Notizie

Il distacco genitori e figli

Si potrebbe chiamare «Sindrome (precoce) del nido vuoto» per amore dello sci. Nel nostro ambiente sportivo molti genitori,  per i propri figli, si trovano di fronte a un difficile quesito: come fare a tenere insieme formazione scolastica e  attività agonistica? Una soluzione sempre più gettonata per il proprio figlio è scegliere uno degli skicollege, una scuola per gli sportivi, dove vengono integrati lo studio e lo sport con una programmazione ad hoc per i giovani atleti. 
La scelta dello skicollege non è facile, separarsi precocemente dai propri figli spesso è doloroso. La perdita quotidiana del loro affetto, il cambiamento dei comportamenti di attenzione e cura ormai divenuti abituali e il vuoto che resta quando un figlio così giovane e impegnativo esce di casa, sono tutte situazioni che i genitori vivono in modo diverso rispetto alla tipologia del rapporto con il proprio figlio e al proprio stile culturale familiare. 
Sono molte le domande che i genitori si pongono. Quali informazioni dovremmo ottenere? A chi chiedere? Quali stati d’animo dovremmo aspettarci? Sentiremo paura, ansia da separazione, senso di colpa, come affrontare tutto questo per aiutare e sostenere nostro figlio durante questo distacco? È possibile tenere sotto controllo la sua educazione con questa distanza?
Ho intervistato per voi il padre e la madre di una giovane atleta, che molto volentieri parlano di come hanno vissuto l’esperienza dello skicollege. Questo, per farci riflettere un po’ e auspicando  possa essere utile alle persone che hanno intenzione di percorrere la stessa strada.
> Quale è stato il vostro percorso decisionale rispetto alla scelta dello skicollege?
«Giulia aveva il desiderio di continuare a sciare a tutti i costi; insieme al padre hanno iniziato a informarsi guardando su internet i siti dei vari skicollege, infatti, sembrava a tutti noi – racconta la madre – la soluzione migliore per continuare a studiare e sciare. Certamente avevamo molte paure e preoccupazioni, anche perché lei ha iniziato a pensarci a 12 anni, quindi molto giovane. Successivamente la mia parte concreta di mamma si è  attivata e ho cercato le informazioni  necessarie per avere le garanzie che mi avrebbero rassicurato. Quindi abbiamo iniziato ad andare a vedere le scuole, parlare con i responsabili e conoscere i professori».
Il padre aggiunge: «Abbiamo anche portato Giulia a fare tre settimane di sci estivo con l’allenatore del college, per provare uno spaccato di vita di quel tipo di allenamento, così che Giulia potesse capire se anche l’ambiente sportivo le fosse congeniale».
> Come avete affrontato la separazione? 
«La cosa importante che abbiamo detto a Giulia è che la scelta definitiva doveva farla lei , rassicurandola sul fatto che noi le saremmo sempre stati vicini, sostenendola. È stato come una specie di accompagnamento, difficoltoso per noi, perché all’inizio è stato un continuo avvicinarsi e distaccarsi da lei. Inizialmente stavo con lei per qualche giorno, poi gradualmente si è inserita nelle attività del college, ha fatto nuovi amici e quindi tutto procedeva positivamente ed io potevo sempre più lasciarla andare».
> Quali sono stati i vostri principali stati d’animo?
«Posso dire di averli passati tutti, paura, ansia, rabbia, angoscia, anche liberazione in qualche momento, è stata l’occasione per recuperare il rapporto di coppia e poi ho provato anche il senso di colpa per aver provato questa sensazione di liberazione».
«Io ho passato i primi tre mesi entrando in camera di mia figlia,  facendo il giro di tutte le sue foto da quando era piccolina fino all’ultima gara che ha fatto, quindi uscivo con un groppone allo stomaco pazzesco. Successivamente, quando le cose funzionavano, mi sono ripreso. Ho pensato che per dare la possibilità a Giulia di fare un passo avanti dovevo farne uno io indietro, il che significa lasciarla andare a 14 anni anziché a 18-20 rispettando la sua scelta. Lei ha un sogno, un desiderio e noi cerchiamo di assecondarlo. L’ho detto piangendo, è una cosa pesante ma le ho dimostrato che per il suo sogno sono disposto a fare un passo indietro».
> …bellissimo atto d’amore…  «Direi di sì». 
> Quali raccomandazioni avete fatto a Giulia?
«Abbiamo messo subito delle regole chiare, lei è allo skicollege per sciare e studiare, ovviamente con l’entusiasmo e il divertimento dovuto della sua età, ma non è una vacanza. è stato anche doveroso dire che, in qualsiasi momento in cui lei non ce la facesse più perchè sta male, la porta è sempre aperta, può tornare indietro quando vuole».
> Quale è stato il momento più difficile di questo vostro percorso?
«Sicuramente il giorno in cui abbiamo messo in moto questo meccanismo è stato un momento faticoso. Era un avvio verso la crescita e quindi verso l’allontanamento da noi. Le mie colleghe e amiche mi hanno criticato molto rispetto a questa scelta, tanto che ad un certo punto mi sono domandata se realmente stavo facendo la scelta giusta per mia figlia. Noi eravamo convinti e poi gli eventi hanno confermato che Giulia aveva già la testa sulle spalle a 13 anni e mezzo. In più lo skicollege ci sembrava molto affidabile e questi due elementi hanno pesato molto positivamente sulla nostra scelta definitiva».
> Quale consiglio potreste dare ai genitori che stanno analizzando la stessa scelta?
«È un’esperienza positiva, sia per noi sia per i figli. Per noi genitori aiuta a trovare un’altra dimensione del rapporto con il figlio, sicuramente è un po’ una scelta da mentalità nord-europea. Un altro fattore importante è la valutazione della maturità del ragazzo, se si crede in lui è bene dagli fiducia e donargli questa opportunità».
> Volete aggiungere altro?
«Si fa una fatica cane! Bisogna un po’ essere votati al martirio … però è bello, ne vale la pena!»

Ringraziamo i genitori di Giulia e …adesso tocca a te, forza Giulia!!! III 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

Add Comment

Click here to post a comment