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La candidatura di Mauro Baldo: “È ora di restituire quello che lo sci mi ha dato”

La candidatura di Mauro Baldo: “È ora di restituire quello che lo sci mi ha dato”
Aveva deciso di rallentare un po’ sul campo, allora il suo Presidente Flavio Alberti (Druscié Cortina) gli aveva messo in mano la responsabilità della direzione tecnica.

Sento però in sottofondo il rumore inconfondibile di un pulmino…
In effetti sto portando i ragazzi nello ski dome di Landgraaf

Rallentare un bel tubo allora!
Cosa vuoi che ti dica. Uno dei nostri allenatori, Davide Viel, ha deciso, credo per la prima volta in vita sua, di dare due calci al pallone e gli è partito il tendine d’Achille! Lo sto solo sostituendo. Però, dai, non ti ci mettere anche tu, basta mia moglie a ricordarmi che uno in pensione non smette il 1° maggio e dopo appena 5 giorni è già lì con la tutina pronto ad allenare i ragazzi!

Mauro Baldo, 59 anni di Auronzo di Cadore (BL), dal 2002 Comandante del CFS di Cortina d’Ampezzo e quindi del reparto CUFAA dell’arma dei Carabinieri con il grado di Luogotenente, ha una storia lunga almeno cento pagine! Come tanti ragazzini della zona lo sci veniva prima di qualsiasi altra cosa. Dunque, lo sci club, allenamenti, gare. “Ma non sono riuscito a sfondare. Gli infortuni mi hanno inseguito con una certa insistenza, tuttavia me la cavavo bene al punto da entrare nelle mire della forestale. Con la casacca verde sono arrivato fino alla squadra nazionale giovani e alla Coppa Europa. Quando ho alzato bandiera bianca i tecnici mi dissero che con una testa diversa sarei riuscito a salire!”.

3 febbraio 1990, Kristian Ghedina, sulle nevi di casa, conquista la sua prima vittoria in Coppa del Mondo. Mauro Baldo è l’ultimo a destra!

Testa calda?
Non sono mai stato il classico atleta serio, nel senso di metodico. Diciamo tra il ribelle e l’originale.  

Ma in forestale ti volevano un sacco di bene!
Lo puoi dire forte. A soli 23 anni mi arriva una telefonata dai vertici: “Ok, basta con le gare, ma cosa ne dici di allenare la nostra squadra? Se vuoi queste sono le chiavi del pulmino, queste dell’ufficio, vai, arrangiati e portaci buoni risultati!”. Ti dico solo che tra gli atleti c’erano ragazzi più grandi di me! Impossibile possa capitare una cosa del genere oggi, al massimo ti affidano un gruppo di super baby.

La sua “ex squadra B di discesa

Sei partito al contrario…
Ricordi Fabio Tescari, Kurt Ladstaetter. Ecco! È stata una scuola di vita incredibile, perché ho dovuto affrontare non poche difficoltà. Ma la sfida era stimolante, mi sono rimboccato le maniche tirando fuori tutta quella passione e determinazione che non avevo mai avuto da atleta. Tutto molto evidente: ero nato per fare l’allenatore!

Però, ti dico, a trent’anni vedevo quelli di sessanta e mi chiedevo cosa ci facessero ancora in giro. Capisci perché credo sia il caso che mi faccia da parte ora che i sessanta li ho raggiunti?

Non sarà che hai perso un po’ la voglia?
Non è questione di voglia o di tempo, figurati, ora ne ho ben più di prima. Semplicemente ritengo sia arrivato il momento di lasciare spazio ai giovani. Ci lamentiamo tanto che le nuove generazioni non si sbattono e non sono all’altezza. Ma per forza, con tutti questi allenatori datati, come il sottoscritto, a fare da tappo, come fanno a emergere? Siamo onesti, gli facciamo terra bruciata attorno e starci accanto è complicato. Invece ricordo benissimo quant fossi felice, seppur sbarbato, quando mi affidarono l’incarico.

36 anni sul campo ad allenare è tanta roba!
Dal 1986 a oggi la mia carriera da tecnico non si è mai interrotta: tre anni da allenatore del Gruppo Sportivo Forestale, quindi quattro anni con la squadra nazionale maschile di velocità. Poi la chiamata del Comitato Veneto come allenatore responsabile per otto anni e successivamente 16 stagioni come Direttore Tecnico dello Sci Club 18 e nelle ultime sei dello sci club Druscié di Cortina. Per completare, dal 1989 al 2004 ho rivestito i panni di docente della Scuola Tecnici Federali.

Non è che avevi già in progetto l’intenzione di candidarti come consigliere tecnico?
Neanche per idea! Tutto è accaduto dalla sera alla mattina. Mi avevano contattato un po’ di colleghi per avere una mia opinione riguardo alle elezioni del Comitato veneto. Mi sono trovato in mezzo a discussioni e argomenti che ormai avevo dimenticato e la cosa ha stuzzicato la mia curiosità. Mi sembrava di essere tornato indietro di 23 anni

Di 23 anni?
Lo ricordano in pochi, ma nel 1999 mi ero candidato come Consigliere tecnico, quando poi fu eletto presidente Gaetano Coppi. Mi presentai a San Benedetto del Tronto in maniera del tutto sprovveduta, sostenuto soltanto dal Veneto. Ero convinto bastasse godere di un buon nome per essere eletti invece tornai a casa con la coda tra le gambe. Mi passò subito, ma alla lunga evidentemente mi è rimasta un po’ qua. Ora ci sono le condizioni perché ci riprovi.

Una specie di rivincita?
Quello che mi spinge a riprovarci è tutt’altra cosa. Che diamine, i capelli grigi serviranno pur a qualcosa o no? Questo mio riflettere mi ha portato a tirare una riga per calcolare il totale. Il risultato? Lo sci mi ha regalato tantissimo in termini di soddisfazioni, lavoro e quanto è bastato per vivere decorosamente. Insomma, ha segnato la mia intera vita e quella della mia famiglia, dunque sento il bisogno di restituire ciò che mi ha donato. Non è una frase fatta perché chi mi conosce sa che non sono il tipo da girare troppo attorno alle cose. Insomma, ho imparato talmente tanto che mi sento di poter alzare la mano e mettere a disposizione dello sci Azzurro, anima, impegno e idee.

Questa volta pensi di farcela?
Aspetta, non ne faccio una malattia. Ora però so come funziona il giochino. Ad esempio, se per il Presidente valgono anche le deleghe per il Tecnico serve proprio il voto in presenza. Nel 2000 molti club, soprattutto quelli più lontani dalla sede dell’Assemblea, votarono per delega solo il leader senza esprimere una preferenza per il tecnico o l’atleta.

Insomma, devi incontrare i club e prendere in mano il telefono!
Partiamo dal presupposto che ogni anno passato ad allenare, significa avere almeno due nemici in più. Magari una volta hai tracciato male e chi ti era di fianco ha dovuto spostare un palo. Banalità, ma i coach sono fatti così. Ecco quello non ti voterà mai! Però, dai, qualche amico me lo sono fatto.

Con la giovane Ludovica Loda

In caso fossi eletto di cosa ti piacerebbe occuparti?
Se mi dai in mano le pubbliche relazioni, gli sponsor o le benemerenze combino un disastro. Il mio background è lì da vedere, sono un “animale da campo”. Non potrei occuparmi di aspetti distanti dalle mie esperienze. Non ho la sfacciataggine di promettere chissà che cosa. La Fisi da anni propone ottimi programmi. Dove invece si può migliorare è nella proposizione di progetti.

Tipo?
In questi giorni sono rimasto ammirato da quello che ha conquistato la nazionale italiana di nuoto agli Europei. Pensi siano frutto della fortuna o del caso? Io penso di no. Non sono un esperto di questo sport ma ricordo che cinque o sei anni fa ci vantavamo di avere tra gli atleti azzurri due super campioni del calibro della Pellegrini e Paltrinieri. Dietro di loro c’era ben poco. Dunque, come si spiega un’esplosione dei risultati così incredibile? Non ho dubbi, dietro c’è una programmazione scientifica messa in mano a tecnici di grande qualità. È questo che mi aspetto capiti anche in FISI.

Perché, la Fisi non lo sta facendo?
La Fisi è una macchina molto complessa per cui non è facile trovare la quadra perfetta in ogni disciplina. Dico solo che in virtù delle Olimpiadi 2026, è importante che arrivi un cambio di marcia. Servono progetti ambiziosi che sappiano portare a vincere le medaglie.

Hai una ricetta?
Nessuna ricetta miracolosa ma più di una convinzione: investire nella ricerca e sviluppo e dedicare ogni forza nella promozione delle nostre discipline. Investire anche sulle eccellenze rappresentate dai nostri tecnici. È inammissibile che alcuni tra i nostri migliori elementi non abbiano la possibilità di esprimere il proprio potenziale in casa, decidendo di lavorare all’estero.

Pagano di più!
Non se ne vanno solo per questo. Sono convinto che i nostri tecnici, ma anche preparatori atletici, skimen e fisioterapisti, dovrebbero godere di maggiore considerazione. La parola d’ordine dovrebbe essere “meritocrazia”… Purtroppo non è sempre stato così. 

È quello che accade nei club?
Ci sono società che sembrano facciano miracoli, poi se analizzi per bene le cose scopri che dietro ci son fior di professionisti disposti a condurle come vere e proprie aziende. Considero alcuni Presidenti e Consiglieri di club veri “campioni”. Con poche, talvolta pochissime risorse economiche a disposizione riescono a programmare e a progettare senza sosta, indipendentemente dai risultati dei rispettivi tesserati. Ecco, raramente queste “risorse” vengono coinvolte nelle decisioni che contano… se non durante le varie campagne elettorali. Oggi c’è bisogno di una FISI che sappia ascoltare, pronta a condividere progetti e strategie.

Il trionfo di Vittoria Cappellini in superG ai Campionati Italiani Giovani  di Santa Caterina nel 2021

Quelle per i Giovani ti soddisfano?
L’attività giovanile dev’essere sostenuta maggiormente, sia dal punto di vista tecnico ma anche attraverso contributi economici importanti. Aiuti concreti a quelle società che per organizzazione e qualità rappresentano il meglio del panorama nazionale, senza tuttavia dimenticarsi delle piccole realtà che, tutte insieme, costituiscono le fondamenta su cui si regge il nostro sport.

Allo stesso modo va dato un occhio di riguardo anche alle discipline che dispongono di minori risorse e che non godono di un’adeguata visibilità mediatica. Sono quelle specialità che hanno anche bisogno di infrastrutture. Sta girando una notizia che se fosse vera sarebbe preoccupante, ovvero, che i trampolini di Gallio (VI) verranno dismessi/demoliti. Secondo il mio modestissimo parere tali decisioni sono inaccettabili e in antitesi rispetto a una strategia di sviluppo e valorizzazione di un determinato settore. Specie con i Giochi 2026 all’orizzonte.

Mauro Baldo in mezzo ai suoi super mini atleti e agli altri allenatori del club cortinese

Hei, ma queste sembrano osservazioni più da candidato Presidente che da consigliere tecnico?
Uh per carità, guada, forse mi sono anche lasciato un po’ troppo andare, ma di sicuro non uscirei mai dalle mie competenze.

A proposito, appartieni a qualche cordata?
Conosco tutti i candidati Presidenti, chi più, chi meno, ma non sono un grande stratega della politica sportiva. Forse sarebbe conveniente attaccarsi al treno di questo o di quello per accaparrarsi voti anche da chi non mi conosce nemmeno. Io però sono solo Mauro Baldo, allenatore di lunga data, cadorino, a volte un po’ testone, sicuramente libero e trasparente e dannatamente innamorato dello sci. Se la base riconoscerà in me le caratteristiche per portare qualcosa di nuovo in federazione mi voterà. Altrimenti, io nello ski dome di Landgraaf con i ragazzini continuo a divertirmi! La candidatura di Mauro Baldo La candidatura di Mauro Baldo

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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