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La storia di Joel, giovane svedese, pendolare da Stoccolma a Pila!

Lo sci racconta di epidosi d’amore e passione infinite, ecco la storia di Joel Lewan, 14enne svedese, che fa il pendolare da Stoccolma a Pila!

Joel, avrebbe dovuto iniziare la stagione di allenamento agonistico a Stoccolma dove vive, ma la neve non arriva. La soluzione: un mese ad Aosta.

La scelta dello sci come sport per Joel è stata quasi naturale. Prima di tutto è molto comodo avere la possibilità di sciare in un club agonistico a poche fermate di metropolitana da Stoccolma.

Inoltre lo sci e la montagna sono una passione comune di entrambi i genitori di Joel e connettono le due diverse culture, padre svedese e mamma italiana. E poi ci sono i panorami mozzafiato e delle bellezze infinite delle nostre montagne. Non ultimo il fatto che Joel si è sempre divertito moltissimo nel suo gruppo sportivo tra successi e fallimenti.

 

Tuttavia crescendo, le esigenze di allenamento per gli atleti sono più impegnative e le condizioni per fare sci agonistico a Stoccolma, non sono delle migliori. Non solo perché gli impianti sono molto piccoli, ma anche perché la stagione in città è troppo corta, non supera i tre mesi.

Quindi si va a sciare in Austria, in impianti coperti in Lituania, Norvegia e Belgio, e nelle montagne svedesi a minimo 6 ore di macchina e con impianti decisamente modesti, a parte la più conosciuta Åre paragonabile alle Alpi ma ancora più lontana.

Questa stagione inoltre e non solo per mancanza di neve, il destino ci ha offerto un’opportunità, spingendoci a trovare una soluzione creativa ad una serie di piccoli impedimenti.

A novembre, appena iniziata la stagione Joel si è infortunato al ginocchio, Uno stiramento del laterale mediano interno… tre mesi di riabilitazione prima di riprendere gli allenamenti.

Ovviamente avevamo già prenotato le vacanze di Natale a Pila, dove andiamo da diversi anni e dove Joel ogni anno ha la possibilità di allenarsi come atleta ospite con lo ski club di Pila e dove anno dopo anno incontra gli stessi compagni e allenatori.

Decidiamo di andare lo stesso anche se Joel non avrebbe potuto sciare ma avrebbe potuto comunque portare avanti la sua riabilitazione. Cercando una palestra in Aosta dove poter portare Joel per la sua terapia riabilitativa veniamo in contatto con Ismael Mrani Alaoui, osteopata e preparatore atletico che poi seguirà Joel durante le vacanze di Natale di modo da poter tornare all’allenamento il prima possibile.

Ma, tornati in patria le premonizioni della nostra paladina dell’ambiente Greta si avverano e la temperatura rimane costantemente sopra lo zero e di neve nemmeno l’ombra.

Quindi, nella prospettiva di stare ore infinite in macchina ogni week-end, ci siamo chiesti… E se invece ci trasferissimo un mese ad Aosta? L’idea ci è piaciuta subito per ovvi motivi, ma avevamo alcuni problemi da risolvere, in primis la scuola.

Fortunatamente ci hanno concesso una dispensa per il mese di assenza e la possibilità di seguirla a distanza. Secondo problema il lavoro: essendo liberi professionisti tutte e due, siamo riusciti a organizzare i nostri programmi. In seguito abbiamo preso contatto con le due ski club di agonismo e trovata casa ad Aosta restava solo da comprare i biglietti aerei per Joel e la sua mamma destinazione Pila all’inizio di febbraio.

Prima della partenza, Joel era entusiasta e molto carico anche se non mancavano momenti di dubbio e insicurezza soprattutto per la gestione della scuola e la parte sociale … un mese senza compagni di scuola e amici sembrava un po’ preoccuparlo.

Sono passate già due settimane e le giornate sono organizzate tra scuola da casa la mattina, allenamento di sci nel pomeriggio e palestra. Joel è molto motivato, si diverte ed è stimolato dalla diversa cultura e approccio degli allenatori e compagni. Sta scoprendo delle differenze, anche se aveva già un’idea, essendosi allenato con uno ski club a Pila gli anni passati.

– Gli allenatori in Italia sono più diretti che in Svezia. Dicono chiaramente cosa pensano. Quelli svedesi sono un po’ più tranquilli, nota Joel.

– Le piste sono molto più lunghe, richiedono più resistenza e si vede che i ragazzi ce l’hanno. Vivendo in montagna sono anche più bravi in media che a Stoccolma. Ed è bello – ti da una sfida. Poi, non conoscendo bene gli altri ragazzi senti che ti devi focalizzare e fare del tuo meglio, continua Joel.

Lorenzo Cancian, responsabile dello ski club Chamolé, è contento di avere Joel nel club.

È bello quando arriva un ragazzo da un altro paese, da una cultura diversa. È un momento di crescita sia per Joel che per gli altri, dice Lorenzo.

Anche Alessandro Vierin, allenatore per lo sci club di Pila che ha conosciuto Joel negli anni precedente è dello stesso parere.

Ti puoi confrontare e valorizzare certe cose, vedere differenze soprattutto sulla mentalità, dice Alessandro.

Non sembra tuttavia molto comune che sciatori vengano dall’estero. Lorenzo e Alessandro raccontano di pochi casi.

Un particolare che ha colpito molto Joel è il fatto che in Italia sono gli allenatori che preparano tutti gli sci dei ragazzi quando c’è una gara. Un gran lusso rispetto alla Svezia, dove i ragazzi, appena ne sono capaci se li preparano da soli.

È importante che i ragazzi facciano la loro strada, dice Lorenzo e spiega che i genitori di oggi, avendo più tempo e preoccupandosi di più, rischiano di intromettersi troppo togliendo loro la possibilità d’imparare dall’esperienza.

Anche Alessandro pensa che rispetto ad una volta i ragazzi sono meno indipendenti e che vengono spinti da genitori e allenatori che vogliono vedere risultati presto, ma così tutto lo sviluppo atletico viene anticipato.

Ismael, nel suo ruolo di preparatore atletico, vede un rischio nell’anticipare l’allenamento agonistico, soprattutto se si punta solo sulla forza.

– “I ragazzi purtroppo arrivano a 18, 19 anni e subiscono infortuni. Perché è uno sport dove l’allenamento di forza da risultati immediati ma al lungo andare sei destinato a infortuni. Invece il preparatore atletico deve mettere l’atleta davanti a tante situazioni che potrebbero affrontare alle gare. Soprattutto adesso che i materiali si sono sviluppati in maniera estrema”, dice Ismael.

Per noi come genitori, l’obiettivo è di offrire a Joel un’esperienza che possa diventare una passione per la vita. E quando chiediamo cosa è più importante per arrivarci, Ismael dice di fare altri sport per mantenere l’entusiasmo, per non annoiarsi e per sviluppare un’elasticità mentale.

Sia Ismael che Lorenzo vedono che la motivazione è collegato al miglioramento dei risultati personali. Mentre Alessandro sottolinea l’importanza del gruppo dove i ragazzi si divertono e si aiutano a tirarsi su. E man mano che lo sport richiede più sacrifici la parte del divertimento e dei sogni deve esserci perché rimanga la voglia.

Con Joel lo possiamo confermare. Ha sempre giocato a calcio e non vede l’ora di ritornare alla sua nuova passione – lo skateboard.

Apprezza anche molto di stare col gruppo nello sci club in Svezia. Infatti, appartenendo a due culture, non esclude di portare un paio di amici svedesi ad Aosta. O magari tutta la squadra per allenarsi con i ragazzi italiani un altro anno, anche se non parlano italiano.

–”Traduco io – dice Joel – tranquillo

E sa benissimo che rimarranno affascinati dalla vista mozzafiato delle montagne e dallo stinco con polenta dello Chatelaine, in assoluto il posto preferito da Joel dove fermarsi a mangiare. la storia di Joel

Di Mats Lewan


Mats Lewan, papà di Joel, è un giornalista di scienza e tecnologia e autore di An Impossible Invention, la vera storia di una fonte di energia che potrebbe cambiare il mondo, un libro che descrive in dettaglio le prime dimostrazioni dell’Energy Catalyzer di Andrea Rossi. la storia di Joel

Ha un Master of Science in Engineering Physics presso il Royal Institute of Technology di Stockhom e ha trascorso quindici anni a lavorare come reporter di tecnologia per la rivista Ny Teknik. Ha anche partecipato al programma di giornalismo sull’innovazione alla Stanford University in California e, mentre era lì, ha riferito per la CBS-CNET News a San Francisco la storia di Joel

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.