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I lavoratori valdostani della montagna domani scendono in piazza

Il “Pensiero di un Maestro di sci” di oggi si intitola: “I lavoratori valdostani della montagna domani scendono in piazza”
Il segnale che arriva dalla montagna è chiaro, non lascia dubbi.

La gente é stufa, gli operatori del settore turismo sono in ginocchio e questa chiusura degli impianti fino al 5 marzo, che di fatto ha decretato la fine della stagione invernale, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo fino all’orlo.

In diverse località ci sono state proteste, civili, educate, secondo lo stile che da sempre contraddistingue chi vive e lavora in montagna. Una montagna che da tempo è abituata a confrontarsi con le avversità della natura.

Dallo scorso sabato sera le cose sono però cambiate. Le proteste stanno aumentando e da focolai di malcontento qua e là, rischiano di trasformarsi in veri e propri incendi.

Il mondo della politica se ne è accorto e si è detto prontissimo a risolvere subito la disastrosa situazione venutasi a creare con questo ennesimo divieto di apertura degli impianti.

La parola d’ordine adoperata dai nuovi ministri e dal neonato Governo è: “Danni e ristori per tutti, sin da subito, questo Governo non può aspettare, deve agire immediatamente“. Qualcuno dell’opposizione ha fatto però notare che gli stessi che oggi chiedono a gran voce questi indennizzi, fanno parte dell’attuale coalizione di Governo.

Ma alla montagna interessano soprattutto i fatti, non le schermaglie politiche.

Infatti le proteste continuano, ancora domani, stavolta ad Aosta, nella piazza principale (ore 10.30), davanti alla sede del Comune, dove ci sarà una manifestazione “pacifica e nel rispetto delle regole del distanziamento”, tiene a sottolineare Beppe Cuc, Presidente del Collegio Nazionale dei maestri di sci, cui parteciperanno tutte le categorie di lavoratori valdostani della montagna.

Anche per fare chiarezza su chi ha deciso queste ingiuste chiusure. Dai resoconti di “palazzo” stanno emergendo prove inconfutabili che al Governo già si sapeva che il 15 febbraio non si sarebbe mai aperto.

Lo si evince dal comunicato stampa di Palazzo Ghigi affidato all’agenzia Agi la stessa sera di domenica 14 febbraio (ore 18.00): “La decisione sulla chiusura degli impianti sciistici a causa del rischio di maggiore trasmissibilità del virus legato alla variante inglese, è stata adottata in base alle informazioni del CTS e condivisa dal Governo e dal Presidente del Consiglio Mario Draghi“.

Fin qui niente che non si conosca. Il fatto grave dello stop alla stagione sciistica è che il Governo ne era a conoscenza almeno già da dieci giorni prima della fatidica domenica, esattamente dal 4 febbraio, quando una nota degli scienziati del CTS raccomandavano, all’allora Governo Conte, di adottare nuove chiusure.

Tutto, stranamente, rimane fermo nei cassetti fino a quando esce la notizia dell’ennesimo rinvio, il terzo, che viene firmato da Mario Draghi.

Chi era a conoscenza che gli impianti non si sarebbero aperti, perché ha taciuto? Gli “Assessori della Montagna” ne erano al corrente?

Motivo per cui: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio“. Per noi maestri di sci auguriamoci che tutte queste proteste servano per portare a casa velocemente gli indennizzi. Per il momento solo promessi. Unica certezza è lo stop allo sci. Non possiamo insegnare, lavorare.

E come noi tanti altri della montagna.

Egregio Ministro del Turismo Massimo Garavaglia, a Lei che sappiamo amare il “nostro” mondo, diciamo: “Aspettiamo non di sapere ma di ottenere”. Contiamo che almeno lei ci dedichi la considerazione che meritiamo e pretendiamo.

Walter Galli
P.S.I nostri vicini: in Svizzera piste aperte, in Tirolo (Austria) si scia con test negativo, così come in Slovenia. Aperti gli impianti anche in Spagna e in Svezia da inizio stagione. Merito di virologi appassionati di sci?
Foto Meteoweb I lavoratori valdostani della montagna  I lavoratori valdostani della montagna 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.