadra intende dire sette consiglieri laici, due atleti e un tecnico io non credo proprio, perché squadre di questo tipo vanno bene solo nel calcetto. Credo però che ci siano alcuni candidati consiglieri che condividono il mio programma e altri che magari sono più vicini ad altre idee, ma poi, conoscendo il mio, possano avvicinarsi a me. Non vedo una squadra chiusa. D’altra parte il nostro sistema elettorale non prevede l’elezione di un Consiglio federale e l’elezione di un Presidente all’interno del Consiglio Federale. E’ esattamente l’opposto. L’Assemblea vota un Presidente e poi votano i Consiglieri, quindi non è detto che il presidente abbia la sua squadra. Ovviamente il Presidente candidato può essere aiutato in questo progetto da candidati consiglieri per parlare agli sci club

Qualche nome?

A parte Ghilardi e Mapelli ce ne sono altri che si stanno avvicinando a noi, ma ora non vorrei anticiparli, anche perché le candidature non sono state ancora ufficializzate, quindi i nomi li farò ma non prima di lunedì quando scadranno i termini di candidatura. Posso assicurare, comunque, che sono persone molto rappresentative e che mi hanno dato molta fiducia.

Qualche altro cenno al suo programma?

Non prima di lunedì, ma le assicuro, toccherà un po’ tutti i punti e le figure fondamentali, a partire dalla direzione agonistica, Ma anche gli atleti, i giudici di gara, i volontari che rappresentano un’altra categoria fondamentale. Noi abbiamo un potenziale di affezione che dobbiamo tirare fuori. Dobbiamo fermare questa deriva che ci ha colpiti negli ultimi anni e questa disaffezione del nostro mondo e ridare l’orgoglio di essere tesserato alla Fisi. Io ricordo da giovane che vedevo questi marchi, questi loghi della Federazione, gli abiti, i maglioni, i cartelloni con il logo federale e li vedevo come qualcosa a cui ambire, a cui mirare, oggi questo valore lo abbiamo un po’ perso.

Una cosa volevo aggiungere a proposito delle risorse: una delle cose fondamentali è indubbiamente il ricavato degli introiti dei diritti televisivi delle gare di Coppa del Mondo. I bacini dove trovare risorse sono tanti, bisogna però che ci siano le persone professionalmente dedicate.

Come vede la candidatura di Manuela Di Centa?

E’ una bella candidatura. Oddio, per noi piemontesi, con in casa Stefania Belmondo… ma ci ha dato davvero tanto entusiasmo. Ripeto, una candidatura molto bella, importante ed è stimolante confrontarsi con Manuela, Mi sembra che negli ultimi anni, forse per scelta personale, non abbia avuto un ruolo operativo nell’ambito del territorio, ma indubbiamente ha delle ottime caratteristiche. Davvero stimolante!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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