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Il numero del Settecento

Questa è la rivista 700 di Sciare. Abbiamo già provato l’emozione dei numeri quando l’anno scorso è stata celebrata la festa dei 50 anni di Sciare. Questa però è un’altra cifra che non lascia indifferenti. Innanzitutto una precisazione, Sciare negli ultimi anni ha editato 10 numeri all’anno, se moltiplichiamo per 51 il totale fa 510. è bene allora precisare che in passato la rivista pubblicava più numeri. Il primo della stagione usciva il 1° ottobre, l’ultimo a fine aprile pur mantenendo sempre la quindicinalità. Si realizzavano però anche uscite in estate maggio-giugno e luglio-agosto e la numerazione era doppia. Così siamo arrivati a 700. Settecento come il periodo storico che forse più di altri ha modificato la vita socio-culturale del mondo.
Ricordate il movimento dell’«Illuminismo?» Prendendo avvio dalle idee dell’Empirismo filosofico di Locke, Berkeley e Hume, ebbe come centro di diffusione la Francia, grazie a filosofi come Voltaire, suo maggiore esponente, Montesquieu, Diderot, D’Alembert, Rousseau… Prima ancora prese vita l’Arcadia di Gian Vincenzo Gravina sostenitore di una scrittura poetica meno artificiosa e più lineare per coinvolgere tutti. Un secolo caratterizzato da tre rivoluzioni: la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Industriale, che portarono notevoli mutamenti nel corso della storia. Con la Rivoluzione Francese, l’uomo cominciò a pensare in termini di «uguaglianza» (non si accettava più l’esistenza dei privilegi per i ceti sociali più ricchi), di «libertà» (l’uomo reclamava la tutela dei diritti nel rispetto dei suoi doveri) e di «fraternità» (che era un appello a coltivare la solidarietà tra gli uomini). La Rivoluzione Industriale portò, in Inghilterra, un progressivo aumento delle industrie e più in generale un totale mutamento della vita sociale producendo una nuova classe sociale, il proletariato e un nuovo soggetto socio-economico, l’operaio.
«Settecento» significa anche Goldoni, Alfieri, Foscolo… Il mondo della musica applaude il primo pianoforte, anzi il gravicembalo col piano e forte messo a punto da Bartolomeo Cristofori, la scienza accoglie il parafulmine di Benjamin Franklin e la macchina a vapore di James Watt. George Stephenson dà vita al treno! Inizia a prendere vita anche l’ alpinismo, quando nel 1786, il francese Michel Gabriel Paccard insieme al portatore valligiano Jaques Balmat, conquista il Monte Bianco. Anche se qui si potrebbe aprire un dibattito sulla veridicità di ciò che narra la storia. Potremmo andare avanti all’infinito, ma per ritornare al confronto storia del Settecento – Sciare numero 700, vi rimandiamo ai servizi di agonismo proposti su questo specialissimo numero, perché forse lo sci ha inventato un fenomeno nuovo. No, non ci riferiamo a un atleta. I protagonisti si conoscono e ogni anno ne spuntano di nuovi. Abbiamo piuttosto l’impressione che tra le località regine del Circo Bianco sia nata una sfida sottintesa per determinare chi sa accogliere più tifosi. Schladming, Kitzbühel, e nel loro piccolo (molto dipende dagli spazi) tutte le località di Coppa hanno visto i parterre e i bordo pista saturi fin quasi al collasso per la presenza degli appassionati. E tutto questo a temperature polari. Sessanta, settanta, ottantamila persone… cose da calcio o football americano o baseball o rugby. Le immagini mostrate (e da noi vissute) a Kitzbühel e a Schladming fanno impressione. Va bene che in Austria lo sci è una religione, ma è così un po’ ovunque (vedremo a Saint Moritz per i Mondiali). E non solo nello sci, perché le tribune viste ad Anterselva per le prove di Coppa del mondo di Biathlon o quelle di Zakopane per le competizioni di salto (oltre centomila persone), danno la giusta dimensione di cosa gli sport invernali sono in grado di portare al mondo dello sport. E di conseguenza all’economia e al suo indotto. L’aspetto che distingue le «nostre» attività è che il tifo è solo a favore e mai contro. Nessuno odia Mayer per aver battuto per 9 centesimi Innerhofer nel superG di Kitz. Nessuno ce l’ha con la formidabile Worley che ha tolto per due centesimi la piazza d’onore a Bassino nel gigante di San Vigilio di Marebbe. Per i bambini è una grande occasione (non l’unica) per comprendere perfettamente che cos’è la lealtà nello sport, nella vita. Ammirare l’atleta per quello che fa e non per quello che è o che rappresenta. Questa non è un’invenzione e nemmeno una rivoluzione. Forse è semplicemente una bella notizia. All’interno di questo numero, per pura coincidenza, ne troverete altre 699.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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