Non chiamatelo solo Slalom Gigante. Oggi, sulla Olympia delle Tofane, le atlete non sfideranno solo le porte strette di un tracciato tecnico, ma dovranno confrontarsi con un puzzle ambientale. Grazie ai dati granulari di Meteoski estratti dai 10 punti di rilevamento lungo i 2320 metri del percorso, siamo in grado di mappare non solo “che tempo farà”, ma come l’ambiente interagirà con il gesto atletico.
Il primo filtro: Il Vento nello Schuss (P1 – P4)
La prima manche (ore 10:00) si apre sotto un cielo terso, ma con un’insidia invisibile: il vento. I dati indicano raffiche da Nord-Nord-Ovest fino a 60 km/h nei settori alti.
- L’impatto: Nel tratto iniziale di Pomedes e nello Schuss, le atlete si troveranno a combattere con una stabilità aerodinamica precaria. Una raffica laterale nel momento del cambio lamina può indurre a una rotazione eccessiva dello sci alto, sporcando la linea d’ingresso nella porta successiva.
- Il consiglio tecnico: Sarà fondamentale “chiudere” bene la posizione nei tratti di scorrimento, accettando un pizzico di aggressività in più per non farsi portare fuori linea dalla spinta del vento che canalizza tra i due giganti di roccia.
La transizione termica: Lo Scarpadon e la neve “viva” (P7 – P8)
Mentre la parte alta resterà fredda (-6°C), il vero punto critico per i materiali sarà la Diagonale. Qui, il nostro modello matematico rileva una temperatura del suolo che salirà fino a +2°C durante la seconda manche.
- L’impatto: Questo gradiente termico crea quella che chiamiamo “neve viva”. La neve trasforma, diventando più umida e meno reattiva. Se nella prima manche il ghiaccio barrato garantirà un grip secco e preciso, nella seconda (ore 13:30) le atlete con pettorale alto potrebbero trovare una neve che “tira” o che cede sotto i carichi laterali più estremi.
- Il gesto: Qui servirà una distribuzione dei carichi più fluida. Chi cercherà di “strappare” la curva troverà una risposta elastica del manto ridotta, rischiando di sprofondare di qualche millimetro di troppo e perdere preziosa velocità in uscita verso il piano.
Il fattore “buio”: L’ombra delle Tofane (P3 – P9)
Il dato più impressionante riguarda l’irraggiamento. Se alle 10:00 la pista è inondata di sole, alle 13:30 molti settori chiave come lo Schuss e il Duca d’Aosta entreranno in ombra totale.
- L’impatto: È il fenomeno della “luce piatta”. Senza ombre a definire la texture della pista, l’atleta perde la capacità di anticipare le micro-asperità. Il cervello passa da una guida “proattiva” a una “reattiva”.
- L’analisi: Aspettiamoci tempi più alti nei tratti d’ombra. Le atlete che hanno un miglior “piede” e una sensibilità propriocettiva superiore faranno la differenza dove la vista non aiuta più.
Cosa aspettarsi stasera?
In serata, incroceremo questi dati con i tempi intermedi della classifica. Vedremo se chi ha perso centesimi nello Scarpadon è stato vittima del rialzo termico della neve o se il vento in vetta ha effettivamente penalizzato i primi numeri di partenza.






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