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Impiantisti lombardi infuriati: il paradosso di rimanere chiusi all’aperto!

Sale la protesta degli impiantisti lombardi piuttosto infuriati: il paradosso di rimanere chiusi all’aperto! “Riaprono Piscine e Centri Sportivi, ma non l’economia della Montagna. Come al solito prevale chi urla di più e non il bene dei cittadini“.

Questa in sintesi la protesta di Massimo Fossati, Presidente di Anef Lombardia, l’associazione che accomuna le società impianti di tutta la Regione. Nel comunicato, l’esposizione piuttosto chiara di questo dissenso.

L’ultimo decreto consente, da domani mercoledì 3 giugno, a piscine e centri sportivi di riaprire. Al contrario non sarà possibile andare in montagna a fare una gita all’aria aperta e incontaminata, perché gli Impianti a Fune rimarranno incredibilmente chiusi. Questo sicuramente fino al 30 giugno.

Gli impianti a fune sono ormai, sia d’estate che d’inverno, il perno dell’economia della montagna. Generano un indotto, in Lombardia, di più di 1 miliardo di euro e permettono al 40% del territorio lombardo di vivere e far vivere la montagna. Ovvero bar, rifugi, alberghi, guide alpine, noleggi, maestri di sci, ristoranti, etc.

La pista di bob al Monte Pora

La montagna estiva, a sua volta, per gli imprenditori del comparto impianti a fune è strategica e fondamentale per destagionalizzare e riuscire a far quadrare i conti di una non facile gestione annuale.

Che è sempre condizionata dalle precipitazioni e dal meteo. Per questo in sinergia con gli altri operatori turistici, soprattutto in Lombardia, l’estate in montagna e gli impianti a fune vivono in simbiosi.

C’è dunque, in Lombardia, questo incredibile paradosso. La montagna, l’aria pulita, i prati e gli ampi spazi sembrano essere più “pericolosi” di Piscine e Centri Sportivi. E la montagna tutta (compreso il comparto invernale che vive e si nutre insieme a quello estivo) ne sarà fortemente penalizzata a lungo termine.

Siamo in continuo contatto – commenta Massimo Fossati, Presidente di Anef Lombardia – con gli assessori e consiglieri regionali, abbiamo scritto una lettera al Presidente Fontana. Tutti rassicurano però non fanno niente.

Il percorso nel bike park di Bormio

Avremmo dovuto essere aperti, a sentire loro. Siamo a dir poco scocciati, e tutti insieme noi operatori della montagna stiamo perdendo centinaia di migliaia di euro. Che sono fondamentali per il nostro equilibrio finanziario. Ma, ancora di più, la gente ci chiama continuamente per sapere quando riapriremo e potranno andare in montagna. All’aperto, all’aria pulita e in spazi aperti incontaminati utilizzando i nostri impianti. Siamo senza parole, dopo l’ultimo decreto: riaperte le piscine, i parchi ludici, i centri sportivi. Noi invece no.

 

Tra le località lombarde, ricordiamo, c’è anche lo Stelvio, la cui funivia parte in provincia di Sndrio e arriva in provincia di Bolzano. Per ora solo gli Azzurri hanno potuto raggiungere l’Hotel Livrio in quota.
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About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.