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Governo senza Ministro dello Sport, meglio o peggio?

Governo senza Ministro dello Sport, meglio o peggio?
Mario Draghi ha formato il nuovo Governo e a nessuno dei Ministri è stata data la delega allo sport. Questo ha suscitato lo sdegno di molte persone dell’area sportiva, poiché tale assenza è letta come un “voltaspalle” verso questo mondo.

Ci aspettavamo una sonora protesta da parte del Presidente del Coni Gianni Malagò che invece ha speso parole di elogio per il nuovo presidente del Consiglio. Nessuna dichiarazione, invece, riguardo al vuoto politico nei confronti dello sport.

Un silenzio cui attribuiamo una sola spiegazione e se fosse così la situazione potrebbe girare a favore. È infatti probabile che il disegno di Draghi sia quello di dare maggiore, se non totale, autonomia al Coni per quanto riguarda l’aspetto agonistico. E a Sport & Salute quello puramente organizzativo, di controllo ed economico. Il che si traduce in uno snellimento della burocrazia.

Probabilmente il ragionamento fatto è, piuttosto che delegare un ministro di un dicastero (politiche Giovanili) che di sport non ne sa nulla, tanto vale dare più spazio a chi invece ne conosce ogni rivolo. Evitare, dunque, la figuraccia che l’Italia stava per fare con il Cio e le Olimpiadi, situazione poi, recuperata all’ultimo secondo.

Chiaro è che una figura a Palazzo servirà per fare da trait union tra Coni e Governo, ma per questo è sufficiente un sotto segretario.

Di fatto l’unico organo che conosce ogni aspetto dello Sport è il Coni. Il Governo ha iniziato ad apprenderne alcuni numeri solo dal marzo scorso. Quando ha dovuto chiedersi, ad esempio, quante società sportive esistono e quanti gli impianti sportivi.

Solo da allora Roma si è resa conto che il Coni ha sempre gestito tutti gli impianti in Italia di cui molti necessitano di essere completamente ristrutturati.

L’unico aspetto non da poco che sfugge a tutti, Coni compreso, è il mondo del fitness attività non agonistica. Oltre al fatto che nemmeno lo sport nelle scuole è di sua competenza. E si vede!

E questo è uno dei punti che più ci interessano. Riportare nel mondo dell’istruzione la cultura dello sport in montagna, alias settimana bianca. Sarebbe anche un modo per cercare di dare un aiuto sensibile alle località, totalmente in ginocchio dalla chiusura totale della stagione. Illusione?

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.