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L’ambizione di Bruno Faustinelli, portare in Alpi Centrali l’esperienza dello Sci Club Pontedilegno

L’ambizione di Bruno Faustinelli, portare in Alpi Centrali l’esperienza dello Sci Club Pontedilegno.
Bruno Faustinelli, classe ’66 dalignese, doc, ha deciso di candidarsi come consigliere laico per le Alpi Centrali.

Hai detto bene, più dalignese di me ce ne sono pochi. Sono proprio della piazza XXVII settembre di Pontedilegno, la piazza insomma, punto di riferimento del paese, ancor più del ponte!”.

Bruno è Presidente dello storico Sci Club Pontedilegno, 111 anni, dal 2018, recentemente confermato e nella vita fa l’assicuratore, come titolare di un’agenzia del gruppo Sara Assicurazioni a Sondrio.

Tutti i giorni Ponte-Sondrio?
Si può fare, alla fine sono 65 km scarsi, passi dall’Aprica e sei quasi arrivato. D’altra parte è lì che trent’anni fa mio zio iniziò l’attività e che ora sto portando avanti.

Ho detto bene anche che ti candidi?
Ma sì dai, sento che è giunto il momento per fare questo passo. Di provarci, almeno.

Perché, cosa è successo?
Dobbiamo tornare indietro di 10 anni. Premetto che non sono stato chissà quale atleta, tantomeno allenatore o maestro. Da ragazzo mi divertivo più che altro col fondo e il salto, quando ancora a Ponte c’era il trampolino. Ma ero abbastanza scarso. Tuttavia lo sci club è un punto di riferimento importantissimo per chi vive qui, per cui il legame è sempre esistito anche dopo aver smesso di fare sport. Poi, dieci anni fa, quasi per caso, sono stato travolto da una vera e propria passione: l’aspetto mentale nel mondo sportivo. Quello che oggi viene chiamato mental coach.

Sei anche psicologo?
Certo che no. Ho iniziato a frequentare corsi specifici in materia scoprendo un mondo davvero molto interessante. Lo studio e la ricerca mi hanno portato, da mental coach riconosciuto, a riavvicinarmi allo sci club seguendo alcuni atleti della società.

Al punto da diventare Presidente…
Questo è accaduto 4 anni fa. Dopo 35 anni di conduzione Walter Maculotti manifestò la decisione di fermarsi. Era diventato tutto troppo impegnativo e serviva un ricambio generazionale. Così mi ritrovai in un gruppetto di amici creato per costruire il futuro. Inizialmente mi chiesero la disponibilità a dare una mano come Consigliere. In realtà ci stavamo impegnando a costruire un progetto più che pensare alle cariche. Così, proprio per puro caso, quando ci si  trovò a dover prendere una decisione sul candidato Presidente, indicarono me come persona ideale.

E hai accettato subito!
Non ho auto nemmeno la possibilità di pensarci. Sapevo di avere un po’ di tempo da dedicare alla società. Ho scoperto dopo che ne serviva così tanto, ma sai, una volta che ci ho messo il muso dentro ho colto il vero significato di quel particolare fenomeno che tutti chiamano passione. Diventa parte di te, sei travolto dalle idee, dai problemi tecnici. Il rapporto coi genitori, coi tecnici, le istituzioni, i ragazzi…

Qual è la dimensione del Pontedilegno oggi?
245 soci impegnati in tre discipline, sci alpino, fondo e snowboard, numeri cresciuti tantissimo nell’ultimo quadriennio.

Quale strategia hai adottato?
Abbiamo deciso di aprire le porte ai cittadini. Non che prima fossero sbarrate, ma il focus cadeva irrimediabilmente sui local. Così si sono avvicinati molti bergamaschi, bresciani e milanesi. Un progetto decisamente vincente, perché se non avessimo cambiato rotta, oggi, economicamente la società non sarebbe riuscito a stare in piedi. Così siamo passati dai 46 iscritti dello sci alpino del 2018, ai 138 del 2021! Poi, nel 2019, ha giocato anche una seconda mossa, quella di inglobare nel Pontedilegno lo Sci Club Adamello nel quale militavano atleti per lo più di snowboard e fondo. Nello sci nordico i 9 iscritti sono diventati 20, mentre sulla tavola ne abbiamo 17.

Impegnati in tutte le categorie giovanili?
Nel fondo e snowboard fino agli allievi, con lo sci alpino abbracciamo anche i Giovani. L’attività però è blanda, nel senso che non abbiamo una squadra Fis. Gli atleti seguono più che altro la Ski Race Cup. Andiamo poi fieri dei nostri atleti master, gente come Paolo Lorati, Michele Tomasi e tanti altri. Siamo davvero forti!

Torniamo alla tua candidatura: perché?
Come detto, l’esperienza iniziata con lo sci club mi ha aperto un mondo. Un mondo che mi appassiona perché offre stimoli a buttarci dentro la testa in ogni istante. Mi piace studiare, trovare soluzioni, essere propositivo, sperimentare. Non ti nascondo, poi che, in ambito regionale, mi piacerebbe si abbracciassero progetti sull’aspetto mentale. Non mi riferisco agli atleti top, ma a proprio a tutti gli atleti delle categorie giovanili. Ci sono presupposti per fare esperienze positive al di là dei risultati fini a sé stessi, per la loro crescita personale. Insomma, ritengo sia utile parlare di psicologia sportiva non solo quando nasce un’esigenza oggettiva. È importante creare una mentalità ideale fin dall’inizio. Significa porre questo aspetto al centro dell’allenamento, come fosse la preparazione fisica o quella tecnica.

Inoltre, Ponte è un centro di gare molto frequentato. Competizioni organizzate non solo dal nostro sci club ma anche da tante società di tutta la Lombardia, per cui avere un ruolo nel Consiglio permetterebbe alla stazione di ottimizzare molti aspetti organizzativi e di comunicazione.

Generalmente un candidato promette sempre qualcosa: tu cosa metti sul piatto?
Semplicemente me stesso, il mio impegno, le mie conoscenze, la mia disponibilità. Non presento teoremi miracolosi, ma mi metterei al servizio del “comandante” all’interno di una squadra, col medesimo entusiasmo che mi ha accompagnato 4 anni fa alla presidenza del Pontedilegno. Da quel giorno ho imparato tantissime cose. Dinamiche che non si possono nemmeno immaginare fin quando non ti ritrovi dentro alla macchina organizzatrice. Mi metto a disposizione con l’umiltà di chi sa di dover apprendere ancora tante cose, ma di solito imparo velocemente.

Hai individuato qualcosa in cui il Comitato AC dovrebbe migliorare?
Niente di particolarmente inefficiente. Mi sono avvicinato molto alle Alpi Centrali nelle ultime stagioni e devo dire che ho riscontrato sempre un’ottima collaborazione, sia dal punto di vista economico che tecnico-organizzativo. Naturalmente si deve sempre migliorare e credo si possa elaborare un sistema ancora più efficiente per la crescita agonistica degli atleti. Ovvio, il sistema deve partire ancor prima dall’alto, a livello centrale. Si tratta di individuare quegli errori che si possono commettere in qualsiasi percorso intrapreso e trovare soluzioni capaci di eliminarli. Poi accontentare tutti credo sia impossibile. Quello che posso fare io è trasferire alla squadra, con molta umiltà, le mie esperienze.

Si discute molto a livello giovanile proprio della crescita dei bambini…
È proprio una discussione aperta, ed è per questo motivo che sento di poter dare qualche consiglio, dopo l’esperienza vissuto alla guida del Ponte. L’obiettivo è sempre quello, aumentare o quantomeno mantenere l’entusiasmo per lo sci dei bambini. C’è chi sostiene che le gare siano troppe, situazione che limiterebbe il piacere di sciare per puro divertimento dovendo fare i conti solo col cronometro. Poi c’è l’altra campana che disegna un profilo opposto. Io sinceramente sono per il primo disegno, togliere il cronometro ogni tanto penso posa fare solo del bene. Poi dai sedici anni è necessario premere sull’acceleratore. I profili dei club però non sono tutti uguali. Ci sono società molto grandi che adottano una politica non per forza di agonismo estremo. Questo non significa che non abbiano bisogno della vicinanza del Comitato.

Ad esempio per cosa?
Anche solo per offrire linee guida. Introdurre concetti di multidisciplinarità che fino ai 12 -14 anni è secondo me basilare. Credo sia più difficile motivare quelli che non hanno ambizioni di classifica rispetto a quelli forti.

È quello che fai con Pontedilegno?
Da sempre! Il nostro obiettivo principale è quello di creare bravi sciatori. In quest’ottica non andiamo a prendere il ragazzo forte, ma portiamo avanti allo stesso modo anche coloro che non vinceranno mai ma che hanno la possibilità di migliorare sé stessi. Non dimentichiamo che qui esiste una vocazione turistica notevole, per cui, per gli atleti di paese si prospetta la possibilità di diventare maestri di sci, dunque di trovarsi nelle mani una professione.

Nel 2024 ci saranno gli International Master Games…
Le olimpiadi degli Over 30 sono un evento molto importante. La sede centrale sarà proprio qui a Ponte. Poi le gare sono previste anche all’Aprica, Chiavenna, Chiesa Valmalenco e Pellizzano per il salto (trampolino nuovo). Inutile dire che poter dare una mano all’organizzazione dopo due stagioni di esperienza quale consigliere regionale, non può che garantire un lavoro migliore! la cosa però funziona anche al contrario: ritengo possa essere utile portare all’interno del Consiglio del Comitato il punto di vista di chi opera quotidianamente negli sci club. Chi non vive tale realtà spesso non ne conosce le problematiche. O non possiede una visione globale che si rivela utile nella costruzione di qualsiasi progetto sportivo. Il sogno di Bruno Faustinelli Il sogno di Bruno Faustinelli

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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