Notizie

Il pericolo (nascosto) della competizione

Il pericolo (nascosto) della competizione, cosa sarà mai? L’infortunio? I costi da sostenere? L’organizzazione stessa delle gare? Niente di tutto questo.

Sciare non è uno scherzo, divertente si, ma non è uno scherzo e tanto meno semplice. Sicuramente è uno degli sport che può regalare forti emozioni, se non altro perché ci pone a contatto con la natura e con noi stessi, quindi è una disciplina sportiva che si correlazione intimamente col nostro “profondo”.

Oltre alla montagna vi è un altro ambiente che è in grado di farci vivere momenti simili, ed è l’acqua, il mare. Ma gli sport acquatici non sono sempre così facili da gestire come lo sci alpino, anche perché non ci troviamo sulla terra ferma, habitat più consono alla nostra vita evolutiva.

Che non sia uno scherzo svolgere una attività agonistica nello sci alpino è noto a tutti, così come sono note le insidie che ogni tracciato agonistico possiede per ogni età e livello di prestazione. L’allenamento che si esercita “con e senza scarponi” cerca di rendere idoneo e pronto ogni sciatore agonista ad affrontare la “prossima” gara.

Questa stagione agonistica sarà particolarmente importante per innumerevoli fattori, tutti siglati dalla emergenza sanitaria. Situazione in atto che ha contribuito in modo, fino adesso sconosciuto, ad incidere indelebilmente e profondamente nel comparto denominato Sci Alpino con tutti i suoi annessi e connessi.

Ogni analisi politica esime dal nostro obiettivo, ma il cappello serve per renderci conto quanto il momento sia catartico e quanto gli “agonisti” siano quella privilegiatissima fascia di sciatori a cui è permesso sciare.

Tutto ciò può sembrare una fortuna, ma le prime gare della stagione, stanno rivelando un lato oscuro ben oltre alle conosciute insidie che ogni gara nasconde tra le porte direzionali.

In modo molto occulto queste insidie sono presenti anche nello sci di alta prestazione, ma ciò verrà analizzato dai vari componenti tecnici che ricoprono i ruoli designati all’interno delle organizzazioni sportive di tal livello: le squadre nazionali.

Francesco “Francy” Calvi dello SC Brixia

Un buon metodologo deve essere in grado di analizzare tutte le componenti della prestazione. SciareMag mette a disposizione queste informazioni operative per tutte le organizzazioni e per tutti quei soggetti che non possono accedere ai vantaggi che uno staff di squadra nazionale possiede.

I nostri giovani atleti sono i soggetti più a rischio di queste occulte insidie che ora andremo brevemente ad analizzare.

In prima istanza bisogna porre un’attenta riflessione sull’aspetto gara e la distanza temporale che separa l’ultima competizione svolta nella stagione passata e la prima della corrente.

Nella scorsa stagione abbiamo vissuto una brusca e inaspettata interruzione del calendario gare. Dove, per esempio nelle categorie più giovani, si era giunti a un terzo o massimo alla metà del calendario gare. Lasciando gli appuntamenti più importanti ancora a divenire.

Questo fatto è il principale motivo ed è allo stesso tempo l’insidia più pericolosa per le gare future. L’assenza della competizione pura, del pettorale e dello “stato di gara” è una componente che non poteva essere prevista.

Francesco “Francy” Calvi dello SC Brixia

Ci si è infatti, allenati come se la stagione 2020.21 potesse avvenire nelle normali condizioni. Cosa che non sta avvenendo. Inoltre tutto questo periodo dedicato all’allenamento e questo lungo periodo di assenza dello “stimolo gara”, ha assunto caratteristiche ignote.

Infatti ci si è allenati in modo nettamente diverso dal “normale”, senza i dati conclusivi di una stagione agonistica completa e con un periodo di preparazione alle gare più lungo del solito.

È stato fatto molto ghiacciaio, tanta preparazione atletica, certamente tutti aspetti positivi per lo status allenante, ma con una grande assenza: la competizione, la gara !

Questa assenza non ha fatto altro che accrescere le aspettative, modificare gli aspetti di autostima, calare l’iter di pensiero volto alla autoefficacia.

In termini poveri e specialmente per i più giovani, ciò ha portato l’ansia da prestazione in eccesso e/o in difetto, rispetto ai abituali valori presenti in uno stato di vita “normale”.

Queste occulte istanze, hanno e risiedono sul risvolto più nascosto e difficilmente “sondabile” di ogni atleta.

Tutto ciò incide notevolmente nell’intimo di ognuno di noi e per chi ci crede, nell’anima… quel “soul” che è alla base di quel tanto citato e di moda “mood”.

Per tutte quelle fasce di età che comprendono le categorie giovanili, fino alla children, oltre all’aspetto tecnico della gara, strettamente correlata con lo sport praticato, è mancato anche un altro  importante aspetto della delicata essenza psico-emotiva infantile ed adolescenziale.

La vita ha visto stravolti i legami con la scuola e anche con gli abituali aspetti dei comportamenti sociali caratteristici di queste età.

Il distanziamento sociale più o meno gestito, ha evidenziato un’importante assenza nel quorum psicomotorio del giovane che ne ha subito le conseguenze nel proprio intimo, rischiando di immettere, nell’obiettivo gara, un’insieme di fattori che fino ora erano estranei a questa realtà.

È facile che le prime competizioni possano portare, per coloro che non saranno “soddisfatti” dell’esito della classifica, a momenti di vero sconforto.

Tali reazioni possono incidere negativamente sulla fragile emotività del giovane. Questo può portare a giudizi/conclusioni affrettate, se non errate ed inopportune, che possono indurre ad un abbandono precoce.

Rifiuto, se non effettivo almeno motivazionale alla gare, con pericolose ricadute sull’intimità del giovane non predisposto, per esperienza vissuta, alla gestione di tali importanti deficit emotivi.

Spesso la preparazione tecnica degli allenatori non è in grado di gestire queste situazioni, che esulano dalle loro competenze di base. Inoltre non esistono precedenti sul fatto che la stagione sci è nettamente diversa da tutte le altre vissute.

Spesso, allo sconforto della “classifica”, si aggiungono “ipotetiche” accuse e scuse tecniche o peggio ancora motivazionali, che non faranno altro che creare disagio, se non confusione, nelle menti dei piccoli atleti e ancor più in tutta l’organizzazione che ne è a capo, famiglie comprese.

“Ti è mancata la forza fisica”. “Non hai resistenza”. “Dovevi portare le braccia, le punte, le tibie, il bacino, il… che ne so io…” – “Non sei convinto/a” – oppure – “Pettorale…” . “Brutto tracciato” . “Non è la pista adatta alle tue caratteristiche”. “Dovevi…”.“Potevi…”.“Manca…”

… tutte giustificazioni che peraltro rientrano nella normalità, ma che in questo momento possono assumere una identità simile ad un boomerang. Specialmente quando le aspettative dei singoli (atleti, genitori, allenatori,etc.) sono contaminate dall’attuale e contingente situazione che induce ad elevare tutto all’ennesima potenza (emotiva).

Cosa fare?

Purtroppo non esiste un manuale per questa realtà, perché ignota a molti, ma dal punto di vista procedurale bisognerebbe rivedere un po’ la metodologia e la didattica, confluente con una nuova dinamica tattica abbinata alle sedute di allenamento.

Certamente dobbiamo agire in tempi stretti e quello che poteva essere fatto nel corso dell’estate passata, non è ormai stato fatto, non per ignoranza dei sistemi, ma perché si ignorava quanto sta accadendo.

Quindi bisogna ricorrere ai ripari per quanto ne abbiamo possibilità.

Ricreare una lista di obiettivi, riprogrammare il “Goal Setting” diventa fondamentale, abbattere le aspettative proponendone di nuove, con obiettivi minimi.

Incentrare maggiormente il focus sul divertimento e sulla soddisfazione “che almeno tu puoi sciare”. O anche interpretare la competizione attuale come un obiettivo di allenamento e non come fase finale dell’allenamento svolto.

Operativamente sul campo attuare tutte quelle strategie che anche un allenamento tecnico si possa trasformare in gara, con ricognizione guidata dall’allenatore. Indossare i pettorali, preparare il tracciato di allenamento come se fosse una gare, con un piccolo spazio per la partenza.

Atteggiarsi come in gara, usare la mascherina e le tecniche di riscaldamento pre-gara, usare il cronometro e stabilire classifiche, trasformare la gara in gioco.

Bisogna cambiare i presupposti di quanto finora era normale, perché ora non stiamo vivendo la normalità. E ogni allenatore potrebbe sfruttare questo tempo per la ricerca di nuovi obiettivi. O per lo meno potenziare quello che di solito è lasciato in stand-by.

Bisogna vivere il momento per quello che è, lasciando l’esasperazione del risultato a tempi migliori e concentrandosi di più sulla gioia di continuare un percorso. Che non sarà certo bloccato da quanto sta accadendo ma di vedere in questo ostacolo l’obiettivo da superare.

L’obiettivo non deve essere la classifica , ma il superamento di questo momento. Questa è la vera vittoria per tutti coloro che sono e vogliono essere nel mondo dello sci agonistico.

Nelle foto alcuni giovani atleti del Golden Team Ceccarelli.

About the author

Walter Stacco

Docente di Scienze Motorie e Sportive. Metodologo della Scuola Regionale dello Sport del CONI Lombardia. Docente facoltà di scienze motorie università di Pavia