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Lara Magoni e le prospettive turistiche in Lombardia

Lara Magoni e le prospettive turistiche in Lombardia. Perché Lara presente su un sito sportivo in veste di personalità politica? Perché il mondo dello sci italiano ha un unico rappresentante puro dello sci nel tessuto politico. Ed è proprio Lara, nove anni in Coppa del Mondo negli Anni 90, una vittoria, una piazza d’onore, due terzi posti. Un argento in slalom ai Mondiali di Sestriere ’97, una Coppa Europa nel ’97, due titoli italiani. Nel 2009 inizia la sua attività politica e dal 2013 entra in Regione Lombardia. Dopo aver ricoperto diversi incarichi, il 29 marzo 2018 viene nominata assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda nella Giunta regionale di Attilio Fontana. Senza dimenticare che nel 2018 è eletta Senatrice, incarico che lascia poco dopo per tornare in Regione.

Ebbene, abbiamo voluto intervistarla senza nascondere un lieve imbarazzo. La conosciamo da tantissimi anni, siamo amici di neve, l’abbiamo intervistata certamente in tante occasioni, ma quando aveva gli scarponi ai piedi. Chiederle conto ora, in questo caos assoluto, potrebbe metterla in difficoltà, perché sappiamo benissimo che risposte chiare e decise non potrà darcele.

Così è nato un botta e risposta inconsueto. Senza un vero e proprio intervistatore che indossa l’abito da giornalista per incalzare un’autorità politica. E come tale deve essere interpretato questo momento. Perché abbiamo voluto che Lara ci trasferisse soprattutto le sue sensazioni, laddove la materia non poteva essere di sua competenza tecnica. Quindi la telefonata non inizia con “Buongiorno Assessore Magoni“, ma con “Ciao Lara…

Indimenticabile immagine del podio dello slalom Mondiale di Sestriere 1997. Quando Deborah Compagnoni vinse oro davanti a Lara Magoni

È proprio così. In questo clima di totale incertezza e di grande difficoltà tutti cercano risposte chiare. Soprattutto nell’interpretazione dei provvedimenti e delle misure adottate. Se guardiamo la Cina, la risoluzione del problema ancora non c’è. Perché il contagio avviene attraverso i movimenti. Ed essendo la nostra società in mobilità con la necessità di lavorare e quindi di spostarsi, non si riesce a fermare il contagio. Il problema è proprio questo. Ed è ciò che preoccupa maggiormente i tavoli di mia competenza, ovvero quelli del turismo. Sia a livello regionale che nazionale, dove nascono alcune proposte che destano perplessità. Lasciamo perdere nord e sud, destra e sinistra, quando una regione propone il patentino di buona salute per entrare a casa sua, capisci che la situazione è alquanto grave?”

Riguardo a Regione Lombardia, quanto c’è in cassa per salvaguardare il settore turistico?
Nessuna Regione italiana, dinnanzi a questa sciagura, ha la forza economica per salvare l’intero settore del turismo.

Cosa intendi per salvare?
Per dirla semplice, programmare azioni e adottare strumenti per mettere in sicurezza il sistema. Vale a dire tutti i 56.000 pubblici esercizi, i 3.000 hotel, le 2.000 agenzie di viaggio, le 7.000 strutture ricettive non alberghiere, le numerose soluzioni abitative per soggiorni turistici brevi e i tanti operatori, come le guide turistiche, che rendono il nostro territorio più attrattivo. La Regione non può prendersi carico della sopravvivenza dell’intera filiera. Mi conosci, non sono capace di fare giri di parole, non basterebbero le risorse..

Ma la Lombardia non è la Regione più ricca d’Italia?
Certo che lo è, ma anche per una Regione che fino allo scorso febbraio produceva il 23% del Pil nazionale ed è conosciuta in tutto il mondo per le sue eccellenze e l’alto livello del suo tessuto economico non è possibile immaginare di avere risorse per tutti, non dimentichiamoci che il turismo è il settore più colpito in assoluto, ma la crisi è estesa anche a tutti gli altri settori.  Oggi però la Lombardia è la più martoriata in assoluto. Il numero delle persone decedute in tutta Italia non raggiunge quello registrato in Lombardia. Di conseguenza l’emergenza sanitaria che abbiamo dovuto affrontare è di proporzioni inimmaginabili. E non è certo finita qui. Le risorse pertanto, ora sono concentrate tutte lì.

Quindi nessuna strategia all’orizzonte per aiutare il turismo?
Tra le numerose questioni che dobbiamo affrontare c’è anche quella della reputazione che bisogna recuperare a livello nazionale e internazionale. Regione Lombardia è presa da esempio in tutto il mondo come lo è stata Wuhan all’inizio dell’epidemia. Dunque devo lavorare per recuperare un’immagine e non sarà semplice. Si tenga conto che Milano negli ultimi anni ha moltiplicato i suoi flussi turistici, se prima era nota solo come potenza economica, la città del lavoro, oggi è la terza città turistica italiana dopo Roma e Venezia. Rafforzata anche dai laghi e dalle montagne. Ed è proprio in questi due ambienti che si concentreranno i nostri maggiori sforzi.

Pensi che la gente sarà incentivata a frequentare laghi e montagne lombarde?
Assolutamente sì. E per riprendere la domanda iniziale, la nostra strategia sarà precisa. Invece di puntare su un evento o un prodotto o un’offerta turistica, punteremo su esperienze turistiche che garantiscano il rispetto delle misure di distanziamento. La priorità è la sicurezza sanitaria.

E prendere il toro per le corna…
Se vuoi sì. Intendo che dobbiamo sviluppare il turismo attorno a questo maledetto virus che ci toglie il respiro. Condizionati da questo, le persone – e di questo ne sono certa – rivaluteranno l’opportunità di trascorrere l’estate e l’autunno sulle nostre montagne e sui laghi, magari riaprendo le numerose seconde case. Credo che Regione Lombardia potrà rialzarsi, in un certo qual modo, se i quasi 11 milioni di lombardi decideranno di fare le loro vacanze, brevissime o lunghe che siano, all’interno della nostra splendida regione.

Dobbiamo dunque imparare a conviverci…
Esatto. E sono convinta che la montagna e i laghi, rispetto al mare, siano favoriti. Difficilmente si formano assembramenti. Credo che la maggior parte delle persone abbia capito che sarà necessario comportarsi in maniera diversa. Qualcuno, purtroppo, anche sulla propria pelle. È necessario basarsi sul distanziamento sociale. Credo sia una delle poche opportunità per fare le vacanze.

E gli alberghi?
Siamo in attesa di ricevere un protocollo igienico sanitario per poter riaprire l’attività. Ad oggi non abbiamo indicazioni certe, queste devono arrivare a livello centrale. Capisco bene la difficoltà dei gestori delle strutture ricettive, è molto complesso riaprire una struttura, che per le sue caratteristiche è diversa da qualsiasi altra azienda, dove si verificano meno contatti sia tra il personale sia tra quest’ultimo e la clientela, senza un protocollo adeguato che però non stravolga completamente il concetto di accoglienza.

Già, l’accoglienza…
Stiamo lavorando molto proprio su questo punto, ma oggi ci è precluso persino il sorriso.

I protocolli da seguire saranno complicati…
Al punto che non tutti potranno seguirli. E saranno costretti a rimanere chiusi. Stesso discorso per i ristoranti. Tutti abbiamo già sentito quali potrebbero essere le soluzioni, a cominciare dai pannelli in plexiglass fino alla riduzione importante del numero degli ospiti nelle varie strutture. Questo mi preoccupa molto. Guarda, te lo dice una bergamasca, quindi… però dobbiamo lavorare per scongiurare la possibilità che le strutture ricettive vengano trasformate in ospedali.

Più facile per i grandi alberghi…
Dei 3000 hotel lombardi solo il 10 per centro hanno 4 stelle. Escludendo le grandi catene, la maggior parte sono strutture medio/piccole a gestione familiare. Soprattutto in montagna. Pensa a Bormio dove molti alberghi portano il nome del proprietario. Dove la gestione si tramanda di generazione in generazione e gli investimenti per la riqualificazione sono degli immani sacrifici per l’intera famiglia.

A proposito, chi aveva in programma piani di ristrutturazione?
Guarda, avevo messo in campo una misura da 17 milioni di euro proprio per favorire questi progetti. Ho congelato la delibera dal momento della chiusura delle strutture ricettive.  Per fronteggiare questa emergenza serve liquidità e quindi bisogna dare precedenza alle priorità assolute, in primis alla sopravvivenza della filiera del turismo.

Aiuti dal Governo?
Mi conosci, sono una bergamasca e non mi tiro mai indietro. Ho inviato al Ministro Franceschini una lettera con la richiesta di riconoscimento dello stato di crisi per il turismo. È l’unico mezzo che consente di avere risorse a fondo perduto.

E la risposta…
Ha rifiutato la mia richiesta e anche quella di tutte le altre Regioni dicendo che oggi tutte le misure adottate dal Governo sono già attuate con strumenti di emergenza.

Sì, abbiamo però visto quali sono i termini e le difficoltà per ottenerli…
Ti danno dieci ma ne devi restituirne 15. È un invito ad annegare. E questo coinvolge ogni ambito, dalle partite iva ai parrucchieri, non soltanto il turismo. Che è il mio settore e so che la filiera di riferimento è gigantesca.

Però non posso credere che il Governo liquidi la questione turismo con i prestiti con le identiche modalità di chiunque
Ok, chiariamo dove sono le risorse. Tutte le Regioni stanno facendo pressioni presso il Ministro Franceschini affinché, nella prossima manovra, vengano riconosciuti interventi specifici e strutturati per il settore del turismo. Che, ripeto, vale il 13% del Pil nazionale. Questo perché, nel decreto Cura Italia, non è stato riservato nemmeno un centesimo. Quello che gli Assessori regionali chiedono al Governo è l’istituzione di una misura dedicata.

Un’immagine di Bormio con il vestito estivo

Tu hai inviato tale richiesta?
La mia prima lettera è partita circa un mese fa, in questi giorni invierò la seconda. Abbiamo chiesto al Ministro Franceschini di farsi portavoce in Europa per un Fondo destinato esclusivamente al turismo.

Mettiamo che giri a nostro favore e che vengano stanziati questi fondi, come li utilizzeresti?
Li metterei in campo per il sistema turistico. Da considerare che sto cercando il modo per facilitare l’approvvigionamento degli strumenti necessari all’apertura degli esercizi. Ma a parte questo, penso a quegli hotel, ristoranti, bar o rifugi che hanno investito per rendere più accoglienti i locali proprio in vista dell’estate. Molti di questi, senza aiuti, rischiano più di altri la chiusura. Pensa a chi ha un’attività, anche piccola, sul lago e che quindi lavora principalmente 6 mesi. Se deve pagare il mutuo per pagare magari il bancone nuovo e il suo volume di affari crolla, stai pur sicuro che è costretto a tirare giù la saracinesca.

L’inverno come lo vedi?
Domanda tremenda. Senti, fammi cercare tra i mille problemi se c’è qualcosa di positivo. Trovato! Non si usa l’aria condizionata, che, ci hanno detto, essere un pericoloso diffusore di virus. Per entrare nel dettaglio è però ancora presto. Anche in questo caso ne ho sentite di tutti i colori e non mi piace dire baggianate. Se devo fare la somma di queste voci, io credo che in autunno la situazione sarà ben definita. Non credo che qualcuno oggi possa dire quando e come riapriranno gli impianti. Sono comunque positiva, perché, mi ripeto, la montagna, tra le destinazioni turistiche, è il luogo più sicuro. Ovviamente prendendo le dovute precauzioni di distanziamento sociale. Ti dirò di più. Credo che proprio la montagna, il prossimo inverno, sarà la prima destinazione in grado di dare segnali positivi di  una “nuova normalità”.

Lo Stelvio quest’estate?
Mi chiedi troppo. Dipende dalle regole che verranno decise dal Ministro delle infrastrutture Paola De Micheli. Gli impianti di risalita sono considerati mezzi di trasporto. Per il trasporto cittadino si sta prevedendo di ridurre al 50% la capienza. Poi bisogna vedere le specificità dell’impianto e non da ultimo le problematiche che deve sostenere la proprietà in previsione di una diminuzione sostanziale dei flussi.

Chiudo con un’immagine che in un certo senso mi fa sorridere. Come rimpiango quelle salite in funivia allo Stelvio, quando salivamo stracarichi tra sci e zaini, uno pigiato all’altro! Spero tanto che torni al più presto quella situazione così scomoda!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.