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La storia infinita della Lorati Family

Questa è la storia infinita della Lorati family. Che ci piace raccontare per l’impronta che ha lasciato e continua a lasciare sulla neve. E poi ci sembra unica o quasi. Ci sono tante famiglie nel mondo della neve che hanno scritto l’enciclopedia dello sci.

Dai Sertorelli ai Compagnoni, dai Soldà agli Alverà e tanti altri, ma nell’epoca moderna, dove tutto è meno leggendario, queste tradizioni stanno scemando. La storia della Lorati Family è molto diversa e non legata al mondo delle gare. Ma lo sci è fatto di tante cose e il profumo della passione che rilascia, avvolge l’aria di Ponte di legno e delle sue piste.

Il capostipite si chiama Piero, oggi 83 anni, uno dei più grandi Istruttori Nazionali della storia tecnica dello nostro sci. Non sono tanti ad aver partecipato a cinque Interski. Poi c’è il figlio Paolo, classe ’66, anche lui Istruttore, papà di Alessandro, 21 anni e Pietro, 17 anni. Ale è maestro, e si sta preparando per presentarsi al prossimo Master Istruttori. Pietro ha nel mirino le selezioni.

Il papà di Piero, pur essendo di Ponte di legno, con lo sci aveva davvero poco a che fare. Altri tempi ovviamente, lo sci era proprio agli albori, meglio fare i meccanici. E anche se nonno Lino era appassionatissimo di pugilato, Piero fu subito attratto dalla neve.

 Piero Lorati col numero 2 in versione saltatore. Al centro suo papà Lino

In realtà lo sci alpino lo conobbe più avanti, perché inizialmente indossò gli abiti del saltatore. In paese c’era il mito Igino Rizzi, olimpionico di salto (St. Moritz 48). Ma anche di Luciano Zampatti, Luigi Pennacchio, Giacomo Aimoni, Marcello Bazzana e Lido Tomasi che hanno fatto la storia del salto negli anni ’50. Quando, appunto, Ponte di Legno era la capitale del trampolino gigante.

I saltatori dello sci club Pontedilegno. Da sinistra, Igino Rizzi, Piero Lorati, Lino Faustinelli, Janez Donati, Piero Pennacchio e Leonardo Bufferi. Manca solo Giacomo Simoni poiché apparteneva alle Fiamme Oro di Moena

Ecco, anche Piero iniziò a saltare con la follia che bisognava avere all’epoca per dedicarsi a uno sport così estremo. Poi con lo sviluppo della stazione infilò sci e scarponi.

Non passò troppo tempo perché acquisisse i gradi di Istruttore Nazionale in un’epoca in cui questa categoria, sotto la direzione di Hubert Fink, era più ristretta e disciplinata nelle sue regole ferree. Certamente incompatibili con le esigenze di oggi.

Fermo immagine di un video di Sci Lombardia anni ’80, con Piero assieme ad Achille Cattaneo

Oltre a insegnare Piero entrò in contatto con la famiglia Zanatta, ovvero col Calzaturificio Tecnica. Con un gruppo di lavoro storico, diretto da Edy Strickner, anch’egli Istruttore, diede impulso a un prodotto estremamente tecnico. Lo scarpone dei maestri, degli Istruttori, dei perfezionisti della curva.

Piero al centro, in occasione dell’Interski di Garmisch 1971

Passava giorni e notti intere a testare, elaborare, creare, sia in azienda che nella cantina di casa. L’azienda gli diede anche le mostrine di agente che lui indossò con ottimi risultati ma malvolentieri. La sua anima, il suo spirito, non erano commerciali.

Se fosse stato un agonista l’avremmo apostrofato come animale da gara. Più corretto definirlo invece animale da pista, anche se sulla neve volava.

Questo scatto ricorda l’ultima giornata passata sugli sci di Piero, in quell’occasione assieme a Paol, abbracciato alla moglie Silvia

Forse quel senso di saper vibrare nell’aria acquisito quando era saltatore, lo ha accompagnato anche nell’interpretazione della sciata. Ogni curva, una carezza. Una leggerezza assoluta che ha finito per identificare un’interpretazione di curva ineguagliabile.

Le ultime curve le ha disegnate quattro anni fa sulle nevi di casa assieme a Silvia, moglie di Paolo. Poi l’Alzheimer non gliel’ha più permesso.

Il dispiacere più grande che ho – dice Paolo – a parte quello di vedere mio padre intrappolato in questa malattia, è che non posso far vedere ai miei figli com’è realmente il nonno”. Apro il libro delle fotografie e gliele mostro per fargli vedere che razza di nonno incredibile hanno.

Sono ormai dieci anni che non è più quello di prima e sono certo che se li sarebbe messi sotto l’ala per insegnare loro tante cose. Le stesse che ha trasmesso a me.

Ti ha allevato lui sulla neve?
Appena poteva sì, però non è che fosse spesso a casa. Sempre in giro per il mondo ambasciatore di una tecnica che ci invidiava tutto il mondo. E poi, dopo aver iniziato a lavorare per la Garmont, è andato in Tecnica, quando avevo 12 anni, 42 anni fa. Dunque ho passato tutta la mia adolescenza a sentir parlare di scarponi e di supertecnica.

Non potevi che diventare maestro anche tu…
Inevitabile, subito dopo le gare. E a 23 anni ero istruttore, dunque quando anche lui era in piena attività. Non nego che mi piacerebbe, allo stesso modo, lo diventi anche Alessandro e tra qualche anno Pietro.

Paolo Lorati con la divisa del Demo Team Italia, in una foto scattata durante l’Interski del 1995 in Giappone

Hai mai dimostrato in pista con tuo papà?
Lui ha fatto cinque Interski, io tre, ma mai assieme. Fu presente nel ’79 a quello di Zao, in Giappone, quando in tribuna come ospite d’onore si presentò l’Imperatore Hirohito. 17 anni dopo ci sono andato anche io. Precisamente a Nozawa Onsen e ospite d’onore questa volta c’era il figlio Akihito! Casualità davvero divertente, prima i padri, poi i figli.

Che devono dimostrare di essere più bravi degli altri…
Un po’ sì. Insomma, credo sia normale. Quando hai un padre così la gente si attende di vedere il figlio sciare allo stesso modo, o comunque ad alto livello.

Qual è il consiglio più importante che ti ha trasmesso?
Quello che anch’io cerco di trasmettere ai miei figli. Sulla neve non si urla, si sussurra. La neve non si violenta, ma si accarezza. Non dev’esserci mai aggressività perché la forza eccessiva si scontra con l’armonia del gesto. Soprattutto quando indossi i panni del dimostratore.

Ricordo che prima di partire per il mio primo Interski mi disse: “Credi sempre in quello che stai facendo, perché qualsiasi cosa accada tu lo sci ce l’hai nel DNA”.

Sembrerà anche una cosa un po’ sciocca, ma ti dirò, quando mi son trovato lì, tra l’altro come primo italiano a scendere, a livello psicologico quelle semplici parole mi hanno salvato. Perché non è che fossi proprio così calmo e sereno! 

E il suo gesto è sempre stato così perfetto?
Si è sempre dannato l’anima per quel maledetto braccio interno che ogni tanto si abbassava troppo. Non ci crederai, ma io ho lo stesso identico vizio!

Ne hai preso anche un altro, il rapporto in Tecnica
Che bei vizi che abbiamo vero? D’altra parte quando ero ragazzo e mi dedicavo a tantissimi sport, mi ripeteva spesso: “Se mangerai di sport, mangerai di sci!”. Quell’anno lo prendo in parola e vado una stagione negli Stati Uniti per capire un po’ il mio futuro.

Sto per iniziare un lavoro come allenatore a Lake Placid ma per telefono mi invita a tornare a casa per aiutarlo nel ruolo di rappresentante, che lui non amava. Così torno a Ponte e inizio come suo sub agente fino a quando apro una mia agenzia con Andrea Ruggeri.

A quel punto seguivo anche altri marchi, come Dainese e Peak Performance. Ultimamente il mio rapporto si è trasformato e oggi è diretto con Tecnica Group per Blizzard e Tecnica. Oltre a fare l’agente per la Lombardia e una parte de Veneto, seguo gli istruttori

In questo i tuoi figli hanno interrotto la tradizione…
Sono ancora troppo giovani, e poi storie e tempi differenti. Entrambi inoltre, si sono fatti rapire anche dal golf, altra passione sfrenata di famiglia, sempre iniziata da Piero. Alessandro è lì, lì per diventare professionista, Pietro ha solo 17 anni e se fosse per lui farebbe 20 sport contemporaneamente perché gli riesce bene tutto. Non per niente frequenta il liceo scientifico sportivo (terzo anno). È anche calciatore, ma più va avanti, più dovrà fare delle scelte. Diciamo che sci e golf sono compatibili.

Come mai non siete mai stati attratti così tanto dall’agonismo?
Ci abbiamo provato, ma anche lì è stata una questione di scelta. E poi nessuno di noi ha quel talento necessario per fare la differenza.

Qualche soddisfazione però me la sono tolta. Ricordi la vittoria di Ivano Edalini alla 3-Tre di Campiglio? Ebbene, quell’anno, 16 dicembre 1986, ero uno degli apripista! Ancora oggi quando mi vede, mi dice: “Toh, guarda chi c’è, il mio apripista!”.

Però mio padre mi aveva preparato: “Sono quasi certo, anche tu vivrai di sport, che però non è solo agonismo estremo. Nello sci ci riescono in pochissimi, ma esistono diversi altri sbocchi, per cui non andare al cancelletto solo perché speri di vincere la Coppa del Mondo”. Ed è la stessa cosa che ho detto ai miei figli: “Se pensate di fare le gare di sci con l‘unico obiettivo di diventare campioni, sappiate che potreste avere una cocente delusione”.

Nelle gare Master però ci dai dentro. L’anno scorso a Forte dei Marmi hai anche ricevuto il premio di Master dell’anno!
Questo è puro divertimento, anche se oggi mi piace e vado più forte in superG, mentre da ragazzo ero slalomista.

Il gruppo Master Black Casola che allena Paolo

Strano però, in teoria più si invecchia…
Ma a me è sempre piaciuta la velocità. Una volta da ragazzo in allenamento presi una di quelle mine che ricordi per tutta la vita. Nessun danno fisico per fortuna, ma mio padre era a bordo pista e mi disse: “Ragazzo, facciamo una bella cosa, d’ora in poi lasci gli sci da discesa e prendi quelli da slalom!”.

E tu hai fatto la stessa cosa con Alessandro e Pietro?
No, loro si sono fermati nella categoria Allievi. Ale stava andando abbastanza bene a livello regionale, poi ha conosciuto il golf e addio agonismo. Adesso, oltre a studiare con Umberto Simoncelli e Danny Gerardini, per diventare Istruttore, si diverte con il circuito Ski Race Cup, allena i ragazzini e fa le gare.

Non lo prepari tu?
Meglio due Istruttori giovani e pimpanti come Umberto e Danny. Sai come va a finire se no, a me ascolta fino a un certo punto.

Ed eccolo Alessandro, appena uscito da una faticosa sessione di studio. Frequenta il primo anno di Scienze motorie all’università di Brescia, dove spesso risiede in una casetta vicinissima a Garda Golf.

Alessandro Lorati in una piega decisamente estrema

Riuscirai a trovare tempo per fare il Master Istruttori?
Certo che sì sì, è una cosa che voglio assolutamente fare.

Per la tradizione di famiglia?
Mi piace andare a fondo alle cose. Poi, ovviamente, la tradizione c’è ed è bello tenerla in vita.

E se ci riesci farai questo lavoro?
Parzialmente, diciamo che farei come mio padre. Il mio futuro però è un altro, sto studiando per diventare osteopata e anche professionista di golf, condizione che mi permetterebbe di insegnare anche in questo sport.

Sugli sci ti ha messo il nonno o il babbo?
Fondamentalmente papà, il nonno quando ero piccolino

Piero però non lo hai potuto vivere fino in fondo
Qualche sciata con lui l’ho fatta da piccolo, l’ultimissima 5 anni fa anche con Pietro. Però ricordo bene la sua sciata vecchio stile. Ovviamente ci criticava un po’ quando ci vedeva fare le pieghe. Mi ha sempre insegnato cose fondamentali che mi ricordo molto bene anche oggi.

Ad esempio?
Che tutto parte dai piedi. Ha sempre insistito tanto su questo. Poi ha cercato sempre di trasmettermi più che altro alcune sensazioni

Invece tuo papà?
Anche lui. Ad esempio, a fine curva, sentire la pressione dell’alluce nel cambio di peso. Oppure inspirare in entrata curva e scaricare la respirazione in uscita per dare più forza. Poi la pulizia dei movimenti. Mai strafare, piuttosto sentirsi in armonia durante tutta la fase di curva. Infine il vizio che molti hanno oggi giorno, il gomito un po’ troppo alto quanto cerchi di piegare. Me lo ripete sempre!

Alessandro Lorati a fine anno cercherà di diventare professionista

Il braccio, un fatto ereditario…
Sì, lo so quella del braccio interno che a volte si abbassa troppo. In effetti anche a me ogni tanto capita. Sai, la tecnica è vero che si evolve sempre, ma il DNA rimane!

Il DNA dei Lorati, un cognome inevitabilmente legato allo sci italiano e pertanto non sempre facile da portarsi dietro…
Questo è vero, ma la vivo come un fatto di orgoglio. Insomma, stiamo parlando di due generazioni che hanno fatto quello che hanno fatto. Quindi per me è un punto di arrivo. Poi è normale che la gente si aspetti sempre qualcosina in più da me. E può anche essere che mi arrivi qualche critica gratuita. Quindi devo prestare un po’ di attenzione, ad esempio quando posto qualcosa sui social.

Ti senti di dover dimostrare più del necessario?
Sì, spesso, ma a me suona come uno sprone a dare sempre il massimo. Poi riconosco che posso avere avuto qualche agevolazione per via del cognome. Non mi riferisco a ciò che ho ottenuto, ma al fatto che mi sento ben voluto da molti.

Sci e golf a 50%?
Non saprei dirti. Fino a qualche anno fa ero totalmente votato alla neve. Verso i 15 anni ho virato anche verso il green, ottenendo buoni risultati. Adesso cerco di vivere entrambi gli sport con la medesima intensità. E gli obiettivi sono tosti. A fine anno spero di diventare professionista di golf e poi di superare il Master Istruttori di sci.

Pietro Lorati in versione race

Cosa significa per te quest’ultimo riconoscimento?
In prima battuta proseguire una tradizione di famiglia. Poi credo che la tecnica italiana sia la migliore al mondo ed essere uno degli interpreti è fonte di ulteriore orgoglio.

Al punto di diventare un lavoro?
Ora sto studiando e non credo potrebbe diventare, se mai diverrò Istruttore, un lavoro primario. Almeno, non tanto come mio nonno che viveva di quello, più come mio padre.

Studi per diventare…?

Sono iscritto a Scienze Motorie e punto a diventare osteopata. Attività che credo mi consentirebbe comunque di fare qualche corso o esame con la divisa da Istruttore.

Sarà il destino anche di Pietro?
Lui è un 2003 per cui tra uno o due anni cercherà di diventare maestro. Per il momento si allena con me e mio papà.

Un ottimo sciatore?
Qualche anno fa era davvero bravo. Poi in due anni è esploso. Da 1 e 65 è passato al metro e novanta! A livello di equilibri ha avuto qualche difficoltà. Adesso però sta capendo come adattarsi al suo fisico e ultimamente l’ho visto sciare abbastanza bene. A livello di selezioni non credo avrà troppi problemi.

Golfista anche lui?
L’idea è questa. Oddio, è una delle idee, perché ne ha tante e un po’ confuse, tutto compatibile con l’età! Il fatto è che sembrerebbe predisposto per emergere in qualsiasi sport cui si dedica. Io magari mi impegno più di lui, ma Pietro ha un talento nettamente superiore. Dovresti vederlo giocare a calcio!

Anche Pietro come Alessandro, dimostra di avere ottime qualità sul green

Con due ragazzi così è chiaro ed evidente che la stirpe dei Lorati andrà avanti ancora un bel po’ e sempre su ottimi ritmi. Prenderanno strade diverse probabilmente, ma senza dubbio il comune denominatore resterà sempre lo sci.

La foto di copertina (riportata completa qui sotto)  è stata fatta oggi. Probabilmente Piero non lo ha capito perché l’Alzheimer ti fa vivere in un altro mondo. Di sicuro qualcosa in lui non cambierà mai. L’amore per la famiglia, per la Tecnica e per lo sci. In un certo qual modo rimangono i suoi punti fermi.

Da sinistra, Alessandro, Pietro, Piero e Paolo Lorati. Ovvero la storia infinita della Lorati Family

Ogni tanto si alza dalla sedia, va a fare un giretto in paese e prende quasi sempre la strada che porta verso le piste. Per fortuna Ponte è un piccolo paese, dove davvero si conoscono tutti. Così, chi lo incontra, lo riaccompagna a casa dalla dolce Vittoria, la donna che è al suo fianco da 55 anni. Da quell’amore è partito tutto!
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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.