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La pista battuta a metà

Il “Pensiero di un maestro di sci” di oggi si intitola: “La pista battuta a metà”

Il decreto legge approvato oggi è, di fatto, un altro lockdown, con il fine settimana del 9 e 10 gennaio “zona arancione”.

Se il buon giorno si vede dal mattino, non aspettiamoci nulla di buono riguardo il futuro dello sci.

La scuola riapre a “macchia di leopardo”, ogni regione fa come gli pare, e il tanto sbandierato 7 gennaio non sarà per tutti gli studenti il ritorno in classe.

Dico questo per sottolineare come la “nostra” data, quel fatidico 18 gennaio, auspicato e invocato dagli “assessori della montagna” come il giorno della ripresa delle attività turistiche, diventi sempre più improbabile.

E non sono certo l’unico a pensarla così. È sufficiente leggere i commenti sui social o le dichiarazioni di esponenti del nostro mondo, impiantisti, maestri di sci e albergatori su quotidiani o TV.

Valeria Ghezzi (Presidente Anef) proprio al Tgcom24 ha parlato di come per le società degli impianti “questa incertezza non permetta una preparazione vera, soprattutto l’impossibilità di assunzione di stagionali, oltre all’incertezza degli afflussi turistici, in aggiunta all’ipotesi di nuovi futuri blocchi nei week-end”.

Il 6 o il 7 gennaio si dovrebbe avere il tanto atteso ok da parte del CTS, che sarebbe un ulteriore passo in avanti, così da preparasi. Vedremo.

Intanto però il malcontento di una attesa che si fa sempre più snervante cresce. Il direttore di Ascom Confcommercio di Bergamo, Oscar Fusini, parla di: “Un blocco a oltranza camuffato, e se si rimarrà in futuro ancora in zona arancione nei fine settimana, per l’economia di montagna, delle nostre valli bergamasche e delle nostre stazioni, sarà davvero la fine“.

Ma questo concetto vale per tutti, ed è una delle tante testimonianze “locali” raccolte in questi giorni, che chiedono al Governo di avere risposte precise.

Le stesse invocate da Ferdfuni Italia. Che in un comunicato stampa pone l’accento sulla difficile situazione venutasi a creare. Non soltanto sulle Alpi ma soprattutto sull’Appennino, per via di stagioni passate senza neve. E dunque della necessità di avere subito ristori adeguati per sopravvivere.

A proposito di ristori, in Francia i maestri di sci hanno ricevuto 1.000 Euro per i mesi di ottobre e novembre e 5.000 per dicembre. Poco o tanti sono arrivati, come raccontato da colleghi “moniteur de ski“.

Chiusa la parentesi ristori (di cui comunque continueremo a parlare e verificare), vorrei riportare la dichiarazione del sottosegretario alla salute Sandra Zampa che sul quotidiano “Il Messaggero” si è così espressa:.Resistiamo due o tre mesi ancora, col bel tempo tutto sarà poi più facile“.

Peccato che tra due o tre mesi non si potrà più sciare. Ma questo è un problema che non riguarda la Ministra.

Di contro, sempre da tgcom24, Roberto Failoni, Assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento, dichiara come la sua Provincia riponga la massima attenzione all’aspetto sanitario.

La prudenza – dice – in questi casi non è mai troppa. Abbiamo un’organizzazione turistica sicura, più di tante altre stazioni estere. La vera preoccupazione sono i divieti degli spostamenti, che non consentirebbero ai turisti di raggiungere le nostre località“.

Il CTS ha comunque ribadito che una prossima riapertura degli impianti dovrà comunque.“Essere preceduta da un’attenta rivalutazione della situazione epidemiologica.

E che necessariamente deve essere messo in evidenza che le misure proposte possono trovare applicazione solo nel caso in cui l’andamento epidemiologico a livello di Regione o Provincia Autonoma sia compatibile con la classificazione del rischio“.

Quindi, se alla riapertura nazionale allo sci (il 18 gennaio?) una Regione sarà in zona rossa o arancione, dovrà tenere chiusi gli impianti per i turisti, sempre con la spada di Damocle degli spostamenti in caso di diverse colorazioni da Regione a Regione.

Ottimismo sì, ma sorge il dubbio che, per alcuni, sia soltanto di facciata. Compiacenti di un Governo che “chiude” per provata incapacità nel programmare. Una pista battuta a

Walter Galli
P.S. Aspettiamo le valutazioni del CTS. E facciamo in modo che la lettera di ringraziamenti degli “assessori della montagna” al Ministro Speranza sia per una “effettiva” apertura degli impianti.

Altrimenti, ciao, fine, sino a quando non saremo tutti vaccinati: tra quanto?

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.