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Federica Brignone ha deciso, sarà al via del gigante di Kronplatz

Federica Brignone ha deciso: domani sarà al via nel gigante di Kronplatz, tornando in gara dopo mesi segnati dall’infortunio e da un percorso di rientro costruito giorno dopo giorno. L’annuncio è arrivato nel corso della conferenza stampa a San Vigilio di Marebbe, alla vigilia della gara sulla pista Erta.

«Per me è veramente fantastico essere qui ed essere di nuovo in gara. Domani, poi, quale posto migliore di San Vigilio, in Italia, a casa. È una pista che mi piace molto, una gara che mi è sempre piaciuta». Parole che fissano subito il senso della scelta: tornare a mettersi in gioco, farlo davanti al pubblico di casa, su una pista che conosce e sente sua.

Brignone chiarisce però fin dall’inizio che non si tratta di un rientro “normale”. «Non è come gli altri anni e non è neanche come arrivare a Sölden. Normalmente fai una preparazione ad hoc, stai bene, ti alleni. Più di sei mesi per preparare una stagione non è stato il mio caso quest’anno». La sua è stata una costruzione frammentata, fatta di passaggi intermedi, senza una vera preparazione classica.

Il concetto chiave ritorna più volte: test. «Sono qui per fare un test di me stessa. Per testare la mente, il corpo, soprattutto la gamba. Non sono qui per cercare un grande risultato sportivo, ma per un grande risultato personale». Un obiettivo che va oltre la classifica e che guarda soprattutto alle risposte fisiche e mentali.

Il valore del ritorno in gara è già evidente per chi conosce il percorso degli ultimi mesi. «Per chi sa cosa mi è successo l’anno scorso, essere già in gara domani è qualcosa di speciale. È già un grande successo. Tutto quello che verrà sarà comunque qualcosa di positivo». Una frase che ridimensiona ogni aspettativa agonistica e riporta il focus sull’essenziale.

Nel racconto di Brignone c’è spazio anche per i dettagli della preparazione recente. «Ero a Cortina, poi ho fatto due giorni di allenamento a Dobbiaco. Sono venuta qui per sciare una pista di Coppa del Mondo, perché nei fatti ho all’attivo una decina di giorni nei pali, davvero pochi». A questi si aggiungono «cinque giorni di velocità in Val di Fassa con le compagne della velocità e con alcune ragazze della squadra B», all’interno di «un programma molto diverso da quello che faccio di solito».

Il rapporto con le discipline è oggi complesso. «Il gigante è la disciplina che mi viene meglio, ma è anche quella in cui ho più dolore. La velocità, invece, è quella in cui ne ho meno, anche se ho fatto pochissimo finora». Ogni giornata, spiega, è stata una verifica continua: «Ogni giorno aggiungeva qualcosa di nuovo: un terreno diverso, una difficoltà in più. Non è stata una vera preparazione, ma una sequenza continua di verifiche».

Anche la gara di domani rientra in questo percorso. «Sarà un test. Per capire come funzionano due manche con più di tre ore di intervallo, per rimettersi in gioco con tutto quello che c’è intorno. In gara non vai solo in pista come in allenamento: le marce sono diverse». Un passaggio chiave per capire se il corpo è in grado di sostenere i ritmi e le sollecitazioni di una gara vera.

Brignone non nasconde le difficoltà tecniche e fisiche. «Non ho la mia azione solita, è qualcosa di diverso. Ma avevo voglia di farlo, avevo voglia di testarmi. Per questo sono qui a gareggiare». E soprattutto mette un punto fermo: «Non ho paura di non ottenere un risultato domani. Il punto non è quello».

Il programma resta volutamente aperto. «Abbiamo un’idea di massima, ma il programma è sempre stato costruito giorno per giorno. Dipende tutto da come va domani, non in termini di classifica, ma di dolore, di sensazioni, di riuscita: se sono in grado di sostenere una gara». Dopo Kronplatz, il piano prevede il ritorno a Cortina per continuare ad allenarsi in velocità, poi nuove valutazioni.

Il tema del dolore accompagna ancora ogni scelta. «Il problema è che non ho ancora fatto una giornata, da quando mi sono fatta male, senza dolore. Nemmeno nella vita normale. A sciare lo sento abbastanza: la zona è quella della tibia, da metà in su, e il ginocchio. Ci sono giorni in cui va meglio e giorni in cui va peggio».

C’è spazio anche per una riflessione più ampia sullo sci e sugli infortuni. «Se uno pensa di fare lo sciatore senza farsi mai male ha sbagliato sport. Questo è uno sport pericoloso. È anche quello che rende questo sport qualcosa di speciale». E sul piano mentale: «La cosa più difficile è stata non sapere, non avere dei tempi, non avere una deadline, non avere la sicurezza neanche di tornare a fare una vita normale. La parte sci e la parte gare sono passate in secondo piano».

La chiusura torna al senso profondo del momento: «Per me è già una grossa riuscita rimettere fuori quei bastoni. Quando mi sono fatta male l’anno scorso non sapevo se li avrei mai rimessi in una gara, neanche in allenamento. In questo senso, ho già vinto».

Domani, sulla Erta, il cronometro racconterà una gara. Per Brignone, però, la storia è già molto più lunga.

Il gigante di Kronplatz, nelle nove edizioni sin qui disputate nel massimo circuito, ha visto Brignone imporsi al debutto nel 2017 con Marta Bassino terza, come anche nel 2019 e nel 2021, quindi la stessa valdostana è stata sul podio nel 2018 e nel 2023 con due terzi posti. Lo scorso anno la vittoria fu di Alice Robinson che precedette Lara Gut e Paula Moltzan.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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