L’Italia è campione olimpica nell’inseguimento a squadre maschile di speed skating. Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti fermano il cronometro a 3’39”20 e superano gli Stati Uniti, campioni del mondo in carica, chiudendo una gara costruita con lucidità e finalizzata con un’accelerazione devastante negli ultimi quattro giri. Vent’anni dopo Torino 2006, il treno azzurro torna sul gradino più alto del podio.
Gli Stati Uniti partono fortissimo, come previsto. Casey Dawson imposta un forcing iniziale, Emery Lehman ed Ethan Cepuran tengono alta la velocità. Nei primi passaggi il vantaggio è americano. L’Italia resta agganciata, senza scomporsi.
Malfatti spiega la strategia con chiarezza:
“Sapevamo che nella prima parte di gara saremmo stati più lenti degli americani. Loro hanno una punta di velocità maggiore della nostra. La nostra gara poteva iniziare da metà, da quattro giri in poi. Dovevamo perdere il meno possibile all’inizio e poi dire la nostra negli ultimi quattro giri.”
È esattamente quello che accade. Dal quarto giro in avanti il ritmo cambia. Gli americani calano, l’Italia cresce in progressione. Il distacco si annulla, poi si ribalta. Negli ultimi 800 metri il treno azzurro apre il gas e scava il solco definitivo.
Giovannini racconta il momento chiave:
“Negli ultimi tre giri riuscivo a dare una botta in entrata curva per creare velocità, prendere qualche metro in uscita e dare spinta ai compagni. Ci abbiamo lavorato tanto su questa fase di gara.”
Il riscatto di Ghiotto
Per Davide Ghiotto questa medaglia vale doppio. Dopo la delusione dei 10.000 metri, distanza nella quale puntava al podio, arriva la rivincita nella gara di squadra. “Corsi e ricorsi storici. Vent’anni dopo Torino potevamo fare qualcosa di grande. Ma prima bisognava scendere in pista e dimostrarlo. Ci abbiamo lavorato tantissimo. Noi siamo in tre qui, ma dietro c’è una squadra che lavora. Un pezzo di questa medaglia è anche di chi non è qui oggi. Quando si lavora in gruppo, vincere così è un’emozione unica.”
Per lui è la seconda medaglia olimpica dopo il bronzo nei 10.000 metri di Pechino 2022. Per Giovannini e Malfatti è la prima a cinque cerchi.
“È un’emozione indescrivibile”
Malfatti fatica a trovare le parole: “È un’emozione incredibile, indescrivibile. Senza parole.” Giovannini aggiunge un dettaglio che racconta il lavoro dietro le quinte: “L’America ci ha obbligato ad alzare tantissimo il livello. Abbiamo lavorato davvero tanto su questa gara. E anche grazie al pubblico siamo riusciti a realizzare questo sogno.”
La gestione emotiva è stata decisiva. Gli azzurri hanno lasciato agli americani l’iniziativa iniziale, mantenendo fede alla propria tabella. Nessuna frenesia, nessuna rincorsa fuori controllo.
Dediche e famiglia
La medaglia d’oro arriva al termine di un quadriennio costruito tra sacrifici e scelte difficili. Giovannini ricorda un momento cruciale:
“Dopo Pechino non sapevo se continuare. Il supporto della mia famiglia è stato fondamentale. Mia moglie fa i salti mortali per gestire i nostri figli e permettermi di inseguire questo sogno. Questa medaglia è anche sua.”
Ghiotto dedica l’oro ai suoi cari: “Ai miei figli, alla mia compagna, alla mia famiglia che mi sopporta ogni giorno. E al nostro gruppo sportivo, le Fiamme Gialle, che ci sostiene sempre.”
Malfatti amplia il ringraziamento: “Al gruppo, agli allenatori, allo staff. Noi tre siamo qui oggi, ma dietro c’è un lavoro enorme.”






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