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Irene Curtoni torna al cancelletto, ma il traguardo è il ruolo di Consigliere atleta

Irene Curtoni torna al cancelletto, ma il traguardo è il ruolo di Consigliere atleta.
Il prossimo Consiglio federale rischia di tingersi sempre più di Azzurro. Dopo la decisione di Matteo Marsaglia di candidarsi come consigliere atleta alle prossime elezioni federali, anche Irene Curtoni tenterà la medesima strada. D’accordo, l’ex slalomista valtellinese si è ritirata nel 2021, ma l’adrenalina agonistica non scema in così poco tempo. Per noi è ancora la “Ieie” degli slalom di Coppa. “In un certo senso gli slalom li ho sempre davanti agli occhi con la “leggera” differenza che ora racconto come li affrontano le altre”:

Irene, oltre a vestire i panni di Istruttrice nazionale, è diventata la voce dello sci rosa per la Tv Svizzera italiana e ogni tanto la troviamo con il ruolo di “incursore” nei parterre di gara per Eurosport, come accaduto alle Olimpiadi di Pechino.

Quella dei Giochi è stata proprio la tua prima esperienza…
Sì, la prima in assoluto. Se è stata impegnativa ragazzi! Sai, il telespettatore vede solo un attimo di questo lavoro, il momento dell’intervista flash, ma dietro a quel minuto c’è un gran bel penare. Parliamo ovviamente di situazioni molto particolari perché, ricordo, le regole covid in Cina condizionavano ogni cosa. Ad ogni modo se avevo bisogno di fare un po’ di gavetta, ecco in quel contesto ne ho imparate di cose!

Quindi è questa la tua nuova professione?
Per il momento sì, mi piace, mi diverte e mi consente di vivere nell’ambiente che continuo ad amare di più. Il bello è che seguo la Coppa non da una telecabina tecnica di uno studio televisivo, ma vado proprio sul posto, rimanendo così a pieno contatto con il Circo Bianco.

E ora tenti di approcciare anche con quello federale…
Hai visto? Tutta colpa o merito, lo vedremo, di quella telefonata di settimana scorsa, che mi è arrivata da Matteo Pacor. Sono rimasta sorpresa perché solitamente le nostre telefonate erano più a sfondo “televisivo”, invece mi sono trovata a parlare di elezioni Fisi. Fino a quel momento non avevo ancora considerato questa eventualità; lui sta collaborando alla candidatura dell’aspirante presidente Alessandro Falez ed è stato gratificante sapere che nel loro progetto vedrebbero volentieri la mia presenza nel ruolo di consigliere atleta.

E d’istinto hai detto ok?
D’istinto ho detto, dammi un attimo per pensarci, più che altro per mettere ordine alle idee e capire cosa significasse interpretare questo ruolo. In realtà credo che certe dinamiche si scoprano soltanto una volta che ci si trovi lì dentro. Quell’attimo in realtà è durato meno del previsto. Ho messo insieme le cose e ho valutato possa essere un aspetto del mondo dello sport molto interessante.

Cosa ti immagini di poter fare?
Parto da questo concetto: criticare sempre è piuttosto facile. Così come trovare soluzioni che all’apparenza sembrerebbero logiche e immediatamente attuabili. E quando arriva un “No, non si può fare” magari ti inalberi anche. Ecco, da donna di sport mi piacerebbe capire cosa c’è dietro a determinate decisioni e una volta capite certe dinamiche suggerire le mie idee discutendo al tavolo dei grandi.  

Il primo podio (3° posto) è arrivato nel 2012 a Ofterschwang, non in slalom bensì in gigante!  

Uno dei punti più “accesi” riguarda i Giovani…
Ricordo perfettamente tutto del percorso che ho fatto e di tanti episodi vissuti sia da me che da altre atlete. Ne ho intatta memoria perché dietro a tutti i gradini scalati per arrivare in Coppa del Mondo ho vissuto innumerevoli situazioni. Col senno di poi, oggi penso si possano raggiungere tanti risultati perfezionando questo percorso proprio a partire dall’età giovanile. Sai cosa, l’Italia è una delle nazioni top perché le vittorie, con gli assi che abbiamo nell’alto livello, arrivano sempre, specie al femminile. Penso però si debba “leggere” la situazione in maniera un po’ più allargata, perché a volte i successi nascondono il reale stato delle cose. Esistono i cambi generazionali e questo è innegabile, così come gli infortuni e le sfortune, però, senza andar troppo lontani, io, classe ’85, mi sono ritrovata in squadra compagne dove la più “anziana” era del ’97. Quindi qualcosa da rivedere credo ci sia e non soltanto nello slalom femminile.

Flachau 2021, uno degli ultimi slalom della lunga carriera di Irene

Sai come fare?
Le ricette miracolose non esistono, almeno io non le ho, ma posso mettere a disposizione quello che ho imparato finora. Partendo da ciò che indubbiamente di buono c’è, qualcosa però andrebbe modificato. Certo, una federazione deve portare a casa i risultati e l’investimento messo in atto sull’ altissimo livello è stato assolutamente efficace ma forse si è perso per strada qualcosa.

A me piace guardare anche un po’ più in basso, a partire dagli sci club, perché il gioco inizia lì: insomma, alle finali di Aspen (2017) eravamo in 7 su 25 alla partenza del gigante, negli ultimi anni solo due. Poi è vero, quelle due vincono, ma il ricambio dove è?

Conosci anche le altre discipline oltre allo sci alpino?
In maniera marginale, ma le seguo. Ad esempio, divento pazza quando guardo le gare di biathlon. E ti assicuro che non me ne perdo una. Poi, se mi chiedi le regole precise dello skicross probabilmente qualcosa mi sfugge. Ma vedi, non credo sia importante questo, perché ci sono aspetti comuni per tutti gli atleti, indipendentemente dalla specialità di riferimento. A dirla tutta, se esistono lacune nello sci alpino che è indubbiamente la disciplina regina, figurati nelle altre. Vorrei però sottolineare un aspetto fondamentale: le dinamiche federali io non le conosco per cui non voglio passare per quella del “so tutto io”. Non è così, sono soltanto una donna nata e cresciuta in una famiglia dove lo sport è un valore assoluto. Tale incarico mi regalerebbe l’opportunità di conoscere aspetti a me finora ignoti e allo stesso tempo di dare del mio nel settore che amo di più al mondo.

L’invito di Pacor a provarci ti lega strettamente ad Alessandro Falez
Chi mi conosce sa che sono sempre molto trasparente e non mi piace nascondere. Insomma, non sono la Dea della diplomazia, dico le cose, le dico bene, a modo, ma non mi giro dall’altra parte. Quindi, anche in questo caso, non ho problemi a dire che loro mi hanno aperto a questa idea e ne sono lusingata, perché evidentemente ritengono che io sia in grado di portare avanti certi discorsi. Ho avuto modo di vedere il programma che hanno scritto e mi ritrovo in tante cose, anche se Falez era l’unico dei candidati alla presidenza che non conoscevo. Detto questo, il ruolo del consigliere atleta non cambia in base al Presidente. Per quel che mi riguarda, il senso della mia candidatura si riduce alla possibilità di poter dare qualcosa di mio. È una bella sfida perché è sempre bello mettersi alla prova. Poi andrà come andrà.

Ti farai vedere un po’ in giro?
Non più di tanto, probabilmente sarò a Milano il 23 settembre quando Falez organizzerà un incontro per presentarsi agli sci club del nord.

Hai saputo che anche Matteo Marsaglia sarà della partita?
L’ho scoperto da pochissimo, me lo ha detto Lele che ovviamente è con lui in Cile. È una combinazione davvero curiosa, ci conosciamo fin da bambini, siamo legatissimi, pensa se dovessimo trovarci assieme allo stesso tavolo!

Le riconoscete? Federica Brignone Denise Karbon, Magdalena Aiger, Chiara Costazza, Irene Curtoni, Manuela Moelgg, Giulia Gianesini, Nicole Gius. Il messaggio è dedicato agli Azzurri impegnati ai Mondiali Junior

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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