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Il “Dew Point” e la luce piatta possono condizionare la combinata

Sulla Stelvio di Bormio, la Combinata Alpina Maschile non si gioca solo sulla forza delle gambe, ma sulla capacità di interpretare un puzzle termodinamico invisibile. Grazie al monitoraggio costante su 13 punti della pista, dalle vette della Rocca fino allo stadio dello sci, emerge un quadro tecnico che mette a nudo la complessità di questa disciplina.

  1. Il Paradosso della Neve: Quando il “Caldo” non scalda

Il dato che salta all’occhio è la temperatura all’arrivo: +1°C durante lo slalom pomeridiano. In un contesto normale, parleremmo di neve “marcia”. Ma oggi il protagonista è il Dew Point (Punto di Rugiada), attestato su valori bassissimi (-8°C / -10°C).

La chiave tecnica: Un’aria così secca impedisce la formazione del film d’acqua continuo sulla superficie del cristallo di neve. Invece di fondere, la neve subisce un processo di sublimazione cinetica che mantiene il manto duro, abrasivo e “mordente” anche con temperature dell’aria positive. Gli atleti non troveranno una pista che cede, ma un fondo marmoreo che richiede un setup dei materiali estremamente aggressivo, simile a quello della prova di discesa del mattino.

  1. Dallo Stress da Contrasto all'”Inseguimento della Porta”

La morfologia della Stelvio, con il suo orientamento a Nord-Ovest, impone una sfida visiva brutale in due atti:

  • Il Mattino (Discesa): con un cielo quasi privo di nubi, il problema è il contrasto estremo. Il passaggio repentino dalla luce radente all’ombra totale di settori come la Carcentina nasconde le micro-asperità. Qui l’atleta deve “sentire” la pista sotto i piedi più che vederla.
  • Il Pomeriggio (Slalom): l’aumento della nuvolosità (fino all’82% in alcuni settori intermedi) introduce la temuta luce piatta. In queste condizioni, la percezione dei solchi e delle scalinate nel ghiaccio svanisce. Tecnicamente, l’atleta smette di sciare in anticipo e inizia a sciare “in inseguimento della porta”, reagendo alle irregolarità solo dopo averle impattate. È qui che nascono le inforcate olimpiche.
  1. Il Gradiente Termico Verticale: L’origine del “Chatter”

I modelli indicano temperature positive (+3°C / +4°C) sotto il manto nevoso nella parte bassa della pista. Questo crea un gradiente termico verticale marcato: la neve è fredda in superficie ma riscaldata dal basso.

Questo decoupling termico rende la struttura del manto stratificata in modo non omogeneo: una crosta rigida poggia su una base più elastica. Per l’atleta, questo si traduce in vibrazioni ad alta frequenza (chatter). Lo sci non incide la curva in modo fluido, ma tende a “saltellare”, mettendo a dura prova i muscoli stabilizzatori e la centralità. Un setup di scarponi troppo rigido oggi potrebbe essere controproducente, impedendo l’assorbimento di queste micro-vibrazioni.

  1. Densità dell’Aria: Stabilità contro Drag

Alle 10:30, l’aria fredda e densa (umidità al 70%) offre una resistenza aerodinamica significativa. Se da un lato questo aumenta il “drag” nei tratti di scorrimento, dall’altro garantisce una maggiore stabilità aerodinamica durante i voli. Sui salti della Stelvio, un’aria così densa aiuta l’atleta a mantenere un assetto solido, ma rende ogni errore di posizione del busto immediatamente penalizzante in termini di velocità d’uscita.

  1. Il Verdetto

Il vero nemico oggi non è la difficoltà intrinseca della Stelvio, ma la sua non omogeneità. Un atleta che parte con -6°C e luce tagliente alla Rocca (2224m), si ritrova dopo 90 secondi a gestire +1°C, luce piatta e vibrazioni da gradiente termico allo Stadio dello Sci (1300m).

La Combinata di oggi sarà vinta da chi saprà cambiare “pelle” durante lo stesso run, adattando la propria sensibilità tattile a una pista che muta ad ogni porta.

Nota tecnica per i lettori di Sciare:

I dati sono stati rilevati tramite il network di punti del modello meteorologico di Meteoski che permette la micro analisi meteorologica lungo i 13 settori tecnici della pista Stelvio di Bormio.

About the author

Riccardo Ravagnan

Geologo di formazione, meteorologo e weather strategist, Riccardo Ravagnan si occupa da oltre quindici anni di micrometeorologia applicata alla performance sportiva e ai processi decisionali in ambienti complessi.
È fondatore di «nPhysis», società di consulenza tecnico–scientifica specializzata in soluzioni weather e data-driven, e ideatore della tecnologia ´Meteoskiª, sviluppata per portare l’analisi meteorologica alla scala della pista e dei micro-ambienti montani. Nel corso della sua carriera ha lavorato in contesti ad alta complessità operativa, collaborando con atleti e team di livello internazionale e partecipando a due campagne olimpiche come stratega meteorologico. Il suo lavoro si concentra sull’interazione tra ambiente, fisiologia e prestazione, con l’obiettivo di ridurre l’incertezza climatica e trasformare il dato atmosferico in uno strumento di lettura e supporto alla performance.
Per le Olimpiadi Invernali di Milano–Cortina 2026, per Sciare Magazine, porterà avanti un progetto editoriale dedicato all’analisi microclimatica, verificando se la performance dell’atleta è stata più o meno condizionata dalle condizioni esterne.

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