Notizie

La stagione di Beatrice Sola, aspirante con licenza di vincere!

La stagione di Beatrice Sola, aspirante con licenza di vincere!
Questa è la storia di Beatrice Sola, 18 anni, di Sardagna, sul Monte Bondone. Atleta del Falconeri Ski Team, del Comitato Trentino e del gruppo delle Osservate. La raccontiamo per filo e per segno perché si tratta indubbiamente di un bello spaccato dell’agonismo giovanile italiano che potrebbe presto raggiungere i piani alti delle squadre nazionali.

Non stiamo parlando di una futura Shiffrin, anche perché l’americana a 16 anni era già lì a vincere in Coppa del Mondo. Nessun fenomeno, dunque, ma il frutto di quel metodo Salt che l’STF della Fisi cerca di spingere con una certa insistenza presso tutti gli sci club.

La stagione agonistica si è conclusa oggi, con l’ultima gara disputata a Santa Caterina, lo slalom dei Campionati Italiani Giovani. Beatrice, abbreviando Tite, è stata una delle protagoniste.

Beatrice Sola, 18 anni, atleta di punta del Comitato Trentino

Beatrice, quest’anno hai fatto passi da gigante. Ma anche da superG, slalom…
Cerco di fare e portare avanti un po’ tutto.

Con un po’ di amore in più per lo slalom?
È quello che specie nell’ultimo periodo mi viene meglio. Ma devo dire che mi son venute fuori delle belle curve anche in gigante. Qualche soddisfazione in più rispetto a inizio stagione.

La tua seconda manche agli Italiani di Livigno la incorniciamo?
Bella sì, ma ho fatto comunque qualche errorino. Infatti non credevo di riuscire a recuperare sette posizioni! Con il livello delle atlete in pista non era così semplice.

Bea ha iniziato a sciare a poco meno di due anni perché papà gestisce il Bondonero Skibar (qui sopra) proprio sulle piste del monte Bondone. L’aprés ski per eccellenza sul Vason, nel tetto sciistico di Trento.

Una famiglia di maestri di sci, mamma Serena, papà Fabrizio, tutti gli zii… normale per lei giocare sulla neve quando ancora il ciuccio la faceva stare tranquilla. Un po’ seguiva i grandi, ma passava le ore ad andare avanti e in dietro con i suoi sciettini di plastica nel campo scuola davanti al bar. Da quando ha iniziato a frequentare le elementari, per una comodità logistica, vive a Sardagna, a metà strada tra il Bondone e Trento.

Normale anche iscriversi subito a uno sci club, il Città di Trento. A fine della sua prima stagione, a sette anni, gli allenatori intuiscono una certa famigliarità con le curve e le chiedono di presentarsi a una garetta di bambini che già invece si divertivano tra i pali. Si presenta in partenza e batte tutti. E da lì il classico iter giovanile.

Da sinistra, l’allenatore Ugo Giongo, Bea e papà Fabrizio

Quando hai capito che lo sci poteva essere un qualcosa di più serio?
Finite le medie. Dovevo prendere una decisione non facile riguardo alla scuola superiore. Lo sci mi piaceva un sacco ma sapevo che per portare avanti un’attività agonistica di un certo tipo avrei dovuto trovare la situazione logistica migliore. Così scelsi di andare alla scuola dello sport Schigymnasium di Stams, vicino a Innsbruck.

Una bella scelta di vita…
Eh già. Anche perché ho dovuto arrangiarmi a vivere da sola e immergermi in una cultura completamente diversa, per di più tutto in tedesco!

La cameretta di Bea a Stams e la vista…

Già lo parlavi?
L’avevo studiacchiato a scuola, ma non è che alle medie si apprende così tanto! All’inizio non capivo un tubo!

E come hai fatto? Prendevi lezioni private?
No, quali lezioni! Devo dire grazie alle mie compagne di classe che mi hanno aiutato tantissimo. Mi ha dato una grossa mano anche mia mamma a distanza, perché lei il tedesco insegna a scuola! Pensa, adesso mi viene meglio studiare in tedesco che in italiano!

Come ti dividi tra Sardagna e Stams?
In inverno la scuola propone meno giornate in presenza, altrimenti non sarebbe possibile star dietro a gare e allenamenti. In compenso si va avanti fino a tutto luglio proprio per recuperare i giorni persi. Dall’anno scorso tutto diverso. Il covid ha imposto le lezioni a distanza e questo mi ha consentito di studiare di più. Ora però speriamo si possa tornare in presenza.

Ci vai in treno?
È comodissimo, diretto fino a Innsbruck, dunque un cambio solo fino a Stams. Ogni tanto usiamo anche la macchina perché non sono da sola. Spesso mi organizzo con un’altra ragazza di Trento che fa salto e pure con mia sorella Federica che fa snowboard

È forte?
Era in squadra B ma purtroppo l’anno scorso si è fatta crociato e spalle in un colpo solo. Sta facendo un po’ di fatica a tornare ai suoi livelli.

Nella scuola ci sono atlete che poi ritrovi in gara?
L’austriaca Magdalena Egger, ma ha finito l’anno scorso, io invece ho ancora un anno. Brava lei, è già entrata in Coppa del Mondo dopo aver vinto discesa, superG e combinata ai Mondiali Junior di Narvik 2020.  Quando poi sono arrivata io era l’ultimo anno di Alex Vinatzer.

Torniamo sulla neve, Ugo dice che la tua crescita tecnica è stata molto graduale…
Confermo. Non c’è mai stata una stagione nella quale sono spuntata all’improvviso come una sorpresa. Mi sono sempre mantenuta ai vertici delle varie categorie.

Ne ho ancora però di strada da fare per crescere. E non parlo solo dal punto di vista tecnico. Più passa il tempo e più mi accorgo di questa maturità che aumenta sempre più.

Da destra, Bea in occasione della vittoria nel gigante Junior al San pellegrino. Il confronto con l’allenatore Ugo Giongo dopo la sua prima manche. E nello slalom GPI di Folgaria con il suo… team: Ugo e papà Fabrizio.

Meno male va… Diciamo che mi hanno sempre abituata a mantenere la testa ben salda sulle spalle e a gestire bene i successi e le sconfitte. Meglio fare un passettino alla volta senza esagerare.

Rispetto all’anno scorso però hai fatto un bel salto
Col cambio di categoria cambia tutto. Tracciati, piste, sci, un mondo completamente differente. Hai un confronto diretto con quelle più grandi di te e quando paragoni i tuoi tempi con i loro è importante analizzare per bene ogni cosa. Con le ragazze della mia età me la gioco sempre, dunque le cose vanno bene.

Che significato hanno adesso le tue vittorie?
La sicurezza che sono sulla strada giusta. Ho anche capito, in maniera piuttosto naturale, che se non mi diverto non vinco. Questo fattore è determinante perché mi fa capire molto chiaramente quali debbano essere i limiti delle mie aspettative.

Tra queste c’era loro agli Aspiranti di Pila?
È stata in assoluto la gara più emozionante della mia carriera. Sono riuscita a mettere in campo tutta me stessa dalla prima all’ultima porta. Non aveva mia avvertito delle emozioni così forti in una gara. Quando sei conscia che tutto ciò che ti eri prefissata di fare si realizza è una vera e goduria!

Da sinistra: la prima coppa Europa di slalom in Valle Aurina dove ha ottenuto i primi punti di coppa Europa chiudendo in 28a posizione. Al centro, la prima gara a Pass Thurn in Austria dove ha ottenuto i migliori punteggi in slalom. Foto in azione nella prima gara di Coppa Europa ad Andalo

Lo dici perché ti ha dato ragione il cronometro?
Lo dico perché a me piace sciare bene a prescindere dal risultato. Se ci riesco ma qualcun’altra mi batte non mi rimprovero nulla. Nel riscaldamento pregara curo molto questo aspetto, perché mi aiuta a trovare le giuste sensazioni. Poi però in effetti ha ragione solo il cronometro.

Devo ancora mettere bene a fuoco l’aspetto tattico. Va bene tirare delle belle curva, ma a volte conviene andare più dirette sul palo, anche se il rischio di commettere errori è più elevato. Sicuramente l’esperienza ti aiuta a trovare il giusto equilibrio e su questo ci sto lavorando molto. Perché se l’azione bella da vedere non è abbinata alla velocità serve a poco.

Ha detto velocità, è tua amica?
La discesa direi che non è proprio nel mio dna, anche se devo scoprirlo ancora meglio. Ci sono poche piste a disposizione. E poi fare quattro discipline è veramente difficile. Diciamo che sono più in amicizia col superG. Tecnica e velocità si mischiano con un giusto compromesso. Con la discesa ci vuole prima di tutto pelo. Non so ce l’avrò mai.

Tite Sola con lo staff tecnico del Comitato Trentino

Che scenario vedi davanti a te?
Quest’anno ho partecipato a gare con ragazze ben più grandi di me, anche di 10 anni. Non nego che questo mi fa un po’ riflettere. Nello sci senza esperienza non si va da nessuna parte, ma se quando ne hai tanta e ti trovi ancora lì c’è qualcosa che non va. Però dai, ora come ora non riesco a vedere così chiaramente davanti a me ciò che potrà accadere. Me la vivo day by day.

Un’esperienza particolare l’hai già portata a casa, quello slalom della Valle Aurina affrontato con un braccio solo!
Uh mamma che storia quella! Il primo giorno era andata bene e volevo ripetermi anche il giorno dopo. Ma credo di essere partita un po’ troppo a mille. Quando si dice voler strafare! Ma la pista era bellissima e volevo proprio vivermela. Per questo non mi sono fermata.

Ma quei colpi sulla mano?
Scendendo non mi rendevo conto. E poi di indole cerco di fare sempre di tutto per stare dentro quando sbaglio. Poi, superato il traguardo non riuscivo neanche a muoverla!

Apripista nel super g alla gara di Coppa del Mondo a San Pellegrino. Vittoria del Gran Premio Italia in slalom a Sestola e 4a assoluta. Seconda classificata giovani nella Combinata a Bardonecchia

Si chiama tenacia o ambizione?
Diciamo che l’ambizione non mi manca. Sono abbastanza rigida con me stessa. Mi pongo un obiettivo e devo raggiungerlo. Quindi più che tenace o ambiziosa direi determinata. Poi se le cose vanno male interviene in automatico la parte più solare del mio carattere. Insomma, cerco sempre di trovare qualcosa di buono anche laddove c’è poco da festeggiare.

Sembrerebbe un bel carattere, hai tanti amici?
Tantissimi, soprattutto a Stams perché a casa non è che ci sto più tanto. Là c’è anche la mia migliore amica, l’austriaca Leana Dobler, compagna di scuola. Ci aiutiamo a vicenda sia nella vita che nello sport. Che lotte che facevamo da Allieve nelle occasioni internazionali! Purtroppo l‘anno scorso le è saltato il crociato, ma sta tornando.

A proposito di lotte, le tue avversarie le temi o ti fanno un baffo?
Ogni tanto quando ne vedo alcune dalla partenza dico: “Mamma mia, ma quanto vanno forte queste”. Poi scendo io e vedo che sono lì con loro. In realtà credo sia fondamentale riuscire a isolarsi con la testa. Almeno nel momento in cui tocca a te e devi pensare a un sacco di cose. Quando non riesco a trovarmi al 100 per 100 dove devo essere, non riesco a raggiungere ciò che mi sono prefissata.

Vedo che tuo papà ti segue spesso. È così da sempre?
Abbastanza ma mai come quest’anno. Ovvio col bar e piste chiuse… Diciamo che ha fatto coppia fissa con Ugo e l’alchimia ha sempre funzionato bene. Spero che il bar possa riaprire ma che mio papà riesca a trovare il modo di continuare a seguirmi. Per me è importante avere una parte di famiglia che mi stia vicina. Di fatto ci vediamo quasi esclusivamente alle gare.

Concentrazione e focus prima di partire. La mattina presto prima di andare in pista per L’allenamento. L’allenatore Ugo Giongo

In gara ci mette un po’ il becco?
È rigorosamente vietato! Lui fa solo la parte del papà, come allenatore ho sempre ed esclusivamente Ugo, su questo non ci piove. Dal punto di vista tecnico sono già abbondantemente seguita. Oltre a Ugo che c’è praticamente sempre, però poi, a seconda dei periodi, seguo lo staff del gruppo Osservati e quello del Comitato.

Ti piacerebbe entrare in un Corpo militare?
Finora sono stata un po’ inesperta per queste cose, ma tra poco credo che si concretizzerà il mio ingresso in uno di questi. Ancora non dico per scaramanzia. Ritengo sia comunque un passo fondamentale per la carriera di ogni giovane.

Il giorno in cui riuscirai a entrare in squadra – questa passamela – non ti preoccupa un po’ cambiare totalmente i tuoi punti fissi tecnici?
Sinceramente devo ancora mettermi a pensare a questo passo. Ma non ho timori di cambiare. Perché se si avvererà significa che sono salita ulteriormente di livello e questo non po’ essere che un fattore positivo. E vuol dire anche che mi troverei difronte a tecnici di altissimo livello. So anche che Ugo ci sarebbe sempre!

La Coppa del Mondo è un sogno o un obiettivo?
È un bel mix, diciamo che rimane un obiettivo da sogno!

C’è molta gente che ci crede quanto te o anche di più. Energiapura ad esempio.
Dico la verità, quando mi hanno contattato a inizio stagione offrendomi la loro struttura come ufficio stampa, sono rimasta non poco sorpresa. So naturalmente che nell’agonismo la comunicazione ha un ruolo importante a livello professionale. Ma fin quando non ti ci trovi difronte proprio non ci pensi. Sono ancora giovane ed è come se avessi appena iniziato ma il loro progetto è davvero figo! Dare una mano ad atleti ancora in erba in cui credono. Per me poi Energiapura che uso fin da piccola, è una piccola seconda famiglia.

E con l’attrezzatura in genere che rapporto hai?
Non sono una maniaca, ma se mi dai uno sci anche appena differente lo noto subito. In questo penso di avere un’ottima sensibilità e non mi faccio scappare alcun dettaglio. Per la preparazione non ci metto mano, fa tutto Ugo.

Sono appena finiti gli Italiani Giovani gare che valgono anche per il GPI…
Ho affrontato queste gare senza l’assillo di vincere a tutti i costi, focalizzandomi su ogni singola specialità, cercando di sciare meglio possibile e di raggiungere possibilmente anche qualche buon risultato. Ho fatto il GPI ma non ho mai guardato troppo alla classifica. Sono arrivata seconda a pochissimi punti da Carole Agnelli. È stata una bell’avventura. È andata meglio negli Aspiranti (ride).

Hai fatto una marea di gare quest’anno, decidi tu il programma?
Sono fortunata perché appartengo al Comitato trentino e con il direttore tecnico Enrico Vicenzi stabiliamo il calendario. La partecipazione poi si evolve strada facendo in base anche a quello che è meglio per me. Almeno a questo posso anche evitare di pensarci. Mi fido ciecamente di loro.

Meglio una gara in più che una in meno?
Uh che domanda difficile. Va un po’ a periodi. A fine stagione mi son sentita proprio bene per cui sarei andata ancora avanti. Ma ci sono stati periodi in cui ho preferito staccare un attimo per dedicarmi maggiormente agli allenamenti.

A livello fisico sembri già in grado di affrontare stagioni molto intense
Tutto è cambiato da quando ho iniziato a frequentare la scuola a Stams. Intendiamoci, ho sempre fatto fin da piccola una preparazione atletica, ma mai mirata e professionale come negli ultimi anni. In Austria sono seguita benissimo e ho già una buona base. Quest’anno raramente ho tagliato il traguardo delle gare con le gambe morte. Ne ho risentito un pochino in quest’ultima parte di stagione perché le gare si sono susseguite a un ritmo vorticoso.

Mental coach?
Ce l’ho! Non pensavo potesse essere così utile. Quest’anno ci ho lavorato veramente tanto. Mi sono resa conto che senza la testa non vai da nessuna parte. Ora ho trovato la chiave per avere sempre la sicurezza in allenamento come in gara. Prima andava bene uno o l’altra. Mi segue Axel Mitterer, austriaco, dunque messo a disposizione dalla scuola. Axel è un mito! Il suo metodo è anche molto istruttivo. Impari alcuni aspetti dello sport che prima non potevi nemmeno immaginare.

Dice Silvia Sardi che cura l’ufficio stampa di Bea e di altri giovani del “team” Energiapura: “Quello che mi piace di questo aspetto professionale è poter descrivere i valori che questi ragazzi sanno trasmettere. E allo stesso tempo valorizzare ciò che riescono a costruire, trasferendo le loro emozioni come le delusioni“.

Cosa si immagina invece Ugo Giongo di questa ragazza?
Non immagino perché basta vederla sciare. Oggi ha fatto una seconda manche di slalom pazzesca. Nei modi molto simile alla seconda del gigante degli Assoluti.

Purtroppo non ce l’ha fatta a vincere il GPI
Pazienza, sarebbe stata sicura di entrare in squadra. Magari la prendo ugualmente se decidono di aprire un po’ di più ai Giovani. Vedremo. Comunque ha vinto il GPI Aspiranti.

La mancata vittoria sposta qualcosa di questa stagione di Bea
Assolutamente niente. Alla fine Tite ha portato a casa quello che speravo e mi aspettavo. A metà stagione eravamo a dire il vero un po’ indietro rispetto alle aspettative, specie nel gigante. In slalom invece ha iniziato ad andare bene fin da subito.

Cosa le è mancato in gigante?
Fluidità, tempismi, un po’ di sicurezza in genere. Sempre con queste punte un po’ in salita, con la fissa di voler sciare bene a tutti i costi, senza però mai spingere fino in fondo. Un mese fa sono riuscito a fermarla qualche giorno dalle gare e ci siamo messi a lavorare su questo. I buoni risultati sono venuti fuori subito.

Hai detto “son riuscito a fermarla”. Troppe gare?
Ci eravamo prefissati in autunno di non andare a rincorrere troppo le gare. Poi però come ben sappiamo, le cose in stagione cambiano e ad alcuni appuntamenti non si poteva dire di no. Insomma, c’è sempre un buon motivo per presentarsi al cancelletto.

Più da slalomista o gigantista?
Sicuramente è più vicina allo slalom, ma ha ottime doti anche come super gigantista. Tieni conto che io la seguo dal primo anno Ragazzi e agli italiani ha sempre vinto il superG. Però ha lo slalom nel cuore.

Questo è stato l’anno vero della svolta?
No, Bea ha seguito una crescita graduale perché l’abbiamo strutturata così fin dall’inizio, quindi rispettando i tempi. Negli anni scorsi tutti la indicavano come un vero e proprio fenomeno. Questo non ci ha mai fatto fare un passo più lungo del dovuto.

Tite si definisce determinata e solare. Confermi?
Al 100 per 100, un carattere splendido, credo il sogno di ogni allenatore. È quasi sempre di buon umore, ma dentro di sé riesco a vedere benissimo quando si incazza. Questo è l’aspetto determinazione che è una cosa tutta sua, nessuno ci può entrare. Perché questa cosa ce l’hai o non ce l’hai. Dopo trent’anni che allena certi aspetti li sai riconoscere. E lei è sempre molto equilibrata. Mai vista una volta fare scene isteriche, ma nemmeno scatenarsi sui tavoli. Un tecnico quando vede che la sua ragazza è sempre sul pezzo è felice.

È equilibrata anche in gara?
Fin da piccolina ha sempre avuto la gara nel sangue. Tra l’allenamento e il cronometro c’era un abisso. Adesso le due situazioni si equivalgono.

Ha affrontato gli Assoluti, appuntamento forse anfora un po’ troppo grande per lei…
Io l’ho vista invece molto bene. Le era rimasto un po’ il dente avvelenato dagli Aspiranti. È vero che ha vinto quattro medaglie ma non ha sciato al suo livello. Forse si sentiva un po’ troppo sicura ed è tornata a casa con una certa fame di riscatto.
Quindi si è presentata a Livigno non con l’atteggiamento di una ragazzina intimorita per avere al suo fianco gente come Bassino e Brignone. Ha tirato fuori quello che le era scattato dentro e ha costruito, penso le migliori prove della stagione. Ventesima in gigante con un errore abbastanza grave nella seconda manche dove prende solo 3 decimi dalla Brignone, 1 secondo dalla vincitrice della coppa del mondo di gigante.

Quando entrerà in squadra la perderai. Oppure lei perderà te…
Guarda, c’è stato un momento di difficoltà nella gestione dei suoi allenamenti tra Osservati, Comitato e club. Quest’anno invece abbiamo trovato un allineamento perfetto in ogni contesto, quindi estate, autunno, inverno. Il giorno in cui entrerà in squadra sarà bellissimo. L’importante è che riesca a “rubare” dagli allenatori il meglio per crescere. Poi lei sa che io ci sarò sempre. Il Falconeri poi ha già pensato a questa eventualità ed è disposto a mettere in campo le risorse necessarie per sostenere la sua Tite al massimo delle sue possibilità. Quindi i suoi punti fermi li avrà sempre.

Anche il babbo?
Per Bea è un punto fermo anche lui. Stiamo parlando un maestro di sci, un uomo di neve e di montagna e l’intelligenza per capire qual è il suo ruolo non gli manca di certo. Avrebbe le competenze per dire la sua ma con la sua discrezione non si è mai permesso di intromettersi in questioni tecniche. Non si è mai presentato una volta in partenza. Lui c’è per stare vicino a sua figlia perché lei lo vuole.

Hai detto che allena da trent’anni, ti è mai capitata tra le mani un’altra come Beatrice?
Mai. Atlete con una lucidità del genere e con queste doti non è facile trovarla. Almeno, io ne ho viste proprio poche.

In cosa deve crescere ancora tecnicamente?
Come dicevo prima, è troppo concentrata a far bene la curva e perde di vista il tenere già il piede. L’eccesso di attenzione nell’attacco di curva la porta ad avere una buona inclinazione ma poi, per preparare in modo impeccabile la curva successiva si prende troppi spazi. Quando invece tiene giù il gas con i piedi ben piantati sotto di lei viaggia che è un piacere!

Ugo ha cinquant’anni, al Falconeri Ski team da sei stagioni. Prima è sempre stato con società della zona di Rovereto. L’Agonistica trentina per 12 anni, la Città di Rovereto. Poi lo Skicross come comitato Trentino e squadra B. Poi quando ha visto che Sola iniziava a ottenere risultati di un certo tipo ha lasciato tutto per seguire lei e anche gli altri children.

Anche Giongo, come tutti gli allenatori del Falconeri, è diretto da Giorgio Manzana. Naturalmente soddisfatto anche lui.
Come si fa a non esserlo. È stata davvero brava. Sono contento anche perché ho avuto un’ulteriore prova che quando scrivi un progetto in maniera seria e ponderata i risultati arrivano quasi sempre.

Ti riferisci al progetto Giovani Talenti”?
Proprio a quello. Ne andiamo fieri e orgogliosi. Ma soprattutto siamo consapevoli che un club quando ha la fortuna di avere una ragazza di livello come Beatrice debba costruire attorno a lei il miglior supporto possibile. A quell’età puoi anche avere il talento ma se non consenti all’atleta di poterlo esprimere al meglio nei premi non ci arrivi.

Quest’anno ci è arrivata diverse volte.
Guarda com’è andata agli Assoluti! Non dimentichiamoci che fino all’anno scorso se la giocava al Topolino!!

Non c’è solo Tite, a vedere l’Alpe Cimbra, gli italiani Children, Aspiranti e Giovani avete portato a casa parecchie soddisfazioni.
Come dicevo prima senza una programmazione be studiata sarebbe impossibile tenere i passo in tutte le categorie. Poi quest’anno, con le norme anti covid che abbiamo dovuto giustamente seguire, è stato davvero estenuante. Spero proprio sia l’ultima stagione così.

Avete avuto momenti di difficoltà?
Come tutti. Alla fine abbiamo raccolto davvero tanto ma abbiamo passato un brutto quarto d’ora ai Campionati trentini. Li abbiamo proprio bucati. Il mio Percorso tre ne aveva dentro venti, qualificato quattro! Inutile nasconderlo, il Falconeri ha determinate ambizioni e si è strutturato per raggiungere determinati risultati. Se non ci sono non dico che crolla tutto il castello, ma sei obbligato poi a cambiare progetto. Poi nei momenti importanti sono arrivate davvero tante medaglie. Insomma, non c’è mai nulla di scontato nello sci. Ma le cose non avvengono nemmeno per caso. Per chiuderla con un pizzico di simpatia possiamo dire che se lavori bene e con la massima serietà, la vittoria arriva… da Sola! La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola La stagione di Beatrice Sola

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.