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Il ciclo di un atleta

Quanto vivono i nostri campioni di sci? Meno della metà della vita una persona. Se ci pensiamo, la durata media dei nostri campioni è di circa 35 anni e poi l’atleta morirà e resterà la persona con un vissuto più o meno sportivo. In circa trent’anni sono concentrate tutte le tappe evolutive di un ciclo normale di vita. Proviamo a ripercorrere le tappe della breve, ma intensa vita di un atleta sciatore, osservando quante abilità mentali acquisisce durante il tempo vissuto.

Il BABY LUDICO
Nasce a circa quattro o cinque anni, con i primi passi sugli sci, i bambini più precoci anche a tre anni. Per i piccoli sciatori, i primi passi tecnici, la scoperta dell’ambiente e la percezione dello scivolamento sono contornati da pupazzi, favole e racconti di ogni genere. I maestri sono figure che svolgono la funzione di accudimento oltre che di facilitatore all’acquisizione della prima percezione allo sci, sensibilizzando al meglio la nevicità.

Il COMPETENTE
Nei primi cinque anni di età scolare inizia l’apprendimento delle primarie competenze tecniche, che diverranno la «base sicura» della carriera sciistica. Il bambino inizia a conquistare l’autonomia, inizia a relazionarsi con il maestro di sci in modo continuativo, affidandosi a lui per lunghe ore. Gradisce particolarmente il gruppo dei pari per condividere le avventure sciistiche, pur non disdegnando la sciata con la famiglia. Mentalmente inizia a tollerare i primi confronti sul valore tecnico sciistico con i compagni di gruppo.
L’AGONISTA
Dai 10 anni fino all’adolescenza, lo sciatore inizia a sviluppare il «senso di appartenenza», cioè essere parte di una squadra agonistica, lo sci club e più avanti il Comitato regionale. L’acquisizione e la fissazione di schemi motori complessi e ben coordinati della tecnica sciistica più agonistica iniziano adesso e dureranno per tutta la vita. Il gesto tecnico agonistico nei tracciati delle varie discipline sciistiche viene automatizzato e stabilizzato. La competizione agonistica si accende e resterà molto viva per anni. Psicologicamente, è un compito tipico di questa fase, imparare a tollerare la vittoria e la sconfitta, reagire in modo corretto agli errori, integrando emozioni e pensieri. Le motivazioni interne dell’atleta vengono interiorizzate con il passare degli anni, nel dialogo interno il «devo vincere» viene sostituito al «voglio vincere». Questo cambiamento permette agli atleti di utilizzare motivazioni forti come ancoraggio mentale per superare i duri sacrifici che lo sport agonistico richiede. Coloro che superano positivamente questa fase di vita, accedono alla prossima.

Il GIOVANE ESORDIENTE
Alcuni agonisti arrivano in questa fase in età relativamente giovane, transitando in breve tempo dai Comitati alle Squadre nazionali grazie ad eccezionali risultati, altri invece ci impiegano più tempo. La percentuale di abbandono all’agonismo è alta, in questa fase l’imbuto si restringe, restano i più talentuosi o coloro che hanno doti di resilienza e una volontà molto forte. La fame di successo, la voglia di rivalsa spesso sono un buon motore per spingersi fino all’alto agonismo, ma a volte non bastano. Ad un livello psicologico, coloro che sopravvivono fino qui, si sono sentiti amati ed accettati (dalle figure di riferimento) indipendentemente dal loro risultato e questo ha permesso loro di sviluppare le competenze mentali per gestire l’ansia da prestazione affrontando le gare più importanti nel modo più efficace.

Il MATURO
Nello sci l’atleta maturo è relativamente molto giovane, si intende l’età tra i 25 fino a circa 35 anni in cui avverrà il fine carriera, questo, ovviamente, se tutto va per il verso giusto e non avvengono infortuni invalidanti. L’autonomia mentale, emotiva e organizzativa dell’atleta ha il suo apice di maturazione in questa fase. Proprio qui si raccolgono i frutti della carriera, medaglie, podi, successo e fama. Per i più talentuosi, partecipare (e magari anche vincere) l’Olimpiade è il sogno agognato sin dalla nascita. Diventare un atleta maturo dopo essere stato esordiente non è comunque dato per scontato. La rete delle figure di riferimento è fondamentale per ottenere una carriera duratura e ricca di soddisfazioni. I legami famigliari cambiano ma non si esauriscono, a volte c’è la costituzione di un nuovo nucleo famigliare, l’atleta si sposa e diventa genitore. La competenza dei tecnici è altresì fondamentale in questa fase, l’atleta è ormai una macchina con ingranaggi complessi e delicati, se ben funzionante renderà in tutto il suo splendore, tuttavia, a volte basta un granellino di polvere per inceppare anche il miglior ingranaggio. Mentalmente l’atleta affronterà numerosi compiti di sviluppo, transitando dallo stato di giovane adulto alla persona matura, spesso un aiutino dallo psicologo dello sport può essere determinante per evitare di incepparsi.

IL FINE CARRIERA
La fase più difficile e complicata a volte è il fine carriera. Fare il lutto della parte atleta è pericoloso se non preparato in tempo. Esistono dei programmi specifici che aiutano l’atleta in questo passaggio di «morte e rinascita» affinché possa sfruttare al meglio la preziosa esperienza della carriera agonistica. Lasciare un pezzo forte della propria identità può creare un vuoto così profondo da causare depressione e panico. Individuare e iniziare a riempire quel vuoto (almeno mentalmente) prima di lasciare la carriera è fondamentale.

L’ESSERCI IN ALTRI MODI
Ci sono tanti modi per essere ancora «atleti dentro» pur non esercitando la professione ad alti livelli. C’è chi si diletta facendo gare di sci per hobby con gli amici ad esempio il circuito Master. Alcuni decidono di restare nel settore sciistico svolgendo la professione: di maestro di sci, allenatore o istruttore. Altri ancora preferiscono fare il genitore di piccoli nuovi sciatori , alcuni solo il turista, oppure i telecronisti sportivi, mentre chi possiede doti commerciali potrà farà l’imprenditore nel settore sportivo, ecc..
Insomma la morte è solo apparente, l’atleta interiore vivrà sempre dentro di noi.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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