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I conti del turismo bianco che riparte da -93%!

I conti del turismo bianco che riparte da -93%!
Il turismo bianco è pronto a ricominciare con tanto entusiasmo. Lo stesso di prima, possibilmente ancora di più. Ma l’anno di stop non si può cancellare solo con il desiderio di rimettersi i pista. Perché come dimostra la relazione effettuata dall’osservatorio di Skipass Panorama Turismo (JFC), i danni sono notevoli. Andiamo allora a vedere com’è la situazione sottolineando il fatto che a oggi, ancora nessuna società impianti ha ricevuto un solo euro di ristoro.

Tutti i settori dell’economia italiana hanno avuto dei problemi più o meno gravi nel corso dello scorso anno. Quello Bianco però è stato indiscutibilmente il più colpito.

Non solo alla fine della stagione i giorni di apertura al pubblico sono risultati zero, ma questo risultato è giunto dopo una costante presa in giro di quanti speravano semplicemente di lavorare.

Il diritto costituzionale è stato bypassato in nome della pandemia, evento che tutti hanno compreso e, seppur a malincuore, condiviso.

L’aspetto intollerabile è stato legato alle modalità nell’infinito balletto del: «si apre o non si apre». E così, in questo clima d’illusione, gli impiantisti hanno preparato le piste, gli albergatori scaldato gli hotel e i rifugisti portato le materie prime in quota.

Ecco, prendiamo un rifugista, spesso impropriamente paragonato a un ristoratore. Il ristorante della grande città si è potuto organizzare con le consegne a domicilio o l’asporto. Inoltre l’approvvigionamento avviene attraverso fornitori che portano la merce con i furgoni.

Pensate a un rifugio in quota. La dispensa viene riempita attraverso il trasporto con impianti o elicotteri. Tutto pronto, viveri a posto. Si apre. Anzi no. Tra qualche giorno, poi settimana e alla fine il niente. E le materie prime? Quelle deperibili? Il bivio: altra spesa per riportarle a valle o la spazzatura?

Di esempi come questo ce ne sono infiniti. Prendiamo un maestro di sci. Ultimo euro entrato nelle sue tasche a marzo 2019. Poi lo stop forzato. La stagione azzerata e il primo euro da lavoro che, nel momento in cui state leggendo queste righe, deve ancora entrare.

Certo, alcuni hanno anche un lavoro estivo che affiancano a quello di maestro. Altri, come tutti gli uomini della montagna, riescono ad arrangiarsi e dare comunque un pasto caldo alla propria famiglia.

Gli impiantisti non hanno ancora avuto un solo ristoro mentre le altre attività delle briciole. Questo è un discorso di dignità. Non quella di quanti lavorano bensì quella delle persone che hanno governato o governano.

Auspichiamo un pronto intervento del governo e delle regioni e chiudiamo questo lungo incipit con due parole che devono suonare forte: MAI PIÙ! Mai più una presa in giro come quella subita dalla Montagna Bianca che ha un ruolo centrale nell’economia del Paese.

Analizziamo allora, grazie al supporto dell’Osservatorio Italiano del Turismo Montano, i danni.

Come già affermato, la passata stagione invernale è stata praticamente nulla e i dati parlano chiaro: la rilevazione effettuata da Skipass Panorama Turismo indica come questa economia sia stata completamente azzerata, con una stagione invernale 2020/2021 ferma al palo.

Le sole attività effettuate sono state quelle rivolte agli agonisti, con aperture – senza continuità – di pochissimi impianti riservati esclusivamente ad atleti per lo svolgimento di allenamenti e gare, iscritti a sci club. Pertanto, l’intera filiera che compone questa complessa offerta turistica è rimasta sostanzialmente bloccata, con conseguenze drammatiche per tutte le imprese, nessuna esclusa. Anche per quelle che hanno deciso di aprire per offrire il servizio agli atleti o ai no skiers.

Impianti di risalita

La prima valutazione riguarda pertanto gli impianti di risalita, che rappresentano il servizio di base per poter praticare la maggior quota delle discipline sportive in montagna. Basti pensare, a tal proposito, che il 74,4% degli italiani che praticano un’attività sportiva «bianca» sono fruitori «obbligati» dei servizi di risalita. Pertanto, senza i medesimi risulta impraticabile qualsiasi tipologia di attività sportiva sulla neve per 7 Italiani su 10.

Questo servizio è strettamente collegato alla pratica delle discipline sportive e a una serie di ulteriori servizi, vale a dire il noleggio attrezzature, i maestri di sci, la vendita degli skipass, etc.

Un insieme che – negli anni precedenti – ha garantito un fatturato rilevante, ma che nella stagione invernale 2020/2021 ha fatturato poco più di 50 milioni di Euro rispetto ai quasi 3 miliardi 900 milioni della stagione precedente (comunque «spezzata» a inizio marzo), con una riduzione del -98,7% di fatturato.

Una differenza di fatturato che risulta essere ancora più rilevante se paragonato alla stagione invernale 2018/2019 (l’ultima stagione completa), nella quale il fatturato di questo specifico comparto si è assestato a oltre 4 miliardi 570 milioni di Euro.

Sistema ospitale

La seconda valutazione economica si riferisce, invece, al sistema ospitale nella sua complessità. Un sistema ospitale che ha cercato anch’esso di sopravvivere, aprendo in alcuni casi a singhiozzo, in altri casi a seguito di prenotazioni di gruppi di atleti/sci club.

Le strutture ricettive alberghiere che hanno «provato» ad aprire sono state il 13,4% del totale nazionale. Tuttavia la maggior parte dei gestori di strutture ricettive alberghiere localizzate nelle località alpine e appenniniche non ha aperto, evitando così di assumersi ulteriori rischi – e costi – legati all’assunzione del personale, all’acquisto delle merci, etc.

Il settore ospitale – negli anni precedenti – ha garantito un fatturato rilevante: nella stagione invernale 2019/2020 ha infatti toccato 3 miliardi 751 milioni di Euro.

Un dato, questo, che rende palese la perdita subita nel corso dell’ultima stagione invernale, che ha registrato solo 285 milioni di Euro di fatturato, segnando quindi una riduzione del -92,4% di fatturato.

Una differenza ancora più significativa se viene comparata con la stagione invernale 2018/2019 (l’ultima stagione completa), nella quale il fatturato di questo specifico comparto ha superato i 4 miliardi 610 milioni di Euro.

Servizi accessori

Vi è poi il comparto «aggregato» che si riferisce agli ulteriori servizi, come possono essere quelli legati alla ristorazione, al commercio, alle attività di divertimento e ricreative, etc. In questo caso, considerando che trattasi di servizi validi anche per la comunità locale e/o day user, il dato – seppure altamente negativo – è leggermente migliore rispetto ai due comparti in precedenza analizzati.

Negli anni precedenti questi servizi hanno garantito un fatturato importante al sistema della montagna bianca italiana, ma risulta che nella stagione invernale 2020/2021 le attività ristorative, del commercio, del divertimento, etc. sono riuscite a fatturare 202 milioni di Euro, decisamente in calo rispetto a 1 miliardo 70 milioni della stagione precedente, segnando quindi una riduzione del -81,1% di fatturato.

Una differenza che risulta essere ancora più rilevante se paragonato alla stagione invernale 2018/2019. Nell’ultima stagione completa, infatti, il fatturato di questo specifico comparto si è assestato a oltre 1 miliardo 222 milioni di Euro.

Appare quindi evidente come la chiusura delle imprese di questa filiera dell’economia turistica abbia quasi completamente azzerato i valori aziendali.

Il dato, infatti, emerge nella sua completezza analizzando il fatturato totale del sistema della montagna bianca italiana realizzato nella passata stagione invernale 2020/2021, da cui emerge una riduzione complessiva – rispetto al consuntivo della precedente stagione invernale – pari a -93,8%, che raggiunge il -94,6% se comparato alla stagione invernale ancora precedente (vale a dire il 2018/2019).

Complessivamente, infatti, il comparto della montagna bianca italiana ha generato, lo scorso inverno, un fatturato totale di soli 538 milioni di euro circa.

Nulla se paragonati agli 8 miliardi 712 milioni della stagione 2019/2020 o ai 10 miliardi 409milioni della stagione invernale ancora precedente. Che è stata – è utile ricordarlo – l’ultimo inverno senza interruzioni di sorta. conti turismo bianco -93% conti turismo bianco -93% conti turismo bianco -93%

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.