Prima manche di gigante ad Adelboden che prende forma sul ritmo, sui dossi, sulla capacità di produrre velocità dove la pista tende a portarti via. La Chuenisbärgli chiede direzione continua, pressione in avanti, scelta netta delle linee. Chi lavora il terreno costruisce il tempo.
Davanti a tutti c’è Marco Odermatt. Pettorale 7, approccio diretto, attacco immediato. Primo nei settori 1, 2 e 3, margine scavato soprattutto nel tratto centrale, quello che oggi fa selezione vera. Sci sempre in spinta, corpo proiettato in avanti, capacità di trasformare i dossi in accelerazioni. Il 1’14”40 nasce da una sciata che non concede pause, accompagnata da un pubblico che riconosce ogni cambio di ritmo.
Alle spalle resta solido Lucas Pinheiro Braathen. Pettorale 1, riferimento iniziale della gara. Ritmo alto fin dalle prime porte, gestione efficace dei dossi, linea chiara. Il 1’14”89 mantiene pieno valore tecnico: velocità costruita, non difesa.

Subito dentro la partita Timon Haugan. Terzo a 53 centesimi, molto vicino nel settore centrale, dove resta uno dei pochi a limitare il distacco da Odermatt. Sciata aggressiva, equilibrio stabile, capacità di stare alto e rientrare con direzione pulita.
La sorpresa che rimescola la top five è l’inserimento di Léo Anguenot. Pettorale 18, partenza brillante, primo intermedio subito competitivo. Linee precise, spinta continua, terzo tempo nel settore centrale. Chiude quarto a 66 centesimi, pienamente in lotta per il podio, con una sciata che lavora il terreno e genera velocità anche nei dossi più profondi.
Davanti ad Alex Vinatzer c’è Marco Schwarz. Quinto a 94 centesimi, costruisce il vantaggio soprattutto nel tratto centrale, dove interpreta i dossi con grande morbidezza e direzione efficace. Dopo un primo intermedio più prudente, fa gara alla pari con i migliori, sfruttando scorrimento e qualità di linea.
Per l’Italia il riferimento resta Alex Vinatzer, sesto a 97 centesimi. Manche di maturità tecnica: continuità, pazienza, postura sempre composta. Terzo tempo al primo intermedio, presenza costante nei parziali, muro finale gestito con ordine. Tre centesimi lo separano da Schwarz, differenza costruita soprattutto nel settore centrale.
Più indietro Henrik Kristoffersen, che paga soprattutto il secondo settore, dove la pista richiede produzione attiva di velocità, e Loïc Meillard, dentro la top ten con una prova di controllo.
Tra gli azzurri pesa l’episodio finale di Luca De Aliprandini, 25esimo. Fino all’ultimo settore la manche scorre su tempi da top ten, poi l’errore nel finale: perdita di linea, metri aggiuntivi, settore conclusivo che scivola via. Il crono si ferma a +2”14, posizione che non racconta il potenziale espresso lungo il tracciato.
È invece uscito Filippo Della vite (interno) quando però perdeva già un secondo al primo rilevamento. Troppo alto il tempo per qualificarsi per Franzoni, Kastlunger e Talacci.






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