Il Salone dei Corazzieri si riempie di luce, applausi e occhi lucidi. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accoglie l’Italia olimpica e paralimpica protagonista a Milano-Cortina 2026. Non solo una celebrazione, ma un passaggio di memoria collettiva: sacrificio, sogni, identità.

Davanti al Capo dello Stato sfilano volti segnati dalla fatica e illuminati dall’orgoglio. Medaglie tra le mani, ma soprattutto storie cucite addosso. Accanto agli atleti, tecnici e dirigenti guidati dal presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, e dal numero uno del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis.

Un momento simbolico attraversa la sala: il ritorno della bandiera. A riconsegnarla sono quattro volti simbolo dello sport italiano — Arianna Fontana, Federico Pellegrino, Federica Brignone e Amos Mosaner — testimoni di un viaggio che ha unito un Paese intero.

Le parole scorrono cariche di emozione. Arianna Fontana racconta il valore di una presenza costante, di uno sguardo cercato sugli spalti, di una telefonata condivisa nella gioia. Federico Pellegrino trasforma un sogno in realtà, fino a quell’ingresso a San Siro con il tricolore tra le mani e il cuore in gola. Amos Mosaner parla di un’Olimpiade vissuta come un’esplosione collettiva, mentre Federica Brignone descrive una sfida personale diventata qualcosa di più grande, quasi irripetibile.

Poi la voce del Presidente Mattarella. Parole che danno forma a ciò che resta oltre il risultato: lo sport come cultura, come linguaggio universale capace di opporsi alla violenza e raccontare un’altra idea di mondo. Un’Italia che accoglie, che condivide, che si riconosce nei valori della lealtà e del rispetto.

Numeri importanti — 30 medaglie olimpiche, 16 paralimpiche — ma il peso più grande rimane quello emotivo. Storie che hanno attraversato case, piazze, schermi. Storie capaci di accendere vocazioni, di far nascere sogni.

E allora quel passaggio di bandiera diventa molto più di un gesto: un’eredità. Un segno lasciato nelle mani dei più giovani.
Come ricordato anche da Giovanni Malagò, lo spirito di Milano-Cortina continuerà a vivere. Non in una classifica, ma negli occhi di ogni bambino che guarderà avanti immaginando il proprio traguardo.






Add Comment